Su Facebook il ministro dell’Interno Matteo Salvini schernisce la Corte europea dei diritti dell’uomo per aver sospeso lo sgombero del campo rom di Camping River a Roma. “Ci mancava il buonismo della Corte europea per i diritti dei Rom”, scrive.

Ma lo sa, Salvini, cosa è la Corte europea dei diritti dell’uomo? Dopo gli orrori della Seconda guerra mondiale, il mondo, sconvolto da quanto aveva scoperto, disse “Mai più!”. Nel preambolo della Dichiarazione universale dei diritti umani si scrive che “il disconoscimento e il disprezzo dei diritti umani hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell’umanità, e che l’avvento di un mondo in cui gli esseri umani godano della libertà di parola e di credo e della libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la più alta aspirazione dell’uomo”. Quel testo, datato 10 dicembre 1948, è stato il primo grande “Mai più” affermato dall’umanità intera in nome del proprio essere umanità. Tutta. Senza divisioni. I diritti umani sono di tutti o di nessuno. I campi di internamento erano stati degli ebrei, degli oppositori politici, degli omosessuali, degli ‘asociali’, degli immigrati, dei rom.

Nel maggio del 1949 fu fondato il Consiglio d’Europa. Lo scopo di questa istituzione era solamente uno: affermare quel “Mai più” in maniera ancora più effettiva. I diritti umani non possono venire solo elencati. Bisogna anche creare strumenti per poterli rivendicare. Altrimenti restano parole sulla carta. I governi membri del Consiglio d’Europa, richiamandosi alla Dichiarazione universale del ’48, scrissero la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 1950. Il Titolo II della Convenzione istituisce la Corte europea dei diritti dell’uomo, per rendere quei diritti molto più di un mero elenco.

La Corte, con sede a Strasburgo, giudica sull’effettiva tutela dei diritti delle persone da parte degli Stati. Chiunque di noi veda violato un proprio diritto fondamentale può rivolgersi ai giudici di Strasburgo per avere giustizia. Nessuno può dire “fatti tuoi, arrangiati”. Il patto stipulato con la creazione del Consiglio d’Europa ci tutela. Questo dà a tutti noi un grandissimo senso di sicurezza. Una sicurezza preziosissima. La vera sicurezza. Non quella con la quale alcuni si riempiono la bocca per crearci un nemico inesistente.

E un ministro della Repubblica si permette di irridere tutto questo – la storia, i morti, gli orrori – commentando sprezzantemente contro la “Corte europea dei diritti dei Rom”. Certo, i diritti dei rom. I diritti dell’uomo. Lo sgombero di Camping River è ora sotto osservazione di giudici internazionali. È un atto urgente. Non è una sentenza. È una sospensiva. Ma questa, nell’era delle fake news, è roba da radical chic. Il diritto è oramai considerato roba da radical chic.

Il patto democratico in Europa ci ha preservato dalle guerre per quasi tre quarti di secolo. Non era mai successo che venisse messo in discussione in modo volgare. Ha ragione Roberto Saviano. Tutti dovrebbero reagire. Dentro e fuori le istituzioni. “Davvero siamo tornati a questo? E soprattutto, davvero stiamo accettando tutto questo? Accettiamo di essere intimiditi da questa comunicazione criminale?”, scrive Saviano. No, non lo accettiamo.

D’altronde nessuno ha più voglia di smascherare le grandi bugie che vengono raccontate per racimolare consenso. Quelle sulla legittima difesa sono clamorose. Nel 2006 la Lega ottenne una nuova legge sulla legittima difesa che cambiò la norma fascista del 1930. E oggi urla che vuole una legge ancora più dura. E tutti che se la bevono, come se le vecchie norme le avesse scritte un comunista, un liberale, un cattolico democratico. Nell’era dei social si vince giocando sporco.

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