È stato arrestato il 19 novembre ma rimane presidente di Renault. E al momento senza successori al vertice dell’alleanza tra la casa automobilista francese, Nissan, e Mitsubishi Motors. La società nipponica, infatti, non sarà in grado di nominare il successore di Carlos Ghosn, alla prossima riunione del consiglio di amministrazione, prevista il prossimo lunedì. Lo anticipano fonti a conoscenza del dossier all’agenzia Kyodo, affermando che l’azienda ha deciso di dare la priorità a riformare la governance interna prima della nomina, in seguito alle rivelazioni riferite allo scandalo sull’eccessiva concentrazione di potere in mano a Ghosn.

Secondo i media nipponici il candidato favorito a sostituire l’ex tycoon sarebbe l’attuale Ceo Hiroto Saikawa, ma in base agli ultimi fatti sembra che anche la Renault – il principale azionista di Nissan – abbia espresso la volontà di una maggiore vigilanza sulla struttura gerarchica e la gestione dell’impresa. La stessa Renault, giovedì ha confermato Ghosn alla presidenza della casa auto transalpina non trovando irregolarità nei compensi percepiti dall’ex-manager 64 enne.

Una sorta di ‘sfida’ nei confronti di Nissan. In una nota ufficiale, infatti Renault sottolinea che le conclusioni preliminari dell’indagine hanno indicato che le condizioni alla base dell’approvazione della retribuzione di Ghosn “erano conformi alle disposizioni legali” in vigore. La casa automobilistica ha quindi ribadito che resteranno in vigore “le misure di governance stabilite il 20 novembre 2018”, che lasciano a Ghosn la carica di amministratore delegato e presidente, affidando al direttore operativo Thierry Bolloré la gestione quotidiana dell’attività.

Contrasti sui meriti dell’investigazione che non potrebbero essere più evidenti rispetto all’alleata Nissan, che ha licenziato Ghosn all’indomani del suo arresto, avvenuto il 19 novembre. In Giappone l’ex manager di origine brasiliana, è accusato di aver omesso compensi pari 5 miliardi di yen, l’equivalente di 44 milioni di dollari per un periodo di 5 anni, oltre ad una serie di illeciti finanziari. Accuse per le quali il pubblico ministero ha formalizzato un’incriminazione nei suoi confronti a inizio settimana, e che i gli avvocati difensori del top manager contestano.

La Renault controlla il 43% dell’azienda nipponica, mentre Nissan – che genera gran parte della redditività del gruppo – possiede appena il 15% della Renault e senza diritti di voto, oltre al 34% della Mitsubishi Motors, il terzo partner dell’alleanza. Nissan punta a rivedere i termini per un’intesa più equa, mentre la Renault, spalleggiata dal governo francese, preferisce mantenere la propria influenza sulla casa auto nipponica per proteggere i suoi interessi economici.

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