Chiudere, chiudere tutto. E prima di chiudere, spegnere le luci. Matteo Renzi non blinda solo il suo ufficio del Nazareno con porta rinforzata e videocamera di sicurezza. Lascia fuori, serra le porte e disattiva lo streaming anche per la direzione del Partito Democratico. Sarà un appuntamento al buio per il “Parlamentino” del partito perché parteciperanno quei poco più di cento dirigenti che ne hanno diritto, ma per la prima volta da quando Renzi è segretario che non ci sarà la trasmissione in diretta, seguita di solito da giornalisti e militanti. In realtà è la seconda perché era accaduto anche per il bilancio (in rosso), ma in quel caso è prassi.

Non è chiaro se questa decisione varrà anche per le prossime riunioni della direzione. Di sicuro per questa il motivo è chiaro: sarà la prima occasione dopo la sconfitta elettorale alle Amministrative in cui il segretario dovrà affrontare non solo la minoranza del partito, ma anche parte della “sua” maggioranza interna. E’ prevedibile che vengano fuori critiche per com’è stato gestito il partito sul territorio, fino a ora, e sulla necessità di un cambio di passo, come l’ha chiamato Walter Veltroni. Per esempio Dario Franceschini che nelle settimane scorse si è scontrato – chiedendo una riflessione dopo il voto deludente nelle città – con tutte le personalità più vicine a Renzi: da Lorenzo Guerini al ministro Luca Lotti. Ma non solo: è in corso la discussione – che divide anche il Pd – sulle alleanze. Un dibattito che Renzi rifiuta, da giorni, ma che dentro il partito trova terreno fertile: Andrea Orlando e la sua corrente ribadiscono che se ci fosse l’ipotesi delle larghe intese con Forza Italia, si dovrà passare da un referendum tra gli iscritti; ma nei giorni scorsi anche la ministra Marianna Madia – di solito ultraleale con Renzi – ha detto più volte che se bisogna scegliere tra Berlusconi e Pisapia la sua risposta si dirige senza dubbio verso l’ex sindaco di Milano.

Ma tutto questo dibattito non sarà pubblico. Renzi non vuole che un confronto aperto del quale giornali e avversari possano approfittare. Il segretario sta facendo di tutto, in ogni caso, per evitare lo scontro. La parola d’ordine è mettere da una parte la conversazione sulle alleanze, dare messaggi positivi, rilanciare il “dialogo sociale”. Evitare, insomma, il tormentone estivo del “Pisapia sì, Pisapia no“. Matteo Renzi non ha alcuna intenzione di aprire fronti polemici a meno che non finirà nel mirino ma chiederà a tutti di concentrarsi sul rilancio del partito, da un lato, e sul programma del Pd in vista delle politiche. Programma che, nel libro “Avanti”, in uscita il 12, l’ex presidente del Consiglio arricchirà di nuovi spunti, come, nel capitolo sull’immigrazione, un ragionamento che va dallo ius soli al numero chiuso sugli accessi. Un passaggio delicatissimo per il principale partito della sinistra italiana.

Il leader chiederà, in vista dei congressi provinciali d’autunno, di lavorare per il “rinnovamento“. Con l’obiettivo di immettere linfa nuova quando si tratterà di comporre le liste per le politiche. Ma è soprattutto all’alfabeto per la nuova campagna elettorale che l’ex premier sta lavorando. Qualche anticipazione si avrà già nel suo libro, che, dopo una serie di rinvii, uscirà la prossima settimana: 240 pagine in cui Renzi ripercorrerà soddisfazioni ed errori dell’esperienza a Palazzo Chigi. L’ex capo del governo si toglierà qualche sassolino verso gli avversari politici ma, come annuncia la quarta di copertina, rilancerà “l’azione politica del Pd a tutto campo”. Riprendendo alcuni temi già accennati in passato, come il ritorno ai parametri di Maastricht e il quoziente familiare, ma lanciando anche nuovi messaggi.

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