Era il presidente della squadra a incoraggiarli a prendere epo in microdosi, ormoni della crescita e antidolorifici a base oppiacea. Lo faceva con tutti i suoi atleti, alcuni giovanissimi. È quanto emerge dal blitz antidoping concluso dalla polizia a Lucca che ha portato a 6 arresti tra i dirigenti della GFDD Altopack, una delle maggiori squadre di ciclismo dilettantistico italiano.

L’indagine ha svelato l’esistenza di un “sodalizio finalizzato ad agevolare le pratiche illegali”. Luca Franceschi, proprietario dell’Altopack-Eppella, reclutava i ciclisti più promettenti e “li motivava al doping e procurava loro le sostanze dopanti”, Narciso Franceschi Maria Luisa Luciani, genitori di Luca, ospitavano i corridori dopo le competizioni per la somministrazione in vena delle sostanze dopanti”, Elso Frediani, direttore sportivo dell’Altopack, definito il “conoscitore delle metodologie di somministrazione del doping”, nel curare la preparazione atletica dei ciclisti, “si preoccupava di assicurare loro le necessarie consulenze, anche mediche, per una somministrazione delle sostanze proibite in modo da evitare i controlli in gara”. Ai domiciliari anche Michele Viola, ex corridore e preparatore atletico dell’Altopack dopo l’allontanamento di Frediani, che – stando all’accusa – è “l’uomo che ha venduto l’epo destinata ai ciclisti e dispensato consigli su come assumere la sostanza per nascondere la positività ai controlli antidoping”. Nell’inchiesta – che vede indagate 17 persone – è coinvolto anche Andrea Bianchi, farmacista e ciclista amatoriale, per aver rifornito gli atleti di ormoni e altri farmaci senza la necessaria prescrizione medica.

L’indagine è nata in seguito al decesso di Linas Rumsas, promessa del ciclismo e figlio di Raimondas, ex atleta lituano di fama internazionale. Il giovane, 21 anni, è morto improvvisamente il 2 maggio scorso. Per scoprire le cause del decesso, gli investigatori si sono subito concentrati sulla gestione del team per il quale corrono tutti ragazzi under 22 anni. L’Altopack – secondo quanto scritto dal Corriere lo scorso settembre – trascorreva lunghi periodi in ritiro in un casale a poche centinaia di metri dall’abitazione dei Rumsas, ad Altopascio, nel Lucchese. Gli appostamenti avevano permesso di scoprire che i ciclisti si spostavano spesso in un casolare abbandonato nelle vicinanze.

Dopo aver scoperto una “quantità importante” di flaconi di soluzione fisiologica tra i rifiuti, gli investigatori perquisirono le stanze dei corridori, la casa dello sponsor, quella dei Rumsas e l’auto di Raimondas jr, fratello maggiore di Linas recentemente squalificato per 4 anni per l’uso di sostanze dopanti. All’interno di abitazioni e uffici, gli agenti della Mobile trovarono siringhe e aghi da flebo, insulina, disintossicanti epatici, ormoni per stimolare la gravidanza, antidolorifici ospedalieri, antianemici, sonniferi e molte fiale senza etichetta. Senza che vi fosse alcuna ricetta che giustificasse l’acquisto dei farmaci.

Da Anteprima Srl, proprietaria del marchio Eppela, riceviamo e pubblichiamo:

Il nome dell’associazione sportiva al centro delle vicende di cronaca alla data odierna è VeloClub Coppi Lunata Altopack Packaging, dunque l’inserimento della parola Eppela nella denominazione della squadra non è corretto. Eppela, infatti, è stato solo uno degli sponsor nella stagione 2016/2017 del VeloClub Coppi Lunata Altopack Packaging e in quanto tale essa è totalmente estranea a questa e ad ogni altra vicenda del VeloClub Coppi Lunata Altopack Packaging e, pertanto, qualsiasi riferimento alla Eppela, nel riportare i fatti di cronaca sopra indicati, arrecherebbe allo sponsor stesso un nocumento all’immagine ingiusto e gravissimo oltre che irreparabile. L’unica relazione esistita tra Eppela e la squadra in questione è stata un rapporto di sponsorship e che si è già concluso definitivamente nell’ottobre 2017. 

Aggiornato da Redazione Web alle 11.38 del 16 febbraio 2018

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