Lo scorso fine settimana, prima con un box sul Fatto cartaceo, poi con un pezzo più ampio su ilfattoquotidiano.it, chi scrive ha raccontato uno sgradevole episodio verificatosi nella tarda serata di venerdì 3 novembre a Palermo, in un ristorante del centro. Assieme a due colleghi, Mario Ajello del Messaggero e Gabriella Cerami dell’Huffington Post, mi sono recato nel locale per cenare dopo il comizio di Beppe Grillo e di alcuni parlamentari in piazza Verdi. E pochi minuti dopo, come preannunciatoci dal proprietario, nel ristorante sono arrivati proprio Grillo e gli eletti del Movimento, che hanno reagito con evidente fastidio alla presenza dei tre cronisti. Una reazione che ha spinto i giornalisti a lasciare il locale, per non far perdere 20 coperti al proprietario, e anche come reazione a un atteggiamento poco cordiale dei politici. Il resto, nei dettagli, è scritto nei miei due pezzi. In cui si evidenziano almeno tre elementi. Il primo, è la reazione di Luigi Di Maio: “Il più agitato è Di Maio, che scandisce: ‘Non possiamo mangiare qui, o noi o loro”. Il secondo, è l’atteggiamento del ristoratore, “che se ne resta zitto”, ma che in un post su Facebook, pubblicato sabato notte, preciserà di essere uscito dal locale per un po’, “perché davanti al ristorante si era formato un capannello di curiosi” dopo l’arrivo di Grillo. Quindi ammettendo di non aver assistito a tutta la scena. “Io, in fede, non sono stato testimone di alcun alterco e di nessun ultimatum o minaccia” aggiungerà inoltre.

Minacce e alterchi di cui però nessuno ha parlato o scritto. Quello di cui il Fatto ha scritto per due volte è il comportamento “sopra le righe” dei 5Stelle, una mancanza di “buona creanza”. Evidente non solo ai cronisti, visto che il responsabile della Comunicazione Rocco Casalino ha provato a mediare con i suoi eletti (“Hanno già finito di scrivere”), prendendosi una risposta stizzita da Di Maio. Non solo: a un sms da me inviatogli alle 23.32, subito dopo essere uscito dal ristorante, Casalino ha risposto scusandosi, e attribuendo l’episodio alla “stanchezza e allo stress” dei parlamentari per la campagna elettorale. Risposta anche comprensibile, che stride però con il post violento, in stile gogna, di oggi, come se non ne vedevano da tempo sul blog di Grillo. Ma la mia versione era ed è rimasta quella scritta sul Fatto, come ho ribadito per telefono a un programma televisivo. Tutto il resto, a partire dagli insulti che sto ricevendo, talvolta violentissimi, è rumore di fondo.

L’INTERVENTO DEL DIRETTORE DEL FATTO – Checchè ne dicano il Movimento 5Stelle e il blog di Grillo, Il Fatto Quotidiano non pubblica fake news. Ci capita di sbagliare, come a tutti, nel qual caso rettifichiamo, diamo diritto di replica e ci scusiamo. Ma non è questo il caso, visto che non abbiamo nulla da smentire a quanto ha scritto Luca De Carolis, testimone e anzi coprotagonista dei fatti, oltrechè cronista attento e  scrupoloso. Che mai ha affermato di essere stato cacciato da quel ristorante. E al quale va l’affettuosa  solidarietà della direzione e della redazione del Fatto per gli insulti che si sta prendendo dai soliti “webeti”. 
Marco Travaglio

In serata anche Gabriella Cerami dell’Huffington post ha confermato la ricostruzione e pubblicato gli screenshot dei messaggi scambiati con il responsabile della comunicazione M5s al Senato Rocco Casalino.

 

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