Processo Aemilia, condannato barricato nelle Poste si arrende ai carabinieri: liberi i 4 ostaggi. “Convinto con il dialogo”
Francesco Amato alle ore 9 di mattina è entrato nell'ufficio postale di Pieve Modolena (Reggio Emilia) e ha sequestrato inizialmente 5 dipendenti minacciandoli con un coltello e chiedendo di parlare con Salvini. La mediazione degli uomini dell'Arma però lo ha convinto alla resa. Nel processo sulla ‘ndrangheta in Emilia aveva preso 19 anni di carcere
È uscito dall’ufficio postale di Pieve Modolena alle 16.45, scortato dagli uomini dell’Arma mentre una ventina di persona tra cui i suoi familiari lo applaudivano, dopo un sequestro durato quasi otto ore. Francesco Amato si è arreso ai carabinieri e i suoi quattro ostaggi, tutti dipendenti dell’ufficio, sono stati liberati e sono incolumi. Intorno alle ore 9 di questa mattina, armato di un coltelloda cucina con il manico bianco, Amato ha fatto irruzione all’interno delle Poste della frazione di Reggio Emilia. Ha fatto uscire i clienti e poi, gridando “vi ammazzo tutti“, ha preso in ostaggio quattro donne e un uomo, compresa la direttrice. “Sono quello condannato a 19 anni in Aemilia“, le parole che ha usato per presentarsi. Agli uomini dei carabinieri, arrivati sul posto, per tutto il giorno ha chiesto, tra le altre cose, di poter parlare con il ministro dell’Interno Matteo Salvini.
Reggio Emilia, sequestratore libera gli ostaggi e si arrende: il momento in cui viene portato via dai Carabinieri
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Amato la scorsa settimana era stato condannato a 19 anni nel maxi processo alla ‘ndrangheta in Emilia Romagna. Destinatario di un ordine di carcerazione, era irreperibile fino all’azione di questa mattina. “Su di me non ci sono prove, 19 anni di carcere per niente. Ci sono i testimoni che dimostrano che io non c’entro niente. Adesso voglio parlare con il ministro dell’Interno e il ministro della Giustizia: ma mi interessa soprattutto il ministro dell’Interno”, ha ripetuto Amato raggiunto al telefono dalla Rai durante il sequestro. Ora è stato arrestato per sequestro di persona, oltre a vedersi notificata l’esecuzione dell’ordine di carcerazione emesso dopo la condanna a 19 anni e un mese per associazione mafiosa nel processo Aemilia.
“Ha aperto la porta lui, ha fatto uscire gli ostaggi e si è consegnato“. Così il comandante provinciale dei carabinieri di Reggio Emilia, colonnello Cristiano Desideri, ha ricostruito parlando coi giornalisti il momento in cui Amato si è arreso. Cosa lo ha convinto? “Non ha parlato con il ministro Salvini”, ha chiarito Desideri. Sono stati “il tempo, la pazienza e il dialogo coi negoziatori, che gli hanno fatto capire che non avrebbe potuto ottenere quello che chiedeva”. Il comandante dei carabinieri reggiani ha parlato di “lunghe telefonate per stabilire un dialogo” e ha ribadito come il sequestratore si sia “lentamente convinto che l’unica soluzione era consegnarsi”. Il colonnello Desideri ha infine confermato che il sequestratore aveva un coltello da cucina con lama di circa 25 centimetri. Da parte dell’uomo, ha detto, “non c’è stato nessun ultimatum, ma aveva un’arma con cui teneva sotto controllo gli ostaggi”.
Le tappe della trattativa – La mediazione condotta dei carabinieri è continuata per tutto il giorno con l’obiettivo di riuscire a liberare gli ostaggi attraverso il dialogo. Inizialmente il sequestratore non ha voluto trattare e sono sempre stati pronti a entrare in azione i reparti speciali del Gis. “Qua ci sono 4 dipendenti: vogliono fare un assalto? Io ho adesso il coltello puntato su un impiegato. Se loro si permetto a entrare qua dentro io faccio male a questa povera persona che stava lavorando”, ha detto Francesco Amato alla Rai. Stesse parole che ha ripetuto più volte al carabiniere che, sulla soglia dell’edificio, ha fatto da tramite con Amato durante tutta la trattativa. “Non ti mettere a minacciare“, è stata la risposta del militare dell’Arma. Secondo quanto riferito a ilfattoquotidiano.it, al sequestratore è stato poi proposto di parlare con il capo di Gabinetto di Salvini, ma ha rifiutato. Poco dopo si è arreso.
Francesco Amato è balzato più volte alla ribalta del processo Aemilia per le sue colorite esternazioni che avevano portato a più di un allontanamento dall’aula. In una delle ultime sedute, la n° 194, il collaboratore di giustizia Antonio Valerio ha indicato la famiglia Amato, soprannominata dei Gitani, come il gruppo pronto a prendere le redini del mercato locale di affari illeciti al termine del processo. Aggiungendo però che gli uomini di Nicolino Sarcone, capo del gruppo reggiano legato ai Grande Aracri, non avrebbe mollato facilmente la piazza benché in carcere, e gli Amato per raggiungere i loro obbiettivi avrebbero dovuto “scatenare la guerra e usare le armi”. Forse questo sequestro non è solo il colpo di testa di un uomo focoso; forse nei giorni della latitanza Francesco ha avuto modo di confrontarsi con altri per mettere a fuoco una strategia che fa rima con gli interessi della ‘ndrangheta.
