Besart Imeri, 25 anni, disocuppato e in cura per problemi psichiatrici, ora è in stato di fermo. Ha reso dichiarazioni spontanee, anche se in modo confuso e frammentario, che secondo fonti inquirenti rappresentano una “confessione esauriente” per l’omicidio del figlio Hamid di 5 anni a Cupramontana (Ancona). Per questo il pm di Ancona Valentina Bavai ha chiesto al gip la convalida del fermo per omicidio volontario aggravato dai vincoli di parentela. Al momento non viene contestata la premeditazione. La Procura non esclude turbe psichiche alla base del gesto: l’uomo, di origine macedone, è in cura da qualche tempo per problemi psichiatrici. Secondo la prima ricostruzione, avrebbe strozzato o soffocato a mani nude il bambino nella sua Toyota Yaris, subito dopo essere usciti di casa per una passeggiata. Durante l’interrogatorio, il 25enne non sarebbe riuscito a spiegare il contesto nel quale è avvenuta l’aggressione, forse preceduta da un capriccio del piccolo.

È stato ascoltato per tutta la notte dal pm nella locale caserma dei carabinieri e all’arrivo del suo legale, avvocato Raffaele Sebastianelli, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ora è rinchiuso nel carcere di Montacuto dove il suo legale lo incontrerà nei prossimi giorni. Con ogni probabilità la difesa chiederà accertamenti anche di tipo psichiatrico. L’interrogatorio di garanzia si terrà domenica. Il giovane uomo soffriva di depressione ed era alle prese con frequenti sbalzi d’umore, negli ultimi mesi, in particolare dopo aver perso il lavoro. Nulla faceva immaginare però, secondo le testimonianze raccolte dai carabinieri, una tragedia come quella di ieri. “Sapevo che avevano difficoltà a pagare l’affitto, ma da qui a immaginare una tragedia del genere – dice il sindaco di Cupramontana Luigi Cerioni – non avevano fatto richiesta di assistenza“. Oltre al padre Besart Imeri e al piccolo Hamid, ci sono “un altro fratellino e la madre che aspetta un terzo figlio”. La donna in stato di choc è stata ricoverata all’ospedale di Jesi. Nello stesso caseggiato, in via Bonanni, in una zona popolosa e ricca di verde, abitano altri parenti: “I genitori del papà, mi sembra. Altri fratelli vivono in una strada vicina”. Sarebbero stati questi parenti a chiamare il 118, i cui operatori hanno poi avvertito i carabinieri. Cupramontana è stata scossa ad ottobre dal suicidio di una ragazza ucraina, da anni residente in Italia con la madre: “Nella nostra comunità – dice Cerioni – i migranti sono ben integrati”.

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