È facile lamentarsi che a Roma le cose non vanno bene. Che le buche sono Fosse delle Marianne. Che ci sono intere strade iscritte d’uffico al Camel Trophy (in una di queste abita – tra gli altri – il deputato a 5 stelle Carelli). Che la sporcizia dilaga e i topi crapulano attorno a Castel Sant’Angelo. Che gli autobus dell’Atac prendono fuoco improvvisamente, come bonzi in Tibet. Che i pullman del Vaticano, della Cei, dell’Opus Dei, della Sacra Congregazione della Croce di Malta e di ogni altra fattispecie di turismo pseudo religioso intasano, soffocandolo, il bellissimo Lungo Tevere.
Che decine e decine di pulmini blu si incastrano nei più reconditi vicoli inaccessibili, in area pedonale del centro, inaccessibili quasi persino alle biciclette. Che centinaia di tassinari fanno inversione a “u” dovunque, senza freccia, senza guardare, senza chiedere scusa per la loro infaticabile villania e maleducazione. Che migliaia di sacchi neri e blu e bianchi e gialli costellano le strade dei quartieri dove sarebbe attivata la raccolta porta a porta della monnezza. Che dove i cassonetti sono ancora presenti, i predetti sacchi circondano gli stessi come gli Sioux il generale Custer a Little Big Horn. Che i vigili urbani chiudono occhi e orecchi davanti ad abusivi e a negozianti che occupano piazze e strade pubbliche con centinaia di transenne, insegne e tavolini fuori legge. Che poliziotti e Carabineiri, sollecitati sui medesimi argomenti, dicano ineluttabilmente di chiamare i vigili urbani.
Fa tenerezza, dunque, una iniziativa come il sit in in Campidoglio organizzato dalle sei donne che dicono “basta!” al degrado di Roma. A loro e alle centinaia di romani che hanno poggiato le terga nella piazza del Marco Aurelio desiderosi che le cose possano cambiare, dedico questa piccola storia triste.
Vivo nel centro storico. In affitto, beninteso. Sarebbe bellissimo vivere qui se Roma fosse una città europea. In una città europea l’immondizia sarebbe gestita, in qualche modo. Qui, invece, no. Il porta a porta ha funzionato per qualche mese, quando è stata annunciata con tanto di distribuzione di vademecum con i colori dei sacchetti, che venivano somministrati ai cittadini. Di quei sacchetti oggi non c’è più traccia, i colori sono cambiati senza che nessun nuovo volantino esplicativo sia stato consegnato ai cittadini.
Ma la mia storia personale è molto peggiore. Nel mio condominio, un giorno, sul microscopico cestello per l’umido (siamo 12 appartamenti) compare un cartello: “Non gettare più umido, l’Ama non lo ritira”. Incredulo, ho chiesto a tutti i condomini. Poi a tutti quelli della mia strada. Poi a quelli che conosco del rione. No, l’Ama non ritira più i rifiuti biodegradabili. Ma ogni giorno passano di qui una mezza dozzina di mezzi dell’Ama, come è possibile che non ritirino l’umido? “Signo’, noi siamo qui per la plastica”, “Signo’ noi siamo qui pe la carta”, “Signo’ se vole parla’ co un responsabbile, sta là”. Ci vado. Espongo. “Signore mio, che je devo di’ c’avemo un problema. Chi lo sa quando ripijamo sta raccolta?” Indispettito dal fatalismo del funzionario, decido di sporgere denuncia ai carabinieri (Stazione Piazza Farnese) per interruzione di pubblico servizio.
Il Maresciallo in servizio, tuttavia, mi scoraggia cordialmente: “Veramente vuole che se e occupi la Procura della Repubblica? Guardi che passano dei mesi. Invece magari io riesco a dire una parola a qualche responsabile dell’Ama”. Purtroppo, la parola del maresciallo deve valere poco per i dirigenti della municipalizzata perché la situazione non cambia. Decido allora le maniere forti. Chiamata al gabinetto del vice sindaco! Scossi dalla mia esposizione, finalmente mi rispondono per le rime: “La cosa è stata segnalata agli uffici competenti”.