Il nuovo procuratore capo di Reggio Emilia è l’uomo giusto per comprendere a fondo le ragioni dell’azione di Amato, trattandosi del pm Marco Mescolini che ha rappresentato la Direzione distrettuale antimafia al processo Aemilia. Conosce benissimo il sequestratore, la sua storia, le sue attitudini.
Francesco Amato
Il racconto di uno degli ostaggi – All’interno dell’ufficio postale sono rimasti per tutte le otto ore in ostaggio 4 dipendenti: all’inizio erano cinque, ma una donna è stata rilasciata perché non si sentiva bene. Appena fuori, la donna ha avuto un mancamento ed è stata soccorsa dal personale del 118. “Siamo chiusi dentro. Il signor Amato vuole parlare con Salvini. Lo vedo. Sono all’interno, il signor Amato sta parlando: vuole Salvini. Parla con i Carabinieri, con noi. Ha un coltello in mano. Io lavoro qui: siamo in quattro. Il signore è qui da parecchie ore. Ha detto che se apriamo la porta qualcuno fa una brutta fine e quindi siamo trincerati dentro“. È quanto ha raccontato una delle impiegate dell’ufficio postale di Pieve Modolena presa in ostaggio da Amato al Giornale Radio Rai. Tra i clienti che stamattina erano presenti in posta c’era anche la figlia della direttrice, che è riuscita a scappare. È stata lei, secondo quanto si apprende, a dare l’allarme ai carabinieri. La ragazza, 22enne, ha raccontato che si era recata nell’ufficio per portare un pacco alla madre quando l’uomo ha fatto irruzione, gridando “vi ammazzo tutti“.
I parenti: “Non è una persona cattiva” –“Mi dispiace per le povere persone lì dentro. Lo sta facendo perché pensa di aver avuto una condanna ingiusta. Non è colpevole, lo ha fatto perché è innocente. Mio zio non è una persona cattiva”. Così ha parlato la nipote di Francesco Amato fuori dall’ufficio postale di Pieve Modolena. “Lui non fa male a nessuno, vuole solo giustizia”, ha ribadito il cognato del condannato, raccontando poi che “è invalido dalla mano destra. “19 anni di galera, è chiaro che il sangue bolle”, ha aggiunto. “Non sapevamo nulla di quello che avrebbe fatto, ma non è cattivo”, ha ripetuto ancora.
Il pentito: “Gli Amato vogliono comandare” –Di Amato aveva parlato nell’ultima udienza del processo il pentito Antonio Valerio. “A Reggio Emilia la famiglia Amato vuole comandare. Va gridato in Aula, tant’è temeraria la famiglia Amato”, ha detto il pentito. “Tutti coloro che hanno commesso dei reati lo hanno percepito molto bene. Nessuno escluso. Donne comprese. Poiché sono le donne il cordone ombelicale di questa associazione. Da quando i mariti, i fratelli e i cognati sono in carcere. Il potere non lo mollano a nessuno i Sarcone e la linea di comando c’è. Dopo Carmine Sarcone, c’è Beppe Sarcone. Gli Amato devono aspettare, altrimenti i Gitani devono sparare se vogliono il comando come abbiamo fatto noi cutresi nel ’90”.
Chi è: “In contatto con i Grande Aracri” –Condannato a 19 anni e un mese di reclusione nel processo Aemilia, con l’accusa di essere uno degli organizzatori dell’associazione ‘ndranghetistica in Emilia Romagna, Amato ha 55 anni ed è originario di Rosarno, in provincia di Reggio Calabria. Nostalgico del fascismo, al dito porta un anello con l’effige di Mussolini. Assieme al fratello Alfredo (arrestato la settimana scorsa) secondo i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Bologna era “costantemente in contatto con gli altri associati (e della famiglia Grande Aracri) in particolare per la commissione su richiesta di delitto di danneggiamento o minaccia a fini estorsivi, commettendo una serie di reati”. Nel 2016, all’inizio del processo, lo stesso Amato aveva affisso un cartellone provocatorio davanti al tribunale di Reggio Emilia, scritto a pennarello e pieno di invettive. Amato si era autodenunciato poi in aula definendosi l’autore di quel cartellone in cui, diceva, “era anche contenuto il nome dell’autore delle presunte minacce al presidente del tribunale di Reggio Emilia Cristina Beretti“, per le quali sono state arrestate nelle scorse settimane due persone, tra le quali un sacerdote. Il processo Aemilia ha visto il 31 ottobre la conclusione del suo dibattimento, con 118 condanne per oltre 1.200 anni di carcere e altre 24 in abbreviato: tra questi anche l’ex calciatore Vincenzo Iaquinta (due anni per reati di armi, ma senza aggravante mafiosa) e 19 per il padre Giuseppe.
