Per Matteo Renzi è “una barzelletta”. Per Dario Nardella è “roba che non merita di essere commentata”. Entrambi, però, non dicono la verità sul super pass auto concesso alla moglie dell’ex premier dalla società Sas su richiesta della segreteria del sindaco. Un contrassegno che permette al suv intestato ad Agnese Landini di parcheggiare e circolare ovunque nella città di Firenze, comprese aree pedonali e corsie preferenziali. Il segretario del Pd e il primo cittadino del capoluogo toscano non danno spiegazioni perché sanno che quel tipo di pass è un privilegio non dovuto: lo dicono le carte ufficiali. E in campagna elettorale queste vicende rischiano seriamente di far perdere consenso, specie a chi – come Matteo Renzi – è candidato al Senato proprio nel collegio di Firenze. Il Pd non può permetterselo e bolla come fake news una notizia che tutto è tranne che una bufala. Per spiegarlo (in tre punti) occorre partire dalle parole dell’ex rottamatore.

1- QUELLO DI AGNESE NON È UN PASS RESIDENTI – Intervenendo a Radio Toscana, giovedì Matteo Renzi ha provato a ripetere ciò che aveva scritto mercoledì sulla sua pagina Facebook: “In questi anni – ha detto – hanno fatto un racconto di me basato sui privilegi. In questi giorni hanno anche attaccato mia moglie sulle corsie preferenziali. Chi abita a Firenze in zona piazza Pitti sa che con tutti i cantieri che ci sono si deve passare per forza dal lungarno Diaz. E tutti i residenti hanno un permesso per farlo, non solo la casta. Siamo alle barzellette”. Il segretario del Pd, quindi, nelle ultime 48 ore ha insistito sul fatto che lui, residente nel centro della città, ha diritto ad un pass residenti. Vero. La questione, tuttavia, è un’altra: non riguarda né strade in cui è possibile o meno circolare, né posti auto pagati dalla famiglia Renzi all’interno di garage privati. Quello in possesso di Agnese Landini semplicemente non è un pass residenti. Come si legge nella nota della società Sas (che si occupa di servizi alla strada per il comune), il contrassegno ha una motivazione “istituzionale-sicurezza“, che permette di transitare e di parcheggiare ovunque, non solo nella zona di via Guicciardini, ovvero dove abita l’ex premier.

2- RENZI NON HA PIU’ NESSUN RUOLO ISTITUZIONALE – La funzione “istituzionale-sicurezza” – lo dice la parola – presuppone che il beneficiario rivesta un ruolo istituzionale. Il pass di Agnese Renzi, tuttavia, è stato rilasciato il 21 settembre 2017 (ed è valevole fino al 2021), ovvero quando il marito è ‘solo’ il segretario del Partito democratico. Quindi non ha diritto al pass istituzionale. Resta la questione sicurezza. Qui entra in ballo Nardella e le bufale (queste sì) raccontate dal suo staff al nostro sito e alle agenzie di stampa. La versione dell’entourage del sindaco: dalla prefettura di Firenze è arrivata una richiesta ufficiale di pass per l’auto dei Renzi per motivi di sicurezza personale. Perché si tratta sempre dell’ex premier, perché Renzi era già in possesso di un permesso simile (che quindi gli è stato solo rinnovato), perché “l’ultima comunicazione della prefettura per le misure di protezione personale” in tal senso è datata 25 settembre 2017. Alla richiesta di poter leggere il documento in questione, la risposta è stata netta: trattasi di comunicazione riservata che non può essere diffusa. Per chiudere la vicenda non restava che chiedere conferma alla prefettura. Che ha smentito.

3- LA BUFALA DEI MOTIVI DI SICUREZZA E DELLA RICHIESTA DEL PREFETTO – Tralasciando il fatto che il pass è stato concesso il 21 settembre, quindi quattro giorni prima della presunta istanza del prefetto (il che lascia intravedere doti di vaticinio all’interno della segreteria di Nardella), ilfattoquotidiano.it ha dimostrato che la versione del sindaco è una bugia: da Palazzo Medici Riccardi hanno assicurato che dai loro uffici non risulta esser mai partita una richiesta simile per l’auto di Agnese Renzi. Nardella ha mentito, con il dolo ulteriore di aver cercato di far entrare a sua insaputa il prefetto Alessio Giuffrida nella questione. Nonostante ciò, oggi il sindaco da Bruxelles ha risposto così a chi gli chiedeva spiegazioni: “Siamo qui per parlare di temi ambientali e cambiamento climatico. È questo che riguarda e interessa molto ai cittadini. Il resto è tutta roba che merita di non essere commentata“.

NARDELLA DOVRA’ RISPONDERE IN CONSIGLIO COMUNALE – Dando per scontato che ai cittadini interessano molto i privilegi non dovuti ma comunque concessi ai politici che dovranno decidere o meno di votare, desta molta curiosità la strategia che sceglierà il primo cittadino di Firenze per rispondere al question time presentato nel tardo pomeriggio di oggi dal consigliere comunale di Fratelli d’Italia Francesco Torselli, che con Giovanni Donzelli ha denunciato tutta la vicenda. Torselli, preso atto della versione dello staff di Nardella e della netta smentita della prefettura, ha chiesto al sindaco tre cose. La prima: “Di conoscere i motivi per i quali la propria segreteria ha indicato la concessione di un permesso per ‘funzione istituzionale-sicurezza’ all’auto di proprietà della moglie del segretario nazionale del Partito Democratico e, qualora tale indicazione fosse arrivata da enti o soggetti terzi, di conoscere il numero di protocollo e la data di tale comunicazione“. La seconda: “Di conoscere la lista dei nominativi per i quali la sua segreteria ha fornito, all’azienda abilitata al rilascio dei suddetti permessi, indicazioni di rilascio di un permessi con caratteristiche analoghe a quelle fornite per l’auto di proprietà della moglie del segretario nazionale del Partito Democratico“. La terza: “Di conoscere la lista dei nominativi ad oggi titolari di un permesso per ‘funzione istituzionale-sicurezza’”. Insomma: visto che quel privilegio non è né una bufala, né tanto meno una fake news, Nardella sarà costretto non solo a commentare, ma anche e soprattutto a fornire – per legge – una risposta alle domande del consigliere d’opposizione. Quando? All’inizio del prossimo consiglio comunale, che si terrà lunedì prossimo. Quindi a sei giorni dalle elezioni.

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