Più che una richiesta di chiarimenti, è un ultimatum. Ultimo avviso agli amministratori regionali che stanno tentando di realizzare la Pedemontana Veneta, collegamento autostradale di 95 chilometri attraverso le province di Vicenza e Treviso, l’opera cantierata più grande in Italia. La spesa è lievitata continuamente nel tempo ed attualmente è di circa 3 miliardi di euro, con la Regione Veneto che ha erogato un contributo straordinario di 300 milioni di euro alla concessionaria privata, il Consorzio torinese Sis dei fratelli Dogliani. Nel 2017 la Regione è così subentrata al Sis nella riscossione dei pedaggi, assumendosi i rischi d’impresa legati ai flussi di traffico. E siccome a Sis è stato garantito un canone annuale di 153 milioni di euro, a regime si arriverà a un costo-monstre di 13 miliardi di euro, più di 100 milioni di euro al chilometro.
Tutto questo alla Corte dei Conti non piace. La Pedemontana Veneta è opera strategica della giunta di Luca Zaia, ma è anche un’incompiuta (dovrà collegare la A4 Milano-Venezia alla A27 Venezia-Belluno) ereditata dalla giunta di Giancarlo Galan che nel 2009 ottenne da Berlusconi la dichiarazione di stato di emergenza per realizzarla. Il documento della Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato, firmato dal magistrato Anfio Mezzera è partito da Roma pochi giorni fa. Un vero atto d’accusa per un cantiere aperto che rischia di far ingoiare fiumi di denaro alle finanze pubbliche e far pagare un conto salato ai contribuenti veneti. La Corte ritiene di non aver ricevuto spiegazioni sufficienti dopo la discesa in campo della Regione Veneto e dopo un documento inviato lo scorso marzo non solo a Venezia, ma anche ai ministeri competenti, al commissario straordinario della Pedemontana, al Consorzio Sis, alla srl Superstrada Pedemontana e (per conoscenza) ai 38 Comuni vicentini e trevigiani interessato all’attraversamento, a Italia Nostra e al Codacons Veneto, questi ultimi collettori della protesta di decine di comitati.
La Corte dei Conti scrive: “L’attività di controllo sullo stato di realizzazione ha rilevato numerose criticità”. L’elenco è imponente: Si va dalla “estrema lentezza nella progressione dell’opera” alle “incongruenze derivanti dalla presenza di una struttura commissariale che si è sovrapposta agli organi ordinariamente competenti, con ulteriore aggravio di costi”. Ma ci sono anche le “carenze progettuali, la presenza di ambigue clausole della convenzione, ritardi nella liquidazione degli espropri, clausole contrattuali particolarmente favorevoli per il concessionario, rilevanti problematiche di ordine ambientale…”. Come non bastasse, anche “l’aumento del costo complessivo a totale carico della finanza pubblica”. Denuncia l’incertezza realizzativa “contraria a un’efficiente programmazione e in contrasto con il canone di buon andamento dell’agire amministrativo”. E il legame pubblico-privato “ha reso, per lungo periodo, precaria ed incerta la fattibilità dell’opera stessa”. Quando ai privati mancavano i soldi per continuare i lavori, infatti, “il closing finanziario è stato reso possibile solo con il decisivo intervento di organismi pubblici (Regione Veneto, ndr), attraverso un nuovo assetto della concessione e un nuovo piano economico-finanziario”. Ma facendo così, la la Regione Veneto, per sua stessa ammissione, si è assunta il rischio sull’eventuale mancato raggiungimento dei livelli di traffico previsti.
Sono quattro le contestazioni che puntano soprattutto sulla Regione Veneto. In primo luogo, “le modifiche del rapporto concessorio appaiono problematiche in relazione alle regole europee sulla concorrenza” e quindi i giudici vogliono conoscere quali ricorsi siano pendenti con gli altri interessati all’affidamento dell’opera. Il secondo è un punto dolente: “A fronte di un costo dell’opera che, attualmente, è previsto inferiore a 3 miliardi, con il nuovo assetto convenzionale la Regione Veneto dichiara che l’esborso nei confronti del privato sarà pari a oltre 12 miliardi”. La Corte vuole sapere quali iniziative saranno prese nei confronti di chi è responsabile “di tale ingentissimo aggravio economico a carico delle finanze pubbliche”. Il terzo punto è un ‘buco nero‘ e riguarda le opere viarie di collegamento, per le quali non ci sarebbe disponibilità di fondi. L’ultima richiesta chiede conto dell’attività di controllo sui lavori in corso, cominciata solo di recente mentre il territorio veneto è diventato una specie di gruviera, con cantieri ovunque. La Regione al momento risponde con un comunicato stampa che spiega come l’unico ricorso al Tar è quello della cordata Salini-Impregilo, l’originario promotore dell’intervento, e che l’attività di controllo sull’avanzamento è della Regione stessa.