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La Redazione
(Adnkronos) - Stefano Conti è un uomo libero. L'Adnkronos può rivelare che al processo a Panama City sono cadute tutte le accuse. Raggiunto al telefono, Andrea Di Giuseppe, il parlamentare di Fratelli d'Italia eletto nella Circoscrizione Centro e Nord America, festeggia il risultato raggiunto dopo oltre due anni: "Dieci minuti fa ho parlato con il padre, si è commosso alla notizia che Stefano era finalmente stato prosciolto. Ha passato oltre 400 giorni in una delle peggiori galere del mondo, un luogo che non si riesce neanche a immaginare, e senza nessuna condanna, ma solo per una carcerazione preventiva in attesa di un processo che sembrava non arrivare mai. Ma insieme alla Farnesina e all'ambasciata, ho fatto di tutto per fargli ridurre la misura cautelare e farlo stare in una condizione meno disumana. L'anno scorso siamo riusciti a fargli avere i domiciliari, oggi la notizia più bella. Una grande vittoria per il nostro Paese".
Stefano Conti è un trader brianzolo di 40 anni, che per oltre due anni è stato accusato di tratta di esseri umani a scopo sessuale. Rischiava una condanna fino a 30 anni di reclusione, nonostante le presunte vittime avessero ritrattato le accuse, sostenendo di aver subito pressioni dalla polizia panamense.
Conti ha anche pubblicato un libro intitolato 'Ora parlo io: 423 giorni nell'inferno di Panama', in cui racconta la sua esperienza nel carcere panamense e ribadisce la sua innocenza. Il libro è uscito a dicembre scorso, in attesa dell'inizio del processo.
Andrea Di Giuseppe ha partecipato alle udienze preliminari, "non per influire sul merito della vicenda", spiega all'Adnkronos, ma per fargli avere il giusto processo che qualunque essere umano merita. Ho coinvolto la comunità italiana, ho parlato con i politici panamensi, sono stato accanto a lui davanti al giudice, per far capire al sistema giudiziario che quell'uomo non era solo, ma aveva accanto a sé il suo Paese”.
Conti "rimarrà ancora a Panama fino al 4 aprile, per motivi burocratici, ma appena avrà tutti i documenti in ordine potrà tornare in Italia", aggiunge il deputato italiano. Che non ha finito quella che è diventata una sorta di missione. "Dopo aver aiutato a liberare i due italiani in Venezuela, e dopo il più famoso caso di Chico Forti, il prossimo per cui mi impegnerò è l'ingegner Maurizio Cocco, rinchiuso in Costa d’Avorio da oltre due anni. Ne sentirete parlare presto". Sì perché gli italiani rinchiusi all'estero sono circa duemila, "e molti di questi sono in stato di carcerazione preventiva. Dei conti di Montecristo dimenticati da tutti. Ma ora il nostro governo, grazie anche all'azione dei sottosegretari agli Esteri Silli e Cirielli, e ovviamente all'attivismo della premier Meloni, sta finalmente affrontando questi casi. Non sono più dei fantasmi, ma dei nostri connazionali che devono poter avere tutta l'assistenza legale, politica e umana che possiamo dargli. È solo l'inizio. L'Italia sta contando e pesando di più nel mondo", conclude Di Giuseppe. (Di Giorgio Rutelli)
(Adnkronos) - Stefano Conti è un uomo libero. L'Adnkronos può rivelare che al processo a Panama City sono cadute tutte le accuse. Raggiunto al telefono, Andrea Di Giuseppe, il parlamentare di Fratelli d'Italia eletto nella Circoscrizione Centro e Nord America, festeggia il risultato raggiunto dopo oltre due anni: "Dieci minuti fa ho parlato con il padre, si è commosso alla notizia che Stefano era finalmente stato prosciolto. Ha passato oltre 400 giorni in una delle peggiori galere del mondo, un luogo che non si riesce neanche a immaginare, e senza nessuna condanna, ma solo per una carcerazione preventiva in attesa di un processo che sembrava non arrivare mai. Ma insieme alla Farnesina e all'ambasciata, ho fatto di tutto per fargli ridurre la misura cautelare e farlo stare in una condizione meno disumana. L'anno scorso siamo riusciti a fargli avere i domiciliari, oggi la notizia più bella. Una grande vittoria per il nostro Paese".
Stefano Conti è un trader brianzolo di 40 anni, che per oltre due anni è stato accusato di tratta di esseri umani a scopo sessuale. Rischiava una condanna fino a 30 anni di reclusione, nonostante le presunte vittime avessero ritrattato le accuse, sostenendo di aver subito pressioni dalla polizia panamense.
Conti ha anche pubblicato un libro intitolato 'Ora parlo io: 423 giorni nell'inferno di Panama', in cui racconta la sua esperienza nel carcere panamense e ribadisce la sua innocenza. Il libro è uscito a dicembre scorso, in attesa dell'inizio del processo.
Andrea Di Giuseppe ha partecipato alle udienze preliminari, "non per influire sul merito della vicenda", spiega all'Adnkronos, ma per fargli avere il giusto processo che qualunque essere umano merita. Ho coinvolto la comunità italiana, ho parlato con i politici panamensi, sono stato accanto a lui davanti al giudice, per far capire al sistema giudiziario che quell'uomo non era solo, ma aveva accanto a sé il suo Paese”.
