“Credo che nella prossima settimana possa esserci un esito positivo nella direzione che stiamo seguendo”. Ottimista, ma anche preoccupato di riuscire a far capire ai suoi tutte le mosse che sta portando avanti. Perché, ne è consapevole, in questo momento la compattezza può fare la differenza. Luigi Di Maio, al termine del mandato esplorativo di Roberto Fico, ha convocato un’assemblea congiunta con tutti i parlamentari 5 stelle e ha parlato delle prossime mosse che non mancano di preoccupare una parte del gruppo. E’ partito quindi elogiando il presidente della Camera M5s, che “ha portato a casa il primo mandato esplorativo di successo di questa Repubblica”. E ha quindi affrontato il capitolo Lega, un fronte chiuso “per dignità”, e dopo che si sono persi oltre 50 giorni di tempo. Per quanto riguarda i democratici invece, si è detto fiducioso che il percorso possa andare avanti. Con una premessa fondamentale, almeno per i suoi: “Non siamo pronti a rinnegare le nostre battaglie storiche. E loro devono prendere atto del risultato del 4 marzo e capire che c’è un problema con la precarietà, con la legge Fornero, con gli insegnanti che fanno mille chilometri per andare a lavorare o sulle grandi opere inutili”. Ad ogni modo, ha ripetuto Di Maio, se partirà il tavolo, sarà scritto un contratto che sarà sottoposto agli iscritti: se approvato, si andrà avanti. Altrimenti no.

Di Maio ha aperto l’assemblea lodando il lavoro di Fico, presidente M5s della Camera e deputato con il quale in passato aveva avuto qualche dissidio (i due avrebbero dovuto sfidarsi alle primarie per il ruolo di leader, ma Fico si ritirò in segno di polemica). “In questi giorni”, ha detto, “ho recuperato con Fico un’amicizia ancora più bella di prima. Roberto sta dimostrando che la scelta fatta su di lui è stata quella giusta”.

Il primo capitolo affrontato è stato quello della Lega, ovvero il primo interlocutore cercato dai 5 stelle. Di Maio ha ribadito la chiusura totale da quella parte: “Dopo 50 giorni il forno della Lega è chiuso, noi abbiamo una dignità“, ha detto. “Per 50 giorni li abbiamo corteggiati. Ci hanno fatto perdere molto tempo. Ci sono forze politiche alternative e queste potranno firmare il contratto di governo. Se soddisfacente, i nostri iscritti lo approveranno. Altrimenti, se il gioco non vale la candela, e ce ne torneremo a votare”. Quindi, come si vede in un video caricato sulla sua pagina Facebook, ha mostrato ottimismo nei confronti del Partito democratico: “Grazie a questi segnali, forse tra una settimana inizierà un percorso per sedersi al tavolo e cercare di capire quali sono i segnali di convergenza. Non esiste lo scenario dell’opposizione. Dobbiamo stabilire se siamo d’accordo sul fare le cose per questo Paese: noi non siamo pronti a rinnegare le nostre battaglie storiche. E loro devono prendere atto del risultato del 4 marzo e capire che c’è un problema con la precarietà, con la legge Fornero, con gli insegnanti che fanno mille chilometri per andare a lavorare o sulle grandi opere inutili. Credo che nella prossima settimana possa esserci un esito positivo nella direzione che stiamo seguendo. Poi se riusciremo a fare il contratto, potremo dare la fiducia a un governo e approvare i provvedimenti che abbiamo sempre sognato. Altrimenti torniamo al voto”. E ha chiuso ribadendo che non c’è una terza ipotesi in campo: “Non c’è ipotesi di un governo tecnico o del presidente, perché né noi né la Lega siamo disponibili a sostenerlo. I numeri, sia chiaro, non ci sono. Io non voglio tornare alle elezioni senza dire ai cittadini che ci abbiamo provato fino alla fine”.

In questi giorni tanti parlamentari hanno espresso perplessità sulla decisione di trattare con il Partito democratico: è il nemico di sempre, contro cui hanno fatto tutte le campagne politiche della scorsa legislatura e ora, dover spiegare alla base il cambio di posizione, mette in difficoltà tanti. Il clima di tensione però è migliorato oggi, dopo che Di Maio ha deciso di rimettere al centro della discussione i temi, quindi la povertà, le famiglie e il già molto caro “conflitto di interessi”. “Parole guerriere“, le ha definite il parlamentare M5s Luigi Gallo, segno che l’aggiustamento di linea è stato notevolmente apprezzato nel fronte di quelli più ortodossi. Dopo la diffusione della prima bozza di contratto ad opera del professore Giacinto Della Cananea infatti, in tanti avevano lamentato il fatto che non si fossero evidenziate solo le convergenze con gli altri partiti, dimenticando quei temi che sono le specificità delle battaglie M5s. Un’osservazione subito accolta da Di Maio che vuole garantire la massima compattezza del gruppo. “In tutta la campagna elettorale”, ha concluso, “ho detto che se non avessimo avuto il 40% avremmo dialogato con le forze politiche sui temi. Sicuramente non voglio tornare ad elezioni senza poter dire ai cittadini che ci abbiamo provato fino alla fine. Ce la stiamo mettendo tutta, stateci vicini!”.

Nel corso dell’assemblea sono state presentate alcune osservazioni dai parlamentari. Alcuni portavoce ad esempio hanno proposto di “organizzare convegni con costituzionalisti ed esperti per spiegare alla base – attivisti ed elettori – il contratto di governo proposto al Partito democratico e alla Lega”. Tra gli interventi da segnalare quello della senatrice Paola Nugnes: “Una parte del contratto di governo è incostituzionale”, ha detto. Per la senatrice la parte che violerebbe la Carta sarebbe quella che vincola i parlamentari al rispetto del contratto. Subito dopo, si apprende, altri esponenti del M5s sono intervenuti per confutare tale tesi. Ha quindi preso la parola il deputato Emilio Carelli: “L’idea di un contratto sui temi e i provvedimenti del prossimo governo è semplicemente geniale”, ha detto. “Viene presa da un sistema politico come quello tedesco che funziona benissimo, non è anticostituzionale e introduce trasparenza nel dialogo fra le forze politiche. L’alternativa al dialogo è mettere in freezer 11,5 milioni di voti. Una responsabilità di cui dovremmo rispondere a quei milioni di cittadini che ci hanno votato”.

 

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