Cronaca
Pedemontana Veneta, la Corte dei Conti fotografa l’incompiuta: fare chiarezza su costi, tempi e opere secondarie
La Regione Veneto ha ricevuto una lettera con quatto contestazioni dai magistrati contabili, che vogliono vederci chiaro sull'incredibile aumento delle spese di realizzazione (da 3 a 13 miliardi di euro per 95 chilometri di strada), sulla situazione dei ricorsi pendenti, sul sistema di controllo dell'avanzamento dell'opera e sulla disponibilità di fondi per le infrastrutture di collegamento. Una scure non da poco sul governo di Luca Zaia
Più che una richiesta di chiarimenti, è un ultimatum. Ultimo avviso agli amministratori regionali che stanno tentando di realizzare la Pedemontana Veneta, collegamento autostradale di 95 chilometri attraverso le province di Vicenza e Treviso, l’opera cantierata più grande in Italia. La spesa è lievitata continuamente nel tempo ed attualmente è di circa 3 miliardi di euro, con la Regione Veneto che ha erogato un contributo straordinario di 300 milioni di euro alla concessionaria privata, il Consorzio torinese Sis dei fratelli Dogliani. Nel 2017 la Regione è così subentrata al Sis nella riscossione dei pedaggi, assumendosi i rischi d’impresa legati ai flussi di traffico. E siccome a Sis è stato garantito un canone annuale di 153 milioni di euro, a regime si arriverà a un costo-monstre di 13 miliardi di euro, più di 100 milioni di euro al chilometro.
Tutto questo alla Corte dei Conti non piace. La Pedemontana Veneta è opera strategica della giunta di Luca Zaia, ma è anche un’incompiuta (dovrà collegare la A4 Milano-Venezia alla A27 Venezia-Belluno) ereditata dalla giunta di Giancarlo Galan che nel 2009 ottenne da Berlusconi la dichiarazione di stato di emergenza per realizzarla. Il documento della Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato, firmato dal magistrato Anfio Mezzera è partito da Roma pochi giorni fa. Un vero atto d’accusa per un cantiere aperto che rischia di far ingoiare fiumi di denaro alle finanze pubbliche e far pagare un conto salato ai contribuenti veneti. La Corte ritiene di non aver ricevuto spiegazioni sufficienti dopo la discesa in campo della Regione Veneto e dopo un documento inviato lo scorso marzo non solo a Venezia, ma anche ai ministeri competenti, al commissario straordinario della Pedemontana, al Consorzio Sis, alla srl Superstrada Pedemontana e (per conoscenza) ai 38 Comuni vicentini e trevigiani interessato all’attraversamento, a Italia Nostra e al Codacons Veneto, questi ultimi collettori della protesta di decine di comitati.
La Corte dei Conti scrive: “L’attività di controllo sullo stato di realizzazione ha rilevato numerose criticità”. L’elenco è imponente: Si va dalla “estrema lentezza nella progressione dell’opera” alle “incongruenze derivanti dalla presenza di una struttura commissariale che si è sovrapposta agli organi ordinariamente competenti, con ulteriore aggravio di costi”. Ma ci sono anche le “carenze progettuali, la presenza di ambigue clausole della convenzione, ritardi nella liquidazione degli espropri, clausole contrattuali particolarmente favorevoli per il concessionario, rilevanti problematiche di ordine ambientale…”. Come non bastasse, anche “l’aumento del costo complessivo a totale carico della finanza pubblica”. Denuncia l’incertezza realizzativa “contraria a un’efficiente programmazione e in contrasto con il canone di buon andamento dell’agire amministrativo”. E il legame pubblico-privato “ha reso, per lungo periodo, precaria ed incerta la fattibilità dell’opera stessa”. Quando ai privati mancavano i soldi per continuare i lavori, infatti, “il closing finanziario è stato reso possibile solo con il decisivo intervento di organismi pubblici (Regione Veneto, ndr), attraverso un nuovo assetto della concessione e un nuovo piano economico-finanziario”. Ma facendo così, la la Regione Veneto, per sua stessa ammissione, si è assunta il rischio sull’eventuale mancato raggiungimento dei livelli di traffico previsti.