Conti "rimarrà ancora a Panama fino al 4 aprile, per motivi burocratici, ma appena avrà tutti i documenti in ordine potrà tornare in Italia", aggiunge il deputato italiano. Che non ha finito quella che è diventata una sorta di missione. "Dopo aver aiutato a liberare i due italiani in Venezuela, e dopo il più famoso caso di Chico Forti, il prossimo per cui mi impegnerò è l'ingegner Maurizio Cocco, rinchiuso in Costa d’Avorio da oltre due anni. Ne sentirete parlare presto". Sì perché gli italiani rinchiusi all'estero sono circa duemila, "e molti di questi sono in stato di carcerazione preventiva. Dei conti di Montecristo dimenticati da tutti. Ma ora il nostro governo, grazie anche all'azione dei sottosegretari agli Esteri Silli e Cirielli, e ovviamente all'attivismo della premier Meloni, sta finalmente affrontando questi casi. Non sono più dei fantasmi, ma dei nostri connazionali che devono poter avere tutta l'assistenza legale, politica e umana che possiamo dargli. È solo l'inizio. L'Italia sta contando e pesando di più nel mondo", conclude Di Giuseppe. (Di Giorgio Rutelli)
Roma, 6 mar. (Adnkronos) - "Più che le conclusioni del Consiglio europeo sembrano un bollettino di guerra, con i nostri governanti che, in un clima di ubriacatura collettiva, programmano una spesa straordinaria di miliardi su miliardi per armi, missili e munizioni. E la premier Meloni cosa dice? 'Riarmo non è la parola adatta' per questo piano. Si preoccupa della forma e di come ingannare i cittadini. Ma i cittadini non sono stupidi! Giorgia Meloni come lo vuoi chiamare questo folle programma che, anziché offrire soluzioni ai bisogni concreti di famiglie e imprese, affossa l’Europa della giustizia e della civiltà giuridica per progettare l’Europa della guerra?". Lo scrive Giuseppe Conte sui social.
"I fatti sono chiari: dopo 2 anni e mezzo di spese, disastri e fallimenti in Ucraina anziché chiedere scusa agli italiani, Meloni ha chiesto a Von der Leyen di investire cifre folli in armi e spese militari dopo aver firmato sulla nostra testa a Bruxelles vincoli e tagli sugli investimenti che ci servono davvero su sanità, energia, carovita, industria e lavoro. Potremmo trovarci a spendere oltre 30 miliardi aggiuntivi sulle armi mentre ne mettiamo 3 scarsi sul carobollette".
"Stiamo vivendo pagine davvero buie per l’Europa. I nostri governanti, dopo avere fallito con la strategia dell’escalation militare con la Russia, non hanno la dignità di ravvedersi, anzi rilanciano la propaganda bellica. La conclusione è che il blu di una bandiera di pace scolora nel verde militare. Dai 209 miliardi che noi abbiamo riportato in Italia dall'Europa per aziende, lavoro, infrastrutture, scuole e asili nido, passiamo a montagne di soldi destinati alle armi".
Roma, 6 mar. (Adnkronos) - "Much appreciated". Lo scrive Elon Musk su X commentando un post in cui si riporta la posizione della Lega e di Matteo Salvini sul ddl Spazio e Starlink. Anche il referente in Italia del patron di Tesla, Andrea Stroppa, ringrazia via social Salvini: "Grazie al vice PdC Matteo Salvini per aver preso posizione pubblicamente".
Roma, 6 mar. (Adnkronos) - Gianfranco Librandi, presidente del movimento politico “L’Italia c’è”, ha smentito categoricamente le recenti affermazioni giornalistiche riguardanti una presunta “coalizione di volenterosi” per il finanziamento di Forza Italia. Librandi ha dichiarato: “Sono tutte fantasie del giornalista. Smentisco assolutamente di aver parlato di una coalizione di volenterosi che dovrebbero contribuire al finanziamento del partito”.
Roma, 6 mar. (Adnkronos) - "Il vergognoso oltraggio del Museo della Shoah di Roma è l'ennesimo episodio di un sentimento antisemita che purtroppo sta riaffiorando. È gravissima l'offesa alla comunità ebraica ed è gravissima l'offesa alla centralità della persona umana e all'amicizia tra i popoli. Compito di ognuno deve essere quello di prendere decisamente le distanze da questi vergognosi atti, purtroppo sempre più frequenti in ambienti della sinistra radicale infiltrata da estremisti islamici , che offendono la memoria storica e le vittime della Shoah. Esprimo la mia più sentita solidarietà all'intera Comunità ebraica con l'auspicio che tali autentici delinquenti razzisti antisemiti siano immediatamente assicurati alla giustizia ". Lo ha dichiarato Edmondo Cirielli, Vice Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.
