Mentre a Bruxelles si dibatte sul diritto d’autore, in relazione alla nuova norma che dovrebbe obbligare i colossi come Google a pagare gli editori, negli Stati Uniti Apple sta lavorando a una sorta di Netflix di riviste e quotidiani.

La testata online Recode conferma che secondo più fonti attendibili e direttamente coinvolte nel progetto, il colosso di Cupertino avrebbe avviato un confronto con New York Times, Wall Street Journal e Washington Post. L’obiettivo sarebbe coinvolgere questi giornali nel suo business dei magazine digitali. Dopo la recente acquisizione di Texture, un’app che consente con un singolo abbonamento mensile di 9,99 dollari al mese di accedere a più di 200 riviste, il passo successivo sembrerebbe essere quello di puntare sui quotidiani.

Texture app

Insomma, un vero e proprio all-you-can-eat che con un esborso minimo mensile consentirebbe di accedere a un’ampia offerta editoriale. Da rilevare infatti che il singolo abbonamento digitale del Washington oggi costa 10 dollari, mentre quello del Times ben 15 dollari e quello del Wall Street Journal 37 dollari.

Come avviene sempre in questi casi di “corteggiamento” fra le parti nulla è definito fin dalla prima ora. Non si esclude infatti che Apple possa riuscire a strappare solo una selezione di contenuti, oppure venga costretta a creare un altro abbonamento specifico, oppure ancora che tutto giunga a un nulla di fatto per questioni economiche.

Resta il fatto che la prospettiva futura per il settore è individuare un equilibrio tra la via strategica autarchica e quella “diplomatico-commerciale” con i colossi del Web. A tutti gli addetti ai lavori è chiaro che un patto con Apple oppure Google potrebbe contribuire a incrementare vistosamente le vendite, ma è pur vero che gli accordi hanno un prezzo – storicamente al ribasso. Senza contare la perdita del rapporto diretto con l’abbonato, considerato il filtro intermedio della piattaforma.

Apple dalla sua può vantare una base di 1,3 miliardi di dispositivi attivi nel mondo e anche l’essere capace di trasformare i possessori in abbonati digitali. Si pensi ad esempio ad Apple Music, che in soli 3 anni di operatività ha già raggiunto quota 50 milioni di utenti.

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