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Manovra: Italia bocciata, ma il soccorso dei sovranisti amici di Salvini non c’è. Orban e gli altri: “Rispettare le regole Ue”

Ungheria, Austria, Slovacchia: sulla manovra del governo Conte tutti gli alleati della Lega sostengono Bruxelles. Budapest: "Si può rilanciare l'economia e ridurre la disoccupazione rispettando il patto di stabilità". Vienna: "Stanno tenendo in ostaggio il loro popolo". Bratislava: "La commissione ha il nostro pieno sostegno"

Il governo italiano fa la voce grossa a Bruxelles, ma quello che i gialloverdi speravano potesse diventare un coro contro le regole di bilancio imposte dall’Unione europea, per ora si è rivelato un assolo. Dopo la bocciatura della legge di bilancio, tutti, anche gli alleati storici in tema di immigrazione, hanno voltato le spalle a Roma: lo ha fatto l’Austria, che sul controllo dei flussi si è dimostrato uno dei Paesi più vicini alle rivendicazioni italiane, ma lo hanno fatto anche e soprattutto gli alleati del Gruppo di Visegrád, uno su tutti l’Ungheria di Viktor Orbán che solo pochi mesi fa aveva definito Matteo Salvini “il mio idolo”: “Le regole dell’Ue ci sono – ha dichiarato il portavoce del premier ungherese – e vanno rispettate”.

Se, dopo il no di Bruxelles, la tattica del “non facciamo passi indietro” doveva avere lo scopo di creare un fronte che si opponesse al parere della Commissione, l’obiettivo può al momento definirsi fallito. Parole dure sono arrivate, prima di tutti, da Vienna: “Non abbiamo riscontrato alcun movimento da parte dell’Italia, quindi ci aspettiamo una chiara reazione da parte della Commissione”, aveva dichiarato il 16 novembre il ministro delle finanze austriaco, Hartwig Loeger, appena arrivato all’Ecofin, il Consiglio di Economia e Finanza. Già nei giorni precedenti l’incontro, il titolare del dicastero aveva detto che, se il governo italiano non avesse rimesso mano alla manovra, sarebbe stato giusto avviare una procedura d’infrazione: “Contrariamente a quanto sostiene (il ministro Tria, ndr), non si tratta di un affare italiano, ma europeo. C’è bisogno di un approccio equo e comune a queste regole che devono essere rispettate”. Poi ha concluso dicendo che il governo italiano sta “tenendo in ostaggio il suo stesso popolo”.

Ma il voltafaccia più significativo è certamente quello di una parte dei membri del Gruppo di Visegrád, soprattutto quello del grande alleato, il premier ungherese Viktor Orbán, anche lui punito dal suo stesso gruppo politico europeo, i Popolari, con il voto di settembre del parlamento Ue sull’applicazione dell’articolo 7 dei Trattati. Colui che più di tutti ha appoggiato Salvini e che anche in materia economica, il 15 ottobre, aveva sostenuto l’esecutivo gialloverde, oggi fa marcia indietro e invita Roma a rispettare le regole Ue. “Riteniamo che gli italiani siano abbastanza adulti da prendere decisioni per il futuro del loro Paese, quindi sta alla responsabilità dell’attuale governo e parlamento che tipo di bilancio approvare. Auspicherei che questo fosse l’approccio generale nell’Ue: il rispetto reciproco, e lasciare che i parlamenti ed i governi prendano le proprie decisioni, invece di fare commenti senza conoscere”, aveva dichiarato poco più di un mese fa il ministro degli Esteri, Peter Szijjártó. Mercoledì, però, il portavoce del primo ministro, Zoltán Kovács, ha inaugurato la nuova stagione delle relazioni tra Ungheria e governo italiano: “Le regole dell’Unione europea ci sono e vanno rispettate – ha detto – Non siamo abituati a intrometterci nelle vicende degli altri governi. Ma la recente storia del nostro Paese insegna che è possibile rilanciare la crescita economica e ridurre la disoccupazione rispettando il patto di stabilità che tutti abbiamo sottoscritto in Europa”.

Un dietrofront che è più preoccupante per l’esecutivo Lega-M5s se si pensa che Budapest è alla testa di quel gruppo di Paesi dell’Est con i quali il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, vorrebbe legarsi ulteriormente in vista delle prossime elezioni europee, formando quel Fronte della Libertà sovranista sognato dall’ex stratega della Casa Bianca, Steve Bannon. La chiusura, quindi, potrebbe creare un effetto emulazione anche tra gli altri Visegrád, uno su tutti la Polonia, il Paese che più di tutti beneficia dei fondi Ue. Il 5 novembre, intanto, ci aveva già pensato la Slovacchia che, per voce del suo ministro degli Esteri, Peter Kazimir, aveva chiesto al suo omologo Tria di rispettare gli accordi europei: “Temo che l’approccio e i passi assunti dal governo italiano stiano mettendo a rischio gli obiettivi del completamento dell’architettura dell’Eurozona, questa è la mia preoccupazione”, aveva dichiarato. Poi aveva concluso dicendosi “convinto che facciamo parte di un club basato sulle regole. Spetta alla Commissione Ue farle rispettare e la Commissione ha il mio pieno sostegno“.

Twitter: @GianniRosini