Roma, 6 mar. (Adnkronos) - "Meloni ha perso un'occasione rispetto a due mesi fa quando si diceva che sarà il ponte tra l'America di Trump e l'Europa e invece Trump parla con Macron, con Starmer e lo farà con Merz. Meloni è rimasta un po' spiazzata. Le consiglio di non essere timida in Europa perchè se pensa di sistemare i dazi un tete a tete con Trump, quello la disintegra. Meloni deve stare con l'Europa e Schlein quando le dice di non stare nel mezzo tra America e Europa è perchè nel mezzo c'è l'Oceano e si affoga". Lo dice Matteo Renzi a Diritto e Rovescio su Rete4.
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Cronaca
Processo Aemilia, condannato barricato nelle Poste si arrende ai carabinieri: liberi i 4 ostaggi. “Convinto con il dialogo”
Francesco Amato alle ore 9 di mattina è entrato nell'ufficio postale di Pieve Modolena (Reggio Emilia) e ha sequestrato inizialmente 5 dipendenti minacciandoli con un coltello e chiedendo di parlare con Salvini. La mediazione degli uomini dell'Arma però lo ha convinto alla resa. Nel processo sulla ‘ndrangheta in Emilia aveva preso 19 anni di carcere
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Amato la scorsa settimana era stato condannato a 19 anni nel maxi processo alla ‘ndrangheta in Emilia Romagna. Destinatario di un ordine di carcerazione, era irreperibile fino all’azione di questa mattina. “Su di me non ci sono prove, 19 anni di carcere per niente. Ci sono i testimoni che dimostrano che io non c’entro niente. Adesso voglio parlare con il ministro dell’Interno e il ministro della Giustizia: ma mi interessa soprattutto il ministro dell’Interno”, ha ripetuto Amato raggiunto al telefono dalla Rai durante il sequestro. Ora è stato arrestato per sequestro di persona, oltre a vedersi notificata l’esecuzione dell’ordine di carcerazione emesso dopo la condanna a 19 anni e un mese per associazione mafiosa nel processo Aemilia.
“Ha aperto la porta lui, ha fatto uscire gli ostaggi e si è consegnato“. Così il comandante provinciale dei carabinieri di Reggio Emilia, colonnello Cristiano Desideri, ha ricostruito parlando coi giornalisti il momento in cui Amato si è arreso. Cosa lo ha convinto? “Non ha parlato con il ministro Salvini”, ha chiarito Desideri. Sono stati “il tempo, la pazienza e il dialogo coi negoziatori, che gli hanno fatto capire che non avrebbe potuto ottenere quello che chiedeva”. Il comandante dei carabinieri reggiani ha parlato di “lunghe telefonate per stabilire un dialogo” e ha ribadito come il sequestratore si sia “lentamente convinto che l’unica soluzione era consegnarsi”. Il colonnello Desideri ha infine confermato che il sequestratore aveva un coltello da cucina con lama di circa 25 centimetri. Da parte dell’uomo, ha detto, “non c’è stato nessun ultimatum, ma aveva un’arma con cui teneva sotto controllo gli ostaggi”.
Le tappe della trattativa – La mediazione condotta dei carabinieri è continuata per tutto il giorno con l’obiettivo di riuscire a liberare gli ostaggi attraverso il dialogo. Inizialmente il sequestratore non ha voluto trattare e sono sempre stati pronti a entrare in azione i reparti speciali del Gis. “Qua ci sono 4 dipendenti: vogliono fare un assalto? Io ho adesso il coltello puntato su un impiegato. Se loro si permetto a entrare qua dentro io faccio male a questa povera persona che stava lavorando”, ha detto Francesco Amato alla Rai. Stesse parole che ha ripetuto più volte al carabiniere che, sulla soglia dell’edificio, ha fatto da tramite con Amato durante tutta la trattativa. “Non ti mettere a minacciare“, è stata la risposta del militare dell’Arma. Secondo quanto riferito a ilfattoquotidiano.it, al sequestratore è stato poi proposto di parlare con il capo di Gabinetto di Salvini, ma ha rifiutato. Poco dopo si è arreso.
Francesco Amato è balzato più volte alla ribalta del processo Aemilia per le sue colorite esternazioni che avevano portato a più di un allontanamento dall’aula. In una delle ultime sedute, la n° 194, il collaboratore di giustizia Antonio Valerio ha indicato la famiglia Amato, soprannominata dei Gitani, come il gruppo pronto a prendere le redini del mercato locale di affari illeciti al termine del processo. Aggiungendo però che gli uomini di Nicolino Sarcone, capo del gruppo reggiano legato ai Grande Aracri, non avrebbe mollato facilmente la piazza benché in carcere, e gli Amato per raggiungere i loro obbiettivi avrebbero dovuto “scatenare la guerra e usare le armi”. Forse questo sequestro non è solo il colpo di testa di un uomo focoso; forse nei giorni della latitanza Francesco ha avuto modo di confrontarsi con altri per mettere a fuoco una strategia che fa rima con gli interessi della ‘ndrangheta.
Il nuovo procuratore capo di Reggio Emilia è l’uomo giusto per comprendere a fondo le ragioni dell’azione di Amato, trattandosi del pm Marco Mescolini che ha rappresentato la Direzione distrettuale antimafia al processo Aemilia. Conosce benissimo il sequestratore, la sua storia, le sue attitudini.
