Ingredienti per 4 persone

– 2 manioca
– 150 g di Roquefort
– semoa di grano duro
– acqua fredda
– pangrattato
– germoglia misti a piacimento
– salsa piccante di prugna umeboshi
– sale fino
– olio di semi d’arachide

Sbuccio accuratamente la manioca ed elimino l’anima interna legnosa. Taglio a cubetti e sbollento per 15 minuti in acqua leggermente salata.

Scolo e schiaccio con una forchetta (o se vi viene più comodo, vada di passapatate) ottenendo una massa molto compatta ed estremamente collosa.

Quando il tutto si è raffreddato, creo delle palle in cui pratico un buco col pollice di una delle due mani – ovviamente, quella che non tiene la sfera – e inserisco il Roquefort tagliato a cubetti. Chiudo bene affinché non sporga nessun angolo del formaggio.

Preparo la panatura. Ho smesso di usare l’uovo da un pezzo per mero gusto personale e per ottenere un fritto ancora più croccante, faccio quindi una pastella con semola di grano duro e acqua fredda – sulle proporzioni vado a occhio finché non ottengo un amalgama molto denso, simile a quella delle crepes.

Immergo le crocchette prima nella pastella, poi le passo nel pan grattato.

Per la frittura, olio di semi d’arachidi – se vi è possibile, monitorate la temperatura con un termometro a sonda, che stia sempre intorno i 180° – e successivamente ad asciugare in carta assorbente per fritti.

Condisco poi con un cucchiaio di salsa umeboshi – che si ricava da prugne giapponesi fermentate e si nei negozietti etnici o in quelli biologici – che è molto sapida e basta poco per condire. Qualche germoglio su – oppure un’insalata di soncino e cipollotto condita con la salsa di umeboshi – e tante cose papillogustative belle.

Stay tuna

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