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Il Var (non) cambia la Serie A: la Juve vince comunque, con o senza aiutini

FATTO FOOTBALL CLUB - Sono bastati 39 minuti di moviola in campo per cambiare 120 anni di storia del calcio italiano. Rigore netto non dato contro i bianconeri, moviola in campo e rigore assegnato: una rivoluzione. Ma Buffon ha parato. E pure i nostalgici del processo del lunedì sono tranquilli: la tecnologia non ha cancellato le polemiche
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Sono bastati 39 minuti di Var per cambiare 120 anni di storia del calcio italiano. Rigore netto non dato contro la Juventus, moviola in campo e rigore assegnato: una rivoluzione. Non è cambiato il finale della storia, però: Buffon quel rigore l’ha parato. La Juve ha vinto comunque: di più, ha stravinto. E stavolta senza neanche “rubare”, come direbbero i tifosi avversari. Insomma, chi si aspettava che l’introduzione della tecnologia sconvolgesse gli equilibri del campionato un po’ come aveva fatto il sorteggio (semi) integrale degli arbitri adottato nell’unica stagione del 1984/85 (passata agli annali per il miracoloso scudetto del Verona), è rimasto deluso. Almeno per ora.

È stato davvero simbolico, però, che l’esordio del Video Assistant Referee sia stato durante Juventus-Cagliari: ovvero il debutto dei bianconeri con la solita provinciale mandata al mattatoio contro i pluricampioni d’Italia. Il più classico dei testacoda, la partita-tipo in cui la corazzata favorita ha sempre beneficiato dell’aiutino inconsapevole (e il più delle volte ininfluente) frutto della rinomata sudditanza psicologica. E così era stato pure quest’anno: quando verso la fine del primo tempo e con una partita già indirizzata verso il risultato più scontato, Alex Sandro ha sgambettato in maniera abbastanza evidente l’attaccante avversario Cop, l’arbitro il rigore non l’aveva fischiato. Perché l’istinto è quasi sempre quello lì: “in dubbio pro Juve”. Stavolta con una differenza, però: c’era la moviola in campo. E il direttore di gara Maresca, impeccabile nell’utilizzo dell’aiuto tecnologico, ha potuto rimediare al suo errore.

In una prima giornata in cui tutte le big hanno vinto in maniera più o meno agevole, rinviando almeno di una settimana i primi giudizi frettolosi e sempre inattendibili, l’introduzione della moviola in campo è senza dubbio la vera novità dell’inizio del nuovo campionato: invocata per anni come la soluzione a tutti i mali del calcio italico, è finalmente realtà. E forse è davvero la rivoluzione che si pensava (e di cui, se le cose andranno bene fino in fondo, bisognerà dar merito al presidente della Figc Carlo Tavecchio, che ha spinto come mai nessuno prima di lui per questo esperimento). Già l’esordio della nuova stagione ha dimostrato che l’aiuto della tecnologia può solo fare bene alla Serie A.

Tranquilli pure i nostalgici del processo del lunedì. Si è lamentata la Fiorentina che ha subito un rigore e ne ha reclamato un altro (entrambi dubbi) contro l’Inter, ha protestato il Torino che si è visto annullare un gol per fuorigioco inesistente. La moviola in campo non cancellerà le polemiche. Ma (purché utilizzata a dovere, e questo è un credito di fiducia da non disperdere) è l’antidoto per tutti i veleni: basta vedere la serenità con cui giocatori e tifosi hanno accettato le decisioni avverse, dopo il consulto della tecnologia. Oggi sono tutti più contenti di ieri. Persino e soprattutto la Juventus, che alla sua prima applicazione ha potuto dimostrare la validità del teorema sostenuto per anni: loro vincono con o senza aiutini, perché Buffon ha parato anche il rigore assegnato dal Var. Parerà anche il prossimo?

Twitter: @lVendemiale

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