Il racconto di uno degli ostaggi – All’interno dell’ufficio postale sono rimasti per tutte le otto ore in ostaggio 4 dipendenti: all’inizio erano cinque, ma una donna è stata rilasciata perché non si sentiva bene. Appena fuori, la donna ha avuto un mancamento ed è stata soccorsa dal personale del 118. “Siamo chiusi dentro. Il signor Amato vuole parlare con Salvini. Lo vedo. Sono all’interno, il signor Amato sta parlando: vuole Salvini. Parla con i Carabinieri, con noi. Ha un coltello in mano. Io lavoro qui: siamo in quattro. Il signore è qui da parecchie ore. Ha detto che se apriamo la porta qualcuno fa una brutta fine e quindi siamo trincerati dentro“. È quanto ha raccontato una delle impiegate dell’ufficio postale di Pieve Modolena presa in ostaggio da Amato al Giornale Radio Rai. Tra i clienti che stamattina erano presenti in posta c’era anche la figlia della direttrice, che è riuscita a scappare. È stata lei, secondo quanto si apprende, a dare l’allarme ai carabinieri. La ragazza, 22enne, ha raccontato che si era recata nell’ufficio per portare un pacco alla madre quando l’uomo ha fatto irruzione, gridando “vi ammazzo tutti“.
I parenti: “Non è una persona cattiva” – “Mi dispiace per le povere persone lì dentro. Lo sta facendo perché pensa di aver avuto una condanna ingiusta. Non è colpevole, lo ha fatto perché è innocente. Mio zio non è una persona cattiva”. Così ha parlato la nipote di Francesco Amato fuori dall’ufficio postale di Pieve Modolena. “Lui non fa male a nessuno, vuole solo giustizia”, ha ribadito il cognato del condannato, raccontando poi che “è invalido dalla mano destra. “19 anni di galera, è chiaro che il sangue bolle”, ha aggiunto. “Non sapevamo nulla di quello che avrebbe fatto, ma non è cattivo”, ha ripetuto ancora.
Il pentito: “Gli Amato vogliono comandare” – Di Amato aveva parlato nell’ultima udienza del processo il pentito Antonio Valerio. “A Reggio Emilia la famiglia Amato vuole comandare. Va gridato in Aula, tant’è temeraria la famiglia Amato”, ha detto il pentito. “Tutti coloro che hanno commesso dei reati lo hanno percepito molto bene. Nessuno escluso. Donne comprese. Poiché sono le donne il cordone ombelicale di questa associazione. Da quando i mariti, i fratelli e i cognati sono in carcere. Il potere non lo mollano a nessuno i Sarcone e la linea di comando c’è. Dopo Carmine Sarcone, c’è Beppe Sarcone. Gli Amato devono aspettare, altrimenti i Gitani devono sparare se vogliono il comando come abbiamo fatto noi cutresi nel ’90”.
Chi è: “In contatto con i Grande Aracri” – Condannato a 19 anni e un mese di reclusione nel processo Aemilia, con l’accusa di essere uno degli organizzatori dell’associazione ‘ndranghetistica in Emilia Romagna, Amato ha 55 anni ed è originario di Rosarno, in provincia di Reggio Calabria. Nostalgico del fascismo, al dito porta un anello con l’effige di Mussolini. Assieme al fratello Alfredo (arrestato la settimana scorsa) secondo i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Bologna era “costantemente in contatto con gli altri associati (e della famiglia Grande Aracri) in particolare per la commissione su richiesta di delitto di danneggiamento o minaccia a fini estorsivi, commettendo una serie di reati”. Nel 2016, all’inizio del processo, lo stesso Amato aveva affisso un cartellone provocatorio davanti al tribunale di Reggio Emilia, scritto a pennarello e pieno di invettive. Amato si era autodenunciato poi in aula definendosi l’autore di quel cartellone in cui, diceva, “era anche contenuto il nome dell’autore delle presunte minacce al presidente del tribunale di Reggio Emilia Cristina Beretti“, per le quali sono state arrestate nelle scorse settimane due persone, tra le quali un sacerdote. Il processo Aemilia ha visto il 31 ottobre la conclusione del suo dibattimento, con 118 condanne per oltre 1.200 anni di carcere e altre 24 in abbreviato: tra questi anche l’ex calciatore Vincenzo Iaquinta (due anni per reati di armi, ma senza aggravante mafiosa) e 19 per il padre Giuseppe.
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‘In Ucraina è guerra per procura’: a dirlo è il segretario di Stato Usa Marco Rubio. E il Cremlino plaude
(Adnkronos) - Stefano Conti è un uomo libero. L'Adnkronos può rivelare che al processo a Panama City sono cadute tutte le accuse. Raggiunto al telefono, Andrea Di Giuseppe, il parlamentare di Fratelli d'Italia eletto nella Circoscrizione Centro e Nord America, festeggia il risultato raggiunto dopo oltre due anni: "Dieci minuti fa ho parlato con il padre, si è commosso alla notizia che Stefano era finalmente stato prosciolto. Ha passato oltre 400 giorni in una delle peggiori galere del mondo, un luogo che non si riesce neanche a immaginare, e senza nessuna condanna, ma solo per una carcerazione preventiva in attesa di un processo che sembrava non arrivare mai. Ma insieme alla Farnesina e all'ambasciata, ho fatto di tutto per fargli ridurre la misura cautelare e farlo stare in una condizione meno disumana. L'anno scorso siamo riusciti a fargli avere i domiciliari, oggi la notizia più bella. Una grande vittoria per il nostro Paese".