Sono passati altri mesi da allora e il condominio, la strada e presumo il rione intero continuano a buttare tutto l’umido nell’indifferenziato che, peraltro, non viene ritirato se non abbandonandolo per le strade in squallidi sacchi di tutti i colori. All’interno dei portoni, nel frattempo, continuano a comparire per quattro giorni di seguito sacchi per la carta, seguiti da due giorni di sacchi per la plastica e metalli. Per l’indifferenziato, pero, mai.
La piccola storia triste ha tuttavia un lieto fine: sotto l’arco di via dei Cappellari, adibito a discarica pubblica da quando la splendida idea della raccolta porta a porta era diventata realtà, oggi non può più essere utilizzato per gettare la spazzatura. Un collettivo di volenterosi fatto di poeti, artisti e abitanti della via lo ha trasformato in un centro di book sharing, presidiandolo con panchine e riempiendolo di libri. Oggi uno degli inutili, rumorosi, inquinanti mezzi pubblici dell’Ama si è fermato come al solito davanti ad esso. Gli increduli operatori Ama hanno guardato, scambiato qualche parola e poi sono subito ripartiti. Chissà cosa avranno raccontato una volta rientrati in sede.
Ivo Mej
Caporedattore Coffee Break La7
Società - 29 Ottobre 2018
L’Ama non m’ama. Piccola storia triste
È facile lamentarsi che a Roma le cose non vanno bene. Che le buche sono Fosse delle Marianne. Che ci sono intere strade iscritte d’uffico al Camel Trophy (in una di queste abita – tra gli altri – il deputato a 5 stelle Carelli). Che la sporcizia dilaga e i topi crapulano attorno a Castel Sant’Angelo. Che gli autobus dell’Atac prendono fuoco improvvisamente, come bonzi in Tibet. Che i pullman del Vaticano, della Cei, dell’Opus Dei, della Sacra Congregazione della Croce di Malta e di ogni altra fattispecie di turismo pseudo religioso intasano, soffocandolo, il bellissimo Lungo Tevere.
Che decine e decine di pulmini blu si incastrano nei più reconditi vicoli inaccessibili, in area pedonale del centro, inaccessibili quasi persino alle biciclette. Che centinaia di tassinari fanno inversione a “u” dovunque, senza freccia, senza guardare, senza chiedere scusa per la loro infaticabile villania e maleducazione. Che migliaia di sacchi neri e blu e bianchi e gialli costellano le strade dei quartieri dove sarebbe attivata la raccolta porta a porta della monnezza. Che dove i cassonetti sono ancora presenti, i predetti sacchi circondano gli stessi come gli Sioux il generale Custer a Little Big Horn. Che i vigili urbani chiudono occhi e orecchi davanti ad abusivi e a negozianti che occupano piazze e strade pubbliche con centinaia di transenne, insegne e tavolini fuori legge. Che poliziotti e Carabineiri, sollecitati sui medesimi argomenti, dicano ineluttabilmente di chiamare i vigili urbani.
Fa tenerezza, dunque, una iniziativa come il sit in in Campidoglio organizzato dalle sei donne che dicono “basta!” al degrado di Roma. A loro e alle centinaia di romani che hanno poggiato le terga nella piazza del Marco Aurelio desiderosi che le cose possano cambiare, dedico questa piccola storia triste.
Vivo nel centro storico. In affitto, beninteso. Sarebbe bellissimo vivere qui se Roma fosse una città europea. In una città europea l’immondizia sarebbe gestita, in qualche modo. Qui, invece, no. Il porta a porta ha funzionato per qualche mese, quando è stata annunciata con tanto di distribuzione di vademecum con i colori dei sacchetti, che venivano somministrati ai cittadini. Di quei sacchetti oggi non c’è più traccia, i colori sono cambiati senza che nessun nuovo volantino esplicativo sia stato consegnato ai cittadini.