Sono quattro le contestazioni che puntano soprattutto sulla Regione Veneto. In primo luogo, “le modifiche del rapporto concessorio appaiono problematiche in relazione alle regole europee sulla concorrenza” e quindi i giudici vogliono conoscere quali ricorsi siano pendenti con gli altri interessati all’affidamento dell’opera. Il secondo è un punto dolente: “A fronte di un costo dell’opera che, attualmente, è previsto inferiore a 3 miliardi, con il nuovo assetto convenzionale la Regione Veneto dichiara che l’esborso nei confronti del privato sarà pari a oltre 12 miliardi”. La Corte vuole sapere quali iniziative saranno prese nei confronti di chi è responsabile “di tale ingentissimo aggravio economico a carico delle finanze pubbliche”. Il terzo punto è un ‘buco nero‘ e riguarda le opere viarie di collegamento, per le quali non ci sarebbe disponibilità di fondi. L’ultima richiesta chiede conto dell’attività di controllo sui lavori in corso, cominciata solo di recente mentre il territorio veneto è diventato una specie di gruviera, con cantieri ovunque. La Regione al momento risponde con un comunicato stampa che spiega come l’unico ricorso al Tar è quello della cordata Salini-Impregilo, l’originario promotore dell’intervento, e che l’attività di controllo sull’avanzamento è della Regione stessa.
B.COME BASTA!
di Marco Travaglio 14€ AcquistaArticolo Precedente
Stefano Cucchi, la sorella Ilaria risponde a Salvini: “Al Viminale il giorno in cui il ministro dell’Interno si scuserà”
Articolo Successivo
Cucchi, comandante carabinieri Nistri: “Arma si scusa”. Conte: “Quando pubblico ufficiale sbaglia, chiedo sempre scusa”
Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione
Mondo
Ucraina, Trump vede Starmer: ‘Peacekeeper? Prima l’accordo’. Il britannico ringrazia per il ‘cambio di rotta. Possibile intesa storica’
Giustizia & Impunità
Sciopero magistrati, l’adesione all’80%. “Lo facciamo per i cittadini”. Milano, il giudice Roia: “Paura quando si vogliono sentenze in nome di aspettative politiche”
Cronaca
“Papa migliora, ma la prognosi non può essere sciolta”: bollettino. Dal Vaticano: “Usciti da fase più critica”
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - "I continui rinvii del governo Meloni sembravano indirizzati a portare a compimento qualcosa di più della semplice propaganda, ma invece si va verso il nulla. Tre miliardi rispetto alla marea di aumenti sulle bollette sono davvero poca cosa, quasi una presa in giro. Milioni di cittadini stanno subendo rincari di quasi il 40%, migliaia di aziende rischiano la chiusura e altrettanti lavoratori il proprio posto. Ma d'altronde sbagliamo noi a stupirci. Per il governo Meloni il modello d'imprenditoria è quello della ministra Santanchè. Sbaglia chi si spacca la schiena come i cittadini che cercano di far quadrare i conti a fine mese o le imprese che fanno di tutto per stare sul mercato. Per Giorgia Meloni la cosa migliore è cercare qualche santo in paradiso o, meglio ancora, qualche amicizia che conti". Così in una nota Riccardo Ricciardi, capogruppo M5S alla Camera.
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - "Ci sono modalità diverse con le quali ci si rapporta a Trump. Credo che la presidente Meloni senta la responsabilità di essere un ponte fra l'Europa e l'America dati i suoi buoni rapporti con Trump". Lo ha detto l'eurodeputata di Fi, Letizia Moratti, a Otto e mezzo su La7.
"Sul tema dei dazi, credo che Trump sia uno shock per l'Europa, uno stimolo positivo perché l'Ue può mettere in atto le riforme richieste nel rapporto Draghi e Letta che chiedono un'Europa più competitiva, più favorevole agli investimenti, con una transizione energetica sostenibile e quindi in grado di sostenere il welfare."
"Siamo alleati storici degli Usa - continua Moratti - e in questo momento dobbiamo avere la consapevolezza di dover comunque avere a che fare con un presidente eletto ed anche amato dai cittadini americani. L'Europa non può permettersi di non avere un dialogo con Trump. Sono moderata e liberale e il suo stile non mi appartiene ma nell'ambito del mio ruolo di parlamentare europea credo sia dovere rispondergli con fermezza e immediatezza ma cercando sempre il dialogo che porta vantaggi reciproci, come ha detto oggi la presidente Metsola."