Stefano Conti è un trader brianzolo di 40 anni, che per oltre due anni è stato accusato di tratta di esseri umani a scopo sessuale. Rischiava una condanna fino a 30 anni di reclusione, nonostante le presunte vittime avessero ritrattato le accuse, sostenendo di aver subito pressioni dalla polizia panamense.
Conti ha anche pubblicato un libro intitolato 'Ora parlo io: 423 giorni nell'inferno di Panama', in cui racconta la sua esperienza nel carcere panamense e ribadisce la sua innocenza. Il libro è uscito a dicembre scorso, in attesa dell'inizio del processo.
Andrea Di Giuseppe ha partecipato alle udienze preliminari, "non per influire sul merito della vicenda", spiega all'Adnkronos, ma per fargli avere il giusto processo che qualunque essere umano merita. Ho coinvolto la comunità italiana, ho parlato con i politici panamensi, sono stato accanto a lui davanti al giudice, per far capire al sistema giudiziario che quell'uomo non era solo, ma aveva accanto a sé il suo Paese”.
Conti "rimarrà ancora a Panama fino al 4 aprile, per motivi burocratici, ma appena avrà tutti i documenti in ordine potrà tornare in Italia", aggiunge il deputato italiano. Che non ha finito quella che è diventata una sorta di missione. "Dopo aver aiutato a liberare i due italiani in Venezuela, e dopo il più famoso caso di Chico Forti, il prossimo per cui mi impegnerò è l'ingegner Maurizio Cocco, rinchiuso in Costa d’Avorio da oltre due anni. Ne sentirete parlare presto". Sì perché gli italiani rinchiusi all'estero sono circa duemila, "e molti di questi sono in stato di carcerazione preventiva. Dei conti di Montecristo dimenticati da tutti. Ma ora il nostro governo, grazie anche all'azione dei sottosegretari agli Esteri Silli e Cirielli, e ovviamente all'attivismo della premier Meloni, sta finalmente affrontando questi casi. Non sono più dei fantasmi, ma dei nostri connazionali che devono poter avere tutta l'assistenza legale, politica e umana che possiamo dargli. È solo l'inizio. L'Italia sta contando e pesando di più nel mondo", conclude Di Giuseppe. (Di Giorgio Rutelli)
(Adnkronos) - Stefano Conti è un uomo libero. L'Adnkronos può rivelare che al processo a Panama City sono cadute tutte le accuse. Raggiunto al telefono, Andrea Di Giuseppe, il parlamentare di Fratelli d'Italia eletto nella Circoscrizione Centro e Nord America, festeggia il risultato raggiunto dopo oltre due anni: "Dieci minuti fa ho parlato con il padre, si è commosso alla notizia che Stefano era finalmente stato prosciolto. Ha passato oltre 400 giorni in una delle peggiori galere del mondo, un luogo che non si riesce neanche a immaginare, e senza nessuna condanna, ma solo per una carcerazione preventiva in attesa di un processo che sembrava non arrivare mai. Ma insieme alla Farnesina e all'ambasciata, ho fatto di tutto per fargli ridurre la misura cautelare e farlo stare in una condizione meno disumana. L'anno scorso siamo riusciti a fargli avere i domiciliari, oggi la notizia più bella. Una grande vittoria per il nostro Paese".
Stefano Conti è un trader brianzolo di 40 anni, che per oltre due anni è stato accusato di tratta di esseri umani a scopo sessuale. Rischiava una condanna fino a 30 anni di reclusione, nonostante le presunte vittime avessero ritrattato le accuse, sostenendo di aver subito pressioni dalla polizia panamense.
Conti ha anche pubblicato un libro intitolato 'Ora parlo io: 423 giorni nell'inferno di Panama', in cui racconta la sua esperienza nel carcere panamense e ribadisce la sua innocenza. Il libro è uscito a dicembre scorso, in attesa dell'inizio del processo.
Andrea Di Giuseppe ha partecipato alle udienze preliminari, "non per influire sul merito della vicenda", spiega all'Adnkronos, ma per fargli avere il giusto processo che qualunque essere umano merita. Ho coinvolto la comunità italiana, ho parlato con i politici panamensi, sono stato accanto a lui davanti al giudice, per far capire al sistema giudiziario che quell'uomo non era solo, ma aveva accanto a sé il suo Paese”.
