Cade quest’anno il 70esimo anniversario della pubblicazione di 1984, romanzo la cui stesura definitiva era stata siglata l’anno precedente da George Orwell: il titolo, evocante un tempo da venire, nasceva dal rovesciamento delle ultime due cifre del 1948. L’antefatto di questo racconto antiutopico va ricercato nel brindisi, poi lite furiosa, per la reciproca truffa del gioco simultaneo dell’asso di picche, che chiude Animal Farm, tra Napoleon e Pilkington, in cui si può cogliere – già nel 1943-1944, epoca di composizione della favola – l’intuizione profetica di quella che sarebbe stata, dopo gli incontri di Jalta e di Potsdam del 1945 fino alle soglie degli anni Novanta, la divisione in blocchi ideologici, politici, economici antagonisti.
Il Grande Fratello, identificabile in Stalin, domina nell’immaginario Paese di Oceania, sempre in guerra, anche se alternativamente, con altri due grandi Paesi, Eurasia ed Estasia. Tutte e tre queste grandi potenze hanno “bombe atomiche e condizioni di vita, struttura sociale, condizione economica analoghe, anche se le ideologie politiche dominanti presentano nomi diversi”: lo si legge nel libro del “traditore” Emmanuel Goldstein, allusivo a Trotzkij.
In tal senso, 1984 non è dunque solo una metafora storicamente determinata dello stalinismo e del nazismo, ma una riflessione più generale e amara sul “come” e il “perché” delle strategie vincenti di dominio politico sugli uomini. Ma anche una prefigurazione drammatica, sin dal 1948, dell’attuale “impero” omologante dei media e della “dipendenza” ossessiva dell’odierno consumo digitale. Orwell, del resto, in The Freedom of the Press – scritto nel 1945 con l’intento di premetterlo alla prima edizione di Animal Farm, ma pubblicato soltanto nel 1972, perché non inserito dall’editore – descriveva il fenomeno del “liberale rinnegato”, per il quale “la difesa della democrazia comporta la distruzione d’ogni indipendenza di pensiero”.
Nel paese di Oceania, l’oculata e ultrapropagandata guida del Grande Fratello assicura “nuova, felice esistenza” ad abitanti costantemente manovrati e spiata da microfoni e telecamere, presenti in ogni abitazione e in ogni punto delle città. Questi sono gli strumenti con cui il potere diffonde ininterrottamente la propria propaganda e controlla i cittadini anche nella loro vita privata, assicurandosi un controllo totale sulle loro vite. Il potere è suddiviso tra diversi enti:
1. Il Ministero dell’Amore, che si occupa della sicurezza interna attraverso la “psicopolizia” e della conversione di chiunque abbia comportamenti devianti rispetto al credo del regime, prima di “vaporizzarli”;
2. Il Ministero della Pace, che in realtà promuove strumentalmente la guerra perenne e il continuato “odio” sia verso i nemici esterni, ora Eurasia ora Estasia, sia verso quelli interni, cioè gli “eretici” rispetto al Partito come Goldenstein e complici;
3. Il Ministero dell’Abbondanza, che si occupa delle questioni economiche, sfornando statistiche iperfantasiose, mentre i più girano scalzi e abitano in complessi condominiali puzzolenti di cavoli e cessi otturati;
4. Il Ministero della Verità, che oltre ad occuparsi della propaganda di partito – secondo un revisionismo storico che porta a modificare libri, notizie e giornali del passato per sostenere le posizioni attuali del governo – controlla e falsa tutta la produzione artistica e letteraria, sfornando altresì sottoprodotti letterari, musicali e pornografia, a valenza oppiacea specifica per i “prolet”, cioè la stragrande maggioranza dei sudditi, che vivono in quartieri separati e si dedicano a lavori manuali e alla bruta procreazione.
Winston Smith, il protagonista, funzionario di basso rango che lavora al Ministero della Verità, nonostante le apparenze della sua esistenza quotidiana mal sopporta la rigida dottrina e la presenza assillante del regime, ed è conscio, proprio in virtù del lavoro che svolge, delle mistificazioni in cui è tenuta gran parte della popolazione. Egli, dunque, si ribella e, fra sotterfugi e paura, cerca di salvare la sua “eredità di uomo”, pur sapendo di commettere “psicoreati”. Ecco allora che come forma di ribellione personale inizia a scrivere un diario, in cui riunisce tutte le proprie critiche al Partito e alla realtà in cui è costretto vivere.
