In questi lunghi mesi di silenzio, per motivi di salute, ma principalmente per ragioni di dignità politica e civile, ho ricevuto moltissime e-mail che m’invitavano a commentare la cronaca politica, cui però ho sempre resistito. Ho mantenuto solo l’impegno fisso, quindicinale, che da quasi un decennio ho su la Repubblica/Il Lavoro, edizione ligure, su temi genovesi o liguri, ma spesso spaziando anche a livello nazionale e oltre. Pezzi peraltro apprezzati, se sono richiesti anche all’estero. Non voglio inseguire la cronaca di una situazione socio-politica demenziale in cui il sopra diventa sotto, il passato non esiste, il futuro è solo promesso e in politica danzano nani e ballerine, marpioni e finti giovani, falsari accreditati e falsi garantiti. Guardo con distacco lo scenario che è davanti a noi, non fermandomi alla polvere superficiale, ma cercando di andare in profondità per vedere se vi sono coordinate che possono guidare un pensiero.

Comincio dai giornali e dai «media» in generale, in primo luogo la Tv, pubblica e privata. Nella quasi totalità, escluso il Fatto quotidiano che, non prendendo finanziamenti pubblici, rischia ogni giorno il giudizio dei suoi lettori che ogni mattina si recano in edicola, la maggior parte dei «mass-media» si dividono in «padronali» per natura e proprietà e pubblici per finta e per copertura. Nessuno fa più indagini, verifiche, ricerche, ma sono diventati la cinghie di trasmissioni delle veline da cui dipendono o a cui hanno fatto voto di «servitù volontaria». L’esempio di Milena Gabanelli che la Rai si lascia scappare o che induce fortemente ad andarsene e il Berluska «intervistato» (???) da Fabio Fazio che si presta per obbedienza a fargli da cassa di risonanza, senza porre alcuna domanda sulle stragi di cui è accusato lui e Dell’Utri o sul disonore di essere decaduto anche da cavaliere, ne sono ampi esempi di degrado irreversibile.

Matteo Renzi ha riaperto la Leopoldina, in tono minore, cui hanno fatto da contrappeso le urla dello «statino di Rignano» che, non sapendo parlare, urla sempre come un forsennato quasi volesse rassicurarsi di essere stato capace di avere convinto.

Codesto «personaggetto» continua a essere definito «leader del centrosinistra», ma senza mai una dimostrazione che lo sia, per il semplice fatto che non lo è mai stato, per indole personale e per incapacità strutturale (tranne le Europee del 2014 avendo perso tutte le altre a seguire, tutte, compreso il paesello natale, Rignano, dimezzando il Pd ai minimi assoluti). Facciamo il punto.

Aveva spergiurato in Tv (prove registrate) che se avesse perso il referendum sulla Costituzione si sarebbe ritirato «dalla politica» e ne aveva fatto un punto di orgoglio. Con lui anche la contessa Elena Maria Boschi degli Etruria: idem come sopra. Costoro pur di varare una legge elettorale contro il M5S, ne hanno messo al mondo una che li rade al suolo: eccesso di zelo o demenza politica? Risultato: con ogni probabilità spianano la strada a Berlusconi, fatto e rifatto nel resort di Merano, perché l’impalcatura di ceroni, cerotti e imbalsamatura da mummia che lo sostengono, hanno bisogno, a loro volta di restauro quasi settimanale.

Può essere leader uno che non mantiene un giuramento pubblico e solenne? Come prendere sul serio la contessa Boschi degli Etruria che pare si presenterà nelle liste bloccate (elezione sicura) in Umbria, o Ercolano o in Calabria e non nella sua Arezzo-Laterina? Sono questi i capi del Pd? Auguri, specialmente a quella base che fa finta di nulla e plaude questa indecenza che ha portato l’Italia ad un livello da suburra e guida il Pd a scomparire. Specularmente, dall’altra parte (si fa per dire!!!) c’è un pregiudicato, condannato in via definitiva dalla Cassazione perché ha frodato gli italiani per 280 milioni di euro di fondi neri, ma condannato solo per 7,3 milioni (2002-2003) non caduti in prescrizione per le leggi fatte da lui medesimo, ma sbagliando anche i conti: furbo, lui!). Può essere costui un leader?

Paradosso italiano. Una parte di quelli che sono stati derubati lo vorrebbero votare e rimandare al governo: come invitare a pranzo un ladro colto sul fatto. Salvini e Meloni che invocano la pena di morte «in casa» per i ladri, invitano il Berlusconi a pranzo a casa loro, lasciandolo libero. Auguri, brava gente! Non solo, Berlusconi dichiara Marcello Dell’Utri, in carcere per mafia, dopo tre gradi di giudizio e con lui accusato per le bombe del 1993, «prigioniero politico»: in uno Stato normale non sarebbe applaudito, ma rinchiuso. È questo il futuro che si vuole? La Sicilia ha fatto da apripista: inquisiti, adiacenti a mafia e malaffare eletti con plebiscito di voti segnano la fine non solo morale, ma anche economica della Sicilia che dovrebbe essere tutta commissariata per i prossimi 100 anni e privata dei diritti politici perché un popolo che si vende per meno di un piatto di ceci deve essere rimandato a scuola elementare per imparare i rudimenti della dignità sociale e civile. È probabile che l’esperimento «Sicilia» si ripeta alle Politiche, con qualche variabile. Prepariamoci al principio della disonestà al potere come norma.

Nessuno mi dica: «Ma Bersani… D’Alema… M5S…», perché in questa mia riflessione ho voluto scrivere solo quello che ho scritto e nient’altro. Verranno altri giorni per pensare agli altri capitoletti della cronaca che oggi c’è e domani scompare come l’erba del campo.

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