Per molti queste Atp Finals – torneo che a marzo potrebbe essere assegnato a Torino – saranno ricordate come quelle del raccattapalle che, perdendo una pallina durante uno scambio, ha costretto il giudice di sedia a far ripetere un importante punto nel tie-break decisivo del secondo set nella semifinale contro Roger Federer. Per altri invece un passaggio inevitabile quanto atteso. Alexander Zverev domenica sera è diventato “Maestro” per la prima volta in carriera al termine di un torneo in cui ha battuto sia Novak Djokovic sia il campione svizzero e che lo ha consacrato come “uno dei più grande della nuova generazione”, come lo ha definito Boris Becker, l’ultimo tedesco a trionfare nel torneo dei migliori otto nel 1995 contro Michael Chang.

Nato ad Amburgo il 20 aprile del 1997 e sotto la guida di Ivan Lendl da appena due mesi, Zverev nella settimana londinese ha messo in mostra una forza mentale mai così evidente, che lo proietta verso il prossimo scalino che ancora gli manca: una affermazione importante negli Slam. Tra Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e Us Open infatti il giovane tedesco ha raggiunto una sola volta i quarti di finale. Risultati deludenti che contrastano con quel best ranking al n. 3 (ad appena 20 anni) e con quei tre Masters 1000 (Roma, Canada, Madrid) già messi in bacheca.

Tecnicamente completo, con un rovescio e un servizio micidiali, la carriera da predestinato di Zverev è cominciata nel 2014 quando, da 17enne, prima trionfò nel Challenger di Braunschweig (dopo Chang, Gasquet, Nadal, Djokovic e Del Potro il più precoce a riuscirci), poi raggiunse la semifinale del torneo 500 di Amburgo, diventando il più giovane nella storia a vincere un match in questa categoria, e perdendo contro David Ferrer con un pesante 6-1 6-0. Una sconfitta che servirà al giovane tedesco: rappresenta uno dei passaggi chiave di una carriera che lo porterà al primo titolo Atp due anni dopo, a San Pietroburgo, contro il fresco vincitore degli Us Open, Stan Wawrinka. Di lì in poi una ascesa verticale verso i piani alti della classifica Atp, con l’ingresso in Top 10 nel maggio 2017, dopo il Masters 1000 di Roma.

Insieme a Denis Shapovalov e Stefanos Tsitsipas, Zverev rappresenta il meglio della generazione 96-99, quella che per molti potrebbe portare alla resa per chi di generazioni ne ha bruciate almeno due, ovvero Novak Djokovic, Roger Federer e Rafael Nadal. L’obiettivo adesso per il tedesco è mantenere questo livello di gioco anche negli Slam ed evitare di fare la fine di Grigor Dimitrov, “Maestro” un anno fa e poi sprofondato nel 2018. A Melbourne tra due mesi potremmo già avere delle risposte.

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