Com’è difficile stare in vacanza e corrispondere al proprio senso di responsabilità con quello che sta succedendo. Ma è difficile anche per chi non è più in vacanza capire bene che fare, oltre a scrivere commenti più  men sensati ai propri amici di social media. Eppure c’è molto da fare e la sfida per quanto difficile è anche più appassionante e comunque meno pericolosa di altre sfide che alcuni di noi hanno vissuto (penso agli anni dopo il 1969, o ai periodi più sanguinosi con le mafie).

Una delle principali difficoltà sta nel fatto che ci dobbiamo misurare con un avversario, o un nemico, o un male che hanno pochissimi e rari aspetti di razionalità ma che pretendono continuamente di averli. Pur sapendo di inseguire un interlocutore (mi riferisco adesso genericamente al “partito xenofobo”) che sfiora spesso il delirio e l’autoreferenzialità dobbiamo anche continuamente informarci e informare correttamente per rispondere come se avessimo di fronte un soggetto raziocinante e in buona fede.

Non possiamo sottrarci. A costo di dover cambiare continuamente argomento. Adesso per mascherare il pugno di mosche ottenuto col braccio di ferro sulla Diciotti sembra che il governo dica che la questione non era quella di redistribuirli nei paesi Ue ma quella di risparmiare sull’accoglienza (per questo si sarebbe offerta la Cei). Quindi d’ora in avanti i migranti salvati dai naufragi verranno liberati se qualcuno offre loro vitto e alloggio? Insomma sequestrati riscattabili. Si potrebbero anche pubblicare le loro foto e curriculum e metterli all’asta, no? Dobbiamo ri-aggiornare il file dei costi e dei benefici dell’accoglienza, un settore di intervento pubblico che non è solo “malaccoglienza” ma lavoro serio e utile per migliaia di italiani (sic!!!) disoccupati.

Oppure la faccenda era davvero quella dell’ingiusto trattato di Dublino? Allora andiamo a controllare come stanno le cose davvero. Quanti profughi o quanti migranti arrivano in Italia e poi si spostano in Francia o altri paesi ? Tanti, tuttora. E poi certo che rischiano la ri-espulsione verso l’Italia ma in pratica suppongo che solo una minoranza – almeno finora – venga riportata in Italia. E la Spagna dove ormai sbarca più gente che in Italia? Senza dimenticare che stiamo parlando di cifre piccolissime a fronte del problema principale: e cioè che in Unione Europea è diventato quasi impossibile entrare perché non si danno più visti per ricerca lavoro agli africani e agli orientali.

E gli italiani poveri citati dagli xenofobi potrebbero essere aiutati come già accade in alcune esperienze da giovani richiedenti asilo o rifugiati che possono vivere decentemente con 500 euro al mese e dedicare le loro energie a iniziative contro la povertà.

Ci sono tante domande e tante necessità di rispondere anche quando apparentemente non convinciamo nessuno.

Ma anche quel poco che si è fatto in questo mese con le manifestazioni, con i tweet e i post, con le firme, serve ed è servito. Nessuno tra coloro che sono preoccupati per i diritti umani si deprima e resti inattivo. Chiunque faccia anche poco ma faccia. Dobbiamo cercare di impedire che un clima di eccessiva politicizzazione, di “schieramento”, impedisca al Parlamento di autorizzare l’indagine sull’operato di Salvini. Cerchiamo di mettere in secondo piano le polemiche del tipo “e allora i 5 stelle?” o “e allora il Pd?” e di mettere in primo piano la necessità di tornare alla scientificità e ai diritti umani. Rafforziamo intanto la prima sottoscrizione, quella per Riace (personalmente promuovo quella per cui le donazioni sono deducibili dal reddito). Nei prossimi mesi ci sarà bisogno di investire molti soldi, prepariamoci.

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