La “revisione del sistema delle sanzioni” alla Russia annunciato durante il suo discorso al Senato dal premier Giuseppe Conte non piace alla Nato, agli Usa e alla Germania. “Intendiamo preliminarmente ribadire la convinta appartenenza del nostro Paese all’Alleanza atlantica, con gli Stati Uniti d’America quale alleato privilegiato. Ma attenzione, saremo fautori di una apertura alla Russia, che ha consolidato negli ultimi anni il suo ruolo internazionale in varie crisi geopolitiche. Ci faremo promotori – ha detto ier il presidente del Consiglio – di una revisione del sistema delle sanzioni, a partire da quelle che rischiano di mortificare la società civile russa”. La prima reazione arriva da Bruxelles: “Con la Russia dobbiamo mantenere il dialogo politico, ma le sanzioni economiche sono importanti – dice il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg  – . Congratulazioni al neo premier italiano Giuseppe Conte, non vedo l’ora di lavorare con lui, lo incontrerò presto”, ha aggiunto Stoltenberg che si è “felicitato dell’impegno dell’Italia nella Nato confermato da Conte”, essendo “l’Italia un alleato importante” per l’Alleanza. Per il segretario dell’Alleanza, inoltre, nei confronti della Russia servono “forte deterrenza e forte difesa, combinate con dialogo politico, perché non abbiamo l’obiettivo di isolare la Russia, che è un nostro vicino”.

C’è quindi la posizione di Berlino: “L’annessione della Crimea è stata una lampante violazione del diritto internazionale. E questo giustifica l’esclusione della Russia dal G8” ha detto Angela Merkel rispondendo alle domande dei deputati del Bundestag in vista del G7 tra due giorni in Canada. C’è poi la posizione degli Stati Uniti: “L’Italia è uno dei nostri più forti alleati” nella Nato, ma “sulla Russia crediamo che le sanzioni vadano mantenute fino a quando Mosca non cambierà il suo comportamento” ha detto l’ambasciatrice Usa presso la Nato Kay Bailey Hutchinson commentando con i giornalisti il discorso del premier. “È importante che i nostri alleati restino saldi su questa posizione” nel mantenere le sanzioni, “almeno fino a quando la Russia non cambierà atteggiamento – ha aggiunto – perché altrimenti sarebbe un pessimo segnale da inviare a Mosca”. 

La sterzata, se non altro nei toni, alla politica estera italiana, non è stata ancora commentata dalla Ue. La posizione ufficiale dell’Unione europea, aveva ricordato ieri na una portavoce dell’Alto rappresentante Federica Mogherini interpellata in generale sulle relazioni Ue-Russia, resta quella concordata a 28. “Abbiamo i cinque principi guida per le politiche Ue nei confronti della Russia che sono stati concordati nel 2016 e poi ribaditi ad aprile 2018 da tutti i 28 stati membri a livello del Consiglio affari esteri“, aveva ricordato la portavoce. I cinque principi includono la piena attuazione degli accordi di Minsk, legami più stretti con gli ex Paesi sovietici vicini della Russia, il rafforzamento della resilienza Ue alle minacce russe, un impegno selettivo con la Russia su alcuni temi come l’antiterrorismo, e il sostegno per i contatti interpersonali con la popolazione russa.

Un discorso quello di Conte pronunciato proprio mentre da Vienna il presidente russo Vladimir Putin tornava a ripetere che le sanzioni non convengono a nessuno: “Tutti sono interessati a rimuoverle”. Il lavoro diplomatico aperturista dell’Italia nei confronti della Russia a Bruxelles in realtà non si è mai fermato. E resta una caratteristica dei governi italiani dell’ultimo ventennio, da Pratica di Mare in poi, con picchi di affinità durante i governi Berlusconi, che ha caratterizzato però negli anni anche i governi di centrosinistra. Lo stesso ex premier Paolo Gentiloni ha più volte sottolineato, anche nell’ultima fase, il “doppio binario” seguito dall’Italia di “fermezza” davanti alle violazioni, tenendo però “sempre aperta la porta del dialogo“. Un lavoro, quello italiano, mai uscito però dal perimetro tracciato insieme agli altri Stati membri a Bruxelles, che dall’invasione della Crimea si sono sempre mossi all’unisono.

La prima occasione per affrontare la questione, per il presidente del Consiglio, sarà tra due giorni in Canada, all’interno di un G7 che ha espulso la Russia dal 2014, quando ha invaso la Crimea. E dove lo aspetta il suo primo bilaterale, che sarà proprio con la donna più potente d’Europa, la cancelliera tedesca Angela Merkel. A Charlevoix poi Conte troverà il presidente Usa, la cui amministrazione – in un commento all’Ansa – ha accolto con favore le parole di Conte sulla riaffermazione dell’Alleanza Atlantica “con gli Stati Uniti d’America quale alleato privilegiato”. E che sta da tempo lavorando all’organizzazione di un vertice tra Trump e Putin. Apertura a Mosca e revisione delle sanzioni, dunque, come ha detto Conte, “a partire da quelle che rischiano di mortificare la società civile russa”, ma senza perdere di vista gli interessi degli italiani. Lo stop delle sanzioni alla Russia vale infatti, secondo la Coldiretti, 3 miliardi di euro di esportazioni Made in Italy all’anno andate perse dopo l’embargo deciso da Putin come ritorsione alle misure attivate dall’Occidente.

Il presidente russo di ritorno dalla sua visita in Austria e prima di partire per la Cina, intanto sta a guardare ma fa sapere di essere convinto che “prevarrà il buon senso e ci sarà un graduale sollevamento di tutte le sanzioni” contro la Russia, provvedimenti “dannosi per lo sviluppo dell’economia globale”, e una “normalizzazione delle relazioni di Mosca con tutti i paesi partner, inclusi gli Stati Uniti, oltre che con i Paesi che in obbedienza agli Usa hanno imposto sanzioni contro di noi”. “Sanzioni e misure restrittive non ci sorprendono e neanche ci spaventano, non ci faranno mai abbandonare il nostro percorso di sviluppo indipendente e sovrano. La Russia può solo essere un paese sovrano, altrimenti non ci sarà una Russia e i russi hanno scelto la prima opzione”.

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