Ma la mia storia personale è molto peggiore. Nel mio condominio, un giorno, sul microscopico cestello per l’umido (siamo 12 appartamenti) compare un cartello: “Non gettare più umido, l’Ama non lo ritira”. Incredulo, ho chiesto a tutti i condomini. Poi a tutti quelli della mia strada. Poi a quelli che conosco del rione. No, l’Ama non ritira più i rifiuti biodegradabili. Ma ogni giorno passano di qui una mezza dozzina di mezzi dell’Ama, come è possibile che non ritirino l’umido? “Signo’, noi siamo qui per la plastica”, “Signo’ noi siamo qui pe la carta”, “Signo’ se vole parla’ co un responsabbile, sta là”. Ci vado. Espongo. “Signore mio, che je devo di’ c’avemo un problema. Chi lo sa quando ripijamo sta raccolta?” Indispettito dal fatalismo del funzionario, decido di sporgere denuncia ai carabinieri (Stazione Piazza Farnese) per interruzione di pubblico servizio.
Il Maresciallo in servizio, tuttavia, mi scoraggia cordialmente: “Veramente vuole che se e occupi la Procura della Repubblica? Guardi che passano dei mesi. Invece magari io riesco a dire una parola a qualche responsabile dell’Ama”. Purtroppo, la parola del maresciallo deve valere poco per i dirigenti della municipalizzata perché la situazione non cambia. Decido allora le maniere forti. Chiamata al gabinetto del vice sindaco! Scossi dalla mia esposizione, finalmente mi rispondono per le rime: “La cosa è stata segnalata agli uffici competenti”.
Sono passati altri mesi da allora e il condominio, la strada e presumo il rione intero continuano a buttare tutto l’umido nell’indifferenziato che, peraltro, non viene ritirato se non abbandonandolo per le strade in squallidi sacchi di tutti i colori. All’interno dei portoni, nel frattempo, continuano a comparire per quattro giorni di seguito sacchi per la carta, seguiti da due giorni di sacchi per la plastica e metalli. Per l’indifferenziato, pero, mai.
La piccola storia triste ha tuttavia un lieto fine: sotto l’arco di via dei Cappellari, adibito a discarica pubblica da quando la splendida idea della raccolta porta a porta era diventata realtà, oggi non può più essere utilizzato per gettare la spazzatura. Un collettivo di volenterosi fatto di poeti, artisti e abitanti della via lo ha trasformato in un centro di book sharing, presidiandolo con panchine e riempiendolo di libri. Oggi uno degli inutili, rumorosi, inquinanti mezzi pubblici dell’Ama si è fermato come al solito davanti ad esso. Gli increduli operatori Ama hanno guardato, scambiato qualche parola e poi sono subito ripartiti. Chissà cosa avranno raccontato una volta rientrati in sede.
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(Adnkronos) - "Il nostro governo - ha detto Meloni - sta lavorando instancabilmente per ripristinare il legittimo posto dell'Italia sulla scena internazionale. Stiamo riformando, modernizzando e rivendicando il nostro ruolo di leader globale".
"Puntiamo a costruire un'Italia che stupisca ancora una volta il mondo. Lasciate che ve lo dica, lo stiamo dimostrando. La macchina della propaganda mainstream prevedeva che un governo conservatore avrebbe isolato l'Italia, cancellandola dalla mappa del mondo, allontanando gli investitori e sopprimendo le libertà fondamentali. Si sbagliavano", ha rivendicato ancora la premier.
"La loro narrazione era falsa. La realtà è che l'Italia sta prosperando. L'occupazione è a livelli record, la nostra economia sta crescendo, la nostra politica fiscale è tornata in carreggiata e il flusso di immigrazione illegale è diminuito del 60% nell'ultimo anno. E, cosa più importante, stiamo espandendo la libertà in ogni aspetto della vita degli italiani", ha concluso.
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - L'Italia è "una nazione con un legame profondo e indistruttibile con gli Stati Uniti. E questo legame è forgiato dalla storia e dai principi condivisi. Ed è incarnato dagli innumerevoli americani di discendenza italiana che per generazioni hanno contribuito alla prosperità dell'America". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni al Cpac a Washington. "Quindi, a loro, permettimi di dire grazie. Grazie per essere stati ambasciatori eccezionali della passione, della creatività e del genio italiani".