Conti "rimarrà ancora a Panama fino al 4 aprile, per motivi burocratici, ma appena avrà tutti i documenti in ordine potrà tornare in Italia", aggiunge il deputato italiano. Che non ha finito quella che è diventata una sorta di missione. "Dopo aver aiutato a liberare i due italiani in Venezuela, e dopo il più famoso caso di Chico Forti, il prossimo per cui mi impegnerò è l'ingegner Maurizio Cocco, rinchiuso in Costa d’Avorio da oltre due anni. Ne sentirete parlare presto". Sì perché gli italiani rinchiusi all'estero sono circa duemila, "e molti di questi sono in stato di carcerazione preventiva. Dei conti di Montecristo dimenticati da tutti. Ma ora il nostro governo, grazie anche all'azione dei sottosegretari agli Esteri Silli e Cirielli, e ovviamente all'attivismo della premier Meloni, sta finalmente affrontando questi casi. Non sono più dei fantasmi, ma dei nostri connazionali che devono poter avere tutta l'assistenza legale, politica e umana che possiamo dargli. È solo l'inizio. L'Italia sta contando e pesando di più nel mondo", conclude Di Giuseppe. (Di Giorgio Rutelli)
Roma, 6 mar. (Adnkronos) - "Più che le conclusioni del Consiglio europeo sembrano un bollettino di guerra, con i nostri governanti che, in un clima di ubriacatura collettiva, programmano una spesa straordinaria di miliardi su miliardi per armi, missili e munizioni. E la premier Meloni cosa dice? 'Riarmo non è la parola adatta' per questo piano. Si preoccupa della forma e di come ingannare i cittadini. Ma i cittadini non sono stupidi! Giorgia Meloni come lo vuoi chiamare questo folle programma che, anziché offrire soluzioni ai bisogni concreti di famiglie e imprese, affossa l’Europa della giustizia e della civiltà giuridica per progettare l’Europa della guerra?". Lo scrive Giuseppe Conte sui social.
"I fatti sono chiari: dopo 2 anni e mezzo di spese, disastri e fallimenti in Ucraina anziché chiedere scusa agli italiani, Meloni ha chiesto a Von der Leyen di investire cifre folli in armi e spese militari dopo aver firmato sulla nostra testa a Bruxelles vincoli e tagli sugli investimenti che ci servono davvero su sanità, energia, carovita, industria e lavoro. Potremmo trovarci a spendere oltre 30 miliardi aggiuntivi sulle armi mentre ne mettiamo 3 scarsi sul carobollette".
"Stiamo vivendo pagine davvero buie per l’Europa. I nostri governanti, dopo avere fallito con la strategia dell’escalation militare con la Russia, non hanno la dignità di ravvedersi, anzi rilanciano la propaganda bellica. La conclusione è che il blu di una bandiera di pace scolora nel verde militare. Dai 209 miliardi che noi abbiamo riportato in Italia dall'Europa per aziende, lavoro, infrastrutture, scuole e asili nido, passiamo a montagne di soldi destinati alle armi".
Roma, 6 mar. (Adnkronos) - "Much appreciated". Lo scrive Elon Musk su X commentando un post in cui si riporta la posizione della Lega e di Matteo Salvini sul ddl Spazio e Starlink. Anche il referente in Italia del patron di Tesla, Andrea Stroppa, ringrazia via social Salvini: "Grazie al vice PdC Matteo Salvini per aver preso posizione pubblicamente".
Roma, 6 mar. (Adnkronos) - Gianfranco Librandi, presidente del movimento politico “L’Italia c’è”, ha smentito categoricamente le recenti affermazioni giornalistiche riguardanti una presunta “coalizione di volenterosi” per il finanziamento di Forza Italia. Librandi ha dichiarato: “Sono tutte fantasie del giornalista. Smentisco assolutamente di aver parlato di una coalizione di volenterosi che dovrebbero contribuire al finanziamento del partito”.
Roma, 6 mar. (Adnkronos) - "Il vergognoso oltraggio del Museo della Shoah di Roma è l'ennesimo episodio di un sentimento antisemita che purtroppo sta riaffiorando. È gravissima l'offesa alla comunità ebraica ed è gravissima l'offesa alla centralità della persona umana e all'amicizia tra i popoli. Compito di ognuno deve essere quello di prendere decisamente le distanze da questi vergognosi atti, purtroppo sempre più frequenti in ambienti della sinistra radicale infiltrata da estremisti islamici , che offendono la memoria storica e le vittime della Shoah. Esprimo la mia più sentita solidarietà all'intera Comunità ebraica con l'auspicio che tali autentici delinquenti razzisti antisemiti siano immediatamente assicurati alla giustizia ". Lo ha dichiarato Edmondo Cirielli, Vice Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.
Roma, 6 mar. (Adnkronos) - "Meloni ha perso un'occasione rispetto a due mesi fa quando si diceva che sarà il ponte tra l'America di Trump e l'Europa e invece Trump parla con Macron, con Starmer e lo farà con Merz. Meloni è rimasta un po' spiazzata. Le consiglio di non essere timida in Europa perchè se pensa di sistemare i dazi un tete a tete con Trump, quello la disintegra. Meloni deve stare con l'Europa e Schlein quando le dice di non stare nel mezzo tra America e Europa è perchè nel mezzo c'è l'Oceano e si affoga". Lo dice Matteo Renzi a Diritto e Rovescio su Rete4.