Sognava, Hawking. Di avere successo dove anche Einstein aveva fallito: riuscire a formulare la Teoria del tutto sull’universo. Una teoria, divenuta poi il titolo di un film con Eddie Redmayne sulla sua vita, che mettesse insieme il mondo dell’infinitamente piccolo dominato da un guazzabuglio di particelle e quello dell’infinitamente grande, fatto di galassie e buchi neri, che proprio grazie a lui sono diventati meno oscuri, non solo agli scienziati ma anche ai cittadini comuni. “Uno dei suoi più grandi meriti è aver avuto l’intuizione di capire che esiste un laboratorio ideale per studiare l’universo. Questo laboratorio – spiega Masiero – è il buco nero, teatro di un duello tra le due grandi teorie fisiche del XX secolo: la meccanica quantistica, che spiega il mondo dell’infinitamente piccolo e la teoria della Relatività generale che descrive l’architettura del cosmo”.

L’intera esistenza di Hawking è stata segnata dalla passione per la scienza. Anche simbolicamente, nelle date di nascita e morte. Hawking nasce, infatti, l’8 gennaio 1942, lo stesso giorno in cui esattamente 300 anni prima morì Galileo. E dà l’addio al mondo nel giorno, il 14 marzo, in cui nel 1879 nacque Einstein. Per trent’anni, dal 1979 al 2009, è stato titolare della cattedra lucasiana di matematica, la stessa che fu di Newton, alla prestigiosa università inglese di Cambridge. “Nella scienza – sottolinea Masiero – persone che hanno avuto una grande rilevanza, che hanno dato un grande contributo al progresso delle conoscenze, continuano in qualche modo ad esistere. Se, infatti, la morte fisica ha posto il limite estremo alla mente di Hawking, quello che lui ha seminato rimane. Le sue domande sull’universo e sui buchi neri – conclude il fisico dell’Infn – restano ancora aperte, e continueranno a interrogare gli scienziati nei prossimi anni”.

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Stephen Hawking, sognava di superare Einstein e scommetteva enciclopedie di baseball con il premio Nobel Thorne

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