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - Nel momento in cui Donald Trump "fa saltare l'ordine internazionale basato sul multilateralismo" e "mette a rischio l'unità europea", è importante non far mancare "il nostro sostegno all'Ucraina" parallelamente ai negoziati che "non potranno coinvolgere Europa e Ucraina". Così Alessandro Alfieri, coordinatore di Energia Popolare, alla Direzione del Pd.
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - “Il giorno in cui Eni annuncia un utile di 14,3 miliardi di euro, la maggioranza presenta un decreto truffa che non affronta la vera questione di come ridurre il peso delle bollette. Il Governo Meloni per aiutare veramente le famiglie italiane avrebbe dovuto tassare gli extraprofitti, rivedere la decisione di trasferire 4,5 milioni di famiglie dal mercato tutelato a quello libero, e puntare sulle rinnovabili invece che sul gas". Così Angelo Bonelli, Co-Portavoce di Europa Verde e deputato di Alleanza Verdi e Sinistra.
"La realtà dei fatti resta una sola: il governo di Giorgia Meloni ha favorito i grandi colossi energetici, che hanno accumulato extraprofitti per oltre 60 miliardi di euro, mentre le famiglie italiane hanno visto raddoppiare le bollette e molte sono costrette a non riscaldarsi per paura di non poterle pagare".
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - “Benissimo il governo sulle bollette: previsti tre miliardi che andranno a sostegno di imprese e almeno 8 milioni di famiglie. Dalle parole ai fatti”. Così Armando Siri, Consigliere per le politiche economiche del Vicepremier Matteo Salvini e coordinatore dipartimenti Lega.
Roma, 27 feb (Adnkronos) - "Alcune veloci considerazioni a partire dalle cose che credo vadano meglio precisate. La prima: non siamo stati e non siamo di fronte a postura bellicista dell’Europa. Non è mai stata l’Ue a voler fare o a voler continuare la guerra e non è nemmeno vero che la mancanza di iniziative di pace siano dipese da una mancanza di volontà politica della ue. È stato Putin a rifiutare sempre ogni dialogo, quel dialogo che oggi riconosce a Trump perché lo legittima come suo alleato", Lo ha detto la vicepresidente del Parlamento Ue, Pina Picierno, alla Direzione del Pd.
"Occorre spingere con forza per un’autonomia strategica e politica dell’Europa, iniziando subito il percorso di cooperazione sulla difesa perché non saranno le buone intenzioni a rendere forte l’Unione Europea ma la capacità di imporsi e esercitare deterrenza, non escludendo nessuna opzione che sarà necessario adottare e che sarà stabilita in quadro di solidarietà europea".
"Per noi, democratici e europei, è il tempo di decidere - aggiunge Picierno- se essere solo un pezzetto di un Risiko in cui altri tirano i dadi o se essere un continente libero e forte. E va chiarito tanto ai nemici della democrazia quanto ai nostri alleati, senza perdere altro tempo e senza cincischiare noi: l’unica lotta che definisce il nostro tempo e il campo della politica, oggi, è quella dell’europeismo e in difesa delle democrazie liberali e delle libertà dei popoli".
"Siamo noi tutti in questo campo? Pensiamo ad un'alternativa alla destra che parta da questo campo? A me onestamente non è ancora chiaro. Sarei felice di essere smentita, ovviamente. Ma servono parole chiare che vanno pronunciate senza più giocare a nascondino. Crediamo tutti in un’Europa competitiva, con attori strategici del mercato più grandi e forti, un’Europa pronta ad affrontare le crisi internazionali sul piano politico e militare? Perchè questa è l’Europa che serve al mondo e agli europei. Non domani, oggi".
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - Giorgia Meloni, "nell’incontro di Parigi c’era in ritardo e di malavoglia. Intanto partecipa con trasporto e passione agli incontri della destra mondiale che considera l’Europa un incidente della storia. A Kyiv alle celebrazioni per il terzo anno della resistenza, non c’era proprio. A dir il vero ero sola proprio come italiana, ma con tanti colleghi progressisti e socialisti, c’era il mondo libero, i leader e parlamentari progressisti consapevoli della sfida che abbiamo di fronte e che il tempo di agire è ora". Lo ha detto la vicepresidente del Parlamento Ue, Pina Picierno, alla Direzione del Pd.