Un mese e mezzo per avere una risposta dalla Commissione europea sulle rivelazioni dell’inchiesta pubblicata nei giorni scorsi dall’Associated Press in cui si parla di un accordo tra le milizie libiche implicate nella tratta di “migranti” e il governo italiano per fermare le partenze e gli sbarchi.

I presunti accordi tra governo libico e milizie implicate nel traffico di essere umani per impedire ai migranti di attraversare il Mediterraneo arrivano all’attenzione della Commissione europea, interpellata anche su “quali misure intenda assumere per assicurare che i fondi Ue non finiscano nelle mani di milizie che gestiscono il traffico di esseri umani”. L’interrogazione è stata depositata ieri per iniziativa dell’europarlamentare di Possibile Elly Schlein, relatrice della riforma del regolamento di Dublino per il gruppo dei Socialisti e Democratici, insieme ai colleghi Sergio Cofferati e la portoghese Ana Gomes, Barbara Spinelli, Eleonora Forenza, la tedesca Cornelia Ernst e la francese Marie-Christine Vergiat della Sinistra Unitaria Europea e, dai Verdi, l’olandese Judith Sargentini. Un fronte cui si sono aggiunti europarlamentari da molti altri paesi: Ska Keller, copresidente del Gruppo dei Verdi, per S&D Cécile Kyenge, Massimo Paolucci, Flavio Zanonato, lo spagnolo Juan Fernando Lopez Aguilar, la belga Kathleen Van Brempt, Dietmar Köster e Brigit Sippel dalla Germania, Tanja Fajon dalla Slovenia e la britannica Julie Ward, insieme ai Verdi Ernest Urtasun (Spagna), Ulrike Lunacek (Austria), Eva Joly (Francia). Il responso arriverà tra cinque-sei settimane, il tempo standard che si prende la Commissione per rispondere alle interrogazioni scritte degli europarlamentari. In Italia anche Pippo Civati di Possibile e il capogruppo di Sinistra Italiana-Possibile Giulio Marcon hanno chiesto al ministro dell’Interno Marco Minniti e al premier Gentiloni di riferire in Parlamento.

“Vogliamo sapere dalla Commissione se, in caso di conferme delle rivelazioni dell’inchiesta” , sospenderà i finanziamenti al governo libico, per evitare che fondi europei finiscano nelle mani di chi gestiva il traffico di esseri umani”, dice Elly Schlein. “La Commissione e il Consiglio stanno sostenendo significativamente la Libia: supporto economico, tecnico, progetti di training,”, spiega Schlein a ilfattoquotidiano.it. Quel sostegno, si legge nell’interrogazione, viene fornito anche “attraverso il Fondo fiduciario di emergenza per l’Africa e con un progetto finanziato con 46 milioni di euro destinato a formare la Guardia costiera della Libia, rafforzare le sue frontiere e migliorare le condizioni per i migranti detenuti nei centri”. “Da qualche tempo si celebra a reti unificate il successo della linea Minniti”, aggiunge l’europarlamentare di Possibile. “Ma l’Italia e Minniti stanno solo facendo i compiti, eseguendo ciò su cui da mesi spingono il Consiglio europeo e la Commissione”, tuona Schlein. Una storia che parte da lontano: “Era tutto già scritto da mesi. Già dalla Malta Declaration del vertice di febbraio scorso”. Dal punto 5 in poi, nel documento, si parla di “sforzi per stabilizzare la Libia”, della necessità di “capacity building”. “E si legge chiaramente della necessità di cooperare con le comunità regionali e locali, soprattutto nell’area costiera e lungo le rotte migratorie”, insieme a quella di “migliorare le condizioni di accoglienza nei centri in Libia”. L’Italia  sta eseguendo “la strategia di esternalizzazione delle frontiere e delle responsabilità europee”.

“Se Minniti dice che sui diritti umani si gioca tutto, allora sta perdendo”, chiosa Elly Schlein. “Stiamo rimandando le persone in luoghi dove sono tortura, stupri e ogni violenza di sorta sono quotidiani. Sono certa che notizie delle testimonianze arrivino anche al ministero degli Interni”. Il fronte della sinistra rilancia proprio la relocation “rimasta al palo”. E poi c’è la riforma di Dublino: “Stiamo negoziando e dovremmo avere novità dal parlamento europeo entro fine anno”, conclude la parlamentare europea.

Il documento

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