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - Standing ovation dalla platea della convention Cpac a Washington al termine dell'intervento video della premier Giorgia Meloni. Un intervento nel quale la presidente del Consiglio ha richiamato valori e temi che uniscono conservatori europei e americani, a partire dalla difesa dei confini, ribadendo la solidità del legame tra Usa e Ue. "I nostri avversari - ha detto Meloni- sperano che il presidente Trump si allontani da noi. Ma conoscendolo come un leader forte ed efficace, scommetto che coloro che sperano nelle divisioni si smentiranno".
"So che alcuni di voi potrebbero vedere l'Europa come lontana o addirittura lontana o addirittura perduta. Vi dico che non lo è. Sì, sono stati commessi degli errori. Le priorità sono state mal riposte, soprattutto a causa delle classi dominanti e dei media mainstream che hanno importato e replicato nel Vecchio Continente", ha affermato la premier.
La presidente Meloni ha fatto un passaggio sull'Ucraina ribadendo "la brutale aggressione" subito dal popolo ucraino e confidando nella collaborazione con gli Usa per raggiungere una "pace giusta e duratura" che, ha sottolineato, "può essere costruita solo con il contributo di tutti, ma soprattutto con forti leadership".
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - Le "elite di sinistra" si sono "recentemente indignate per il discorso di JD Vance a Monaco in cui il vicepresidente ha giustamente affermato che prima di discutere di sicurezza, dobbiamo sapere cosa stiamo difendendo. Non stava parlando di tariffe o bilance commerciali su cui ognuno difenderà i propri interessi preservando la nostra amicizia". Mo ha sottolineato la premier Giorgia Meloni nel suo intervento al Cpac.
"Il vicepresidente Vance stava discutendo di identità, democrazia, libertà di parola. In breve, il ruolo storico e la missione dell'Europa. Molti hanno finto di essere indignati, invocando l'orgoglio europeo contro un americano che osa farci la predica. Ma lasciate che ve lo dica io, da persona orgogliosa di essere europea - ha detto ancora - Innanzitutto, se coloro che si sono indignati avessero mostrato lo stesso orgoglio quando l'Europa ha perso la sua autonomia strategica, legando la sua economia a regimi autocratici, o quando i confini europei e il nostro stile di vita sono stati minacciati dall'immigrazione illegale di massa, ora vivremmo in un'Europa più forte".
(Adnkronos) - "I nostri avversari - ha detto Meloni- sperano che il presidente Trump si allontani da noi. Ma conoscendolo come un leader forte ed efficace, scommetto che coloro che sperano nelle divisioni si smentiranno. So che alcuni di voi potrebbero vedere l'Europa come lontana o addirittura lontana o addirittura perduta".
"Vi dico che non lo è. Sì, sono stati commessi degli errori. Le priorità sono state mal riposte, soprattutto a causa delle classi dominanti e dei media mainstream che hanno importato e replicato nel Vecchio Continente".
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - "So che con Donald Trump alla guida degli Stati Uniti, non vedremo mai più il disastro che abbiamo visto in Afghanistan quattro anni fa. Quindi sicurezza delle frontiere, sicurezza delle frontiere, sicurezza energetica, sicurezza economica, sicurezza alimentare, difesa e sicurezza nazionale per una semplice ragione. Se non sei sicuro, non sei libero". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni in un messaggio al Cpac.
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - "C'è una crescente consapevolezza. C'è una crescente consapevolezza in Europa che la sicurezza è ora la massima priorità. Non puoi difendere la tua libertà se non hai i mezzi o il coraggio per farlo. La felicità dipende dalla libertà e la libertà dipende dal coraggio. Lo abbiamo dimostrato quando abbiamo fermato le invasioni, conquistato le nostre indipendenze e rovesciato i dittatori". Così la premier Giorgia Meloni in un messaggio al Cpac.
"E lo abbiamo fatto insieme negli ultimi tre anni in Ucraina, dove un popolo orgoglioso combatte per la propria libertà contro un'aggressione brutale. E dobbiamo continuare oggi a lavorare insieme per una pace giusta e duratura. Una pace che può essere costruita solo con il contributo di tutti, ma soprattutto con forti leadership".