Giampaolo Matrone è un superstite della tragedia dell’hotel Rigopiano. Nell’incidente ha perso la moglie ed è rimasto invalido, non muove più la mano destra e cammina a fatica. Adesso il prefetto di Pescara, Francesco Provolo, lo ha segnalato alla Procura. “Un atto vile, rido per non piangere”. Il prefetto contesta a Matrone di “aver destabilizzato l’ambiente e i funzionari” della prefettura quando il 18 gennaio Matrone si presentò al palazzo prefettizio per chiedere chiarimenti alla funzionaria che prese la telefonata di Quintino Marcella, il primo a lanciare l’allarme. “È successa una cosa molto grave, dovete mandare un elicottero“. Ma non era stato creduto. La macchina dei soccorsi si attivò soltanto due ore e mezza più tardi.

Un cortocircuito che Matrone ha denunciato dopo aver ricevuto la nota del prefetto: “Ci si aspetterebbe che l’istituzione che rappresenta lo Stato nel territorio spieghi il proprio operato ai cittadini, mentre qui si arriva al punto che chi chiede spiegazioni rischia di essere segnalato alla magistratura”. La lettera, secondo il sopravvissuto, somiglia più che a una segnalazione a un “invito ai magistrati ad aprire un procedimento per l’accaduto, sarebbe qualcosa di davvero clamoroso”. Una scelta che è motivata soltanto dalla “paura delle indagini“. “Se hanno assunto questa iniziativa – continua Matrone – significa che hanno paura delle indagini. I regolamenti individuano nel prefetto il cardine della struttura di comando in caso di calamità naturale. A lui spetterebbe anche l’attuazione del Piano d’intervento della protezione civile, documento che a quanto pare fantasma in prefettura. Più che adoperarsi per sterili iniziative contro la mia persona – conclude Matrone – Gli consiglierei di dimostrare la sua non imputabilità oggettiva sotto questo ed altri aspetti”.

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