Si tratta di attività di per sé molto pericolosa, perché manifestazione di libero arbitrio e libero pensiero, sottratta per questo al controllo dalla strategia di propaganda e al controllo mentale del governo. Durante una manifestazione, chiamata “Due minuti dell’odio”, indetta dal Partito contro Goldstein – nemico giurato del governo, su cui si scarica la rabbia repressa della popolazione – Winston incontra Julia, la quale lavora anch’ella al Ministero della Verità, ma che si manifesta apertamente ostile nei confronti del governo e che un giorno gli recapita un biglietto, su cui c’è solo la frase: “Ti amo”. Inizia così la relazione tra i due protagonisti, tanto più pericolosa quanto più il regime proibisce il sesso, ritenendolo funzionale esclusivamente alla procreazione e alla composizione di una famiglia.
Convocati da O’Brien nel suo lussuosissimo appartamento, costui rivela loro di essere in effetti, come sospettava Winston, un membro della Confraternita, misteriosa organizzazione segreta che sta tramando contro il Socing, per il crollo del quale O’Brien dice di lavorare. In realtà, costui è un emissario della psicopolizia. Inevitabile, dunque, l’arresto di Winston e di Julia, i quali, condotti al Ministero dall’Amore, lì sono separati e barbaramente torturati da O’Brien stesso.
Sotto tortura, per il panico di essere dato in pasto ai topi, l’amore di Winston per Julia muta in odio, avendo così Winston scoperto, metaforicamente nel suo inconscio, il “topo carnivoro”, divoratore degli “altri” pur di salvare se stessi. Il Potere, dunque, vince e si perpetua facendo leva sull’istinto di sopravvivenza dei singoli e sul senso d’insicurezza e di precarietà costituzionali dell’uomo, il quale si appaga docilmente di compensativi e ben manipolati miraggi collettivi, di trionfi, sicurezza, onnipotenza.
E così alla fine Winston, apatico fantasma, ubriaco di gin, amerà anch’egli il Grande Fratello, mentre i teleschermi continuano a riempire e assordare orecchie e teste massificate, con i loro bollettini sulla gente che “vive più a lungo, lavora di meno, è più alta, più sana, più forte, più felice, più intelligente, più educata, più colta…”.
L’insidia maggiore sta nella “neolingua” e nel “bipensiero”. Questo, consistente nel sapere che due opinioni sono contraddittorie eppure credere in entrambe, senza più discrimine logico e pragmatico fra verità e menzogna, giusto e ingiusto, buono e cattivo; quella, unica lingua del mondo il cui vocabolario s’assottiglia di più ogni anno e il cui principale intento consiste proprio nel semplificare le possibilità di pensiero.
Otello Lupacchini
Giusfilosofo e magistrato
Cultura - 16 Gennaio 2019
1984 compie 70 anni. Un ritratto profetico del potere di ieri e di oggi
Cade quest’anno il 70esimo anniversario della pubblicazione di 1984, romanzo la cui stesura definitiva era stata siglata l’anno precedente da George Orwell: il titolo, evocante un tempo da venire, nasceva dal rovesciamento delle ultime due cifre del 1948. L’antefatto di questo racconto antiutopico va ricercato nel brindisi, poi lite furiosa, per la reciproca truffa del gioco simultaneo dell’asso di picche, che chiude Animal Farm, tra Napoleon e Pilkington, in cui si può cogliere – già nel 1943-1944, epoca di composizione della favola – l’intuizione profetica di quella che sarebbe stata, dopo gli incontri di Jalta e di Potsdam del 1945 fino alle soglie degli anni Novanta, la divisione in blocchi ideologici, politici, economici antagonisti.
Il Grande Fratello, identificabile in Stalin, domina nell’immaginario Paese di Oceania, sempre in guerra, anche se alternativamente, con altri due grandi Paesi, Eurasia ed Estasia. Tutte e tre queste grandi potenze hanno “bombe atomiche e condizioni di vita, struttura sociale, condizione economica analoghe, anche se le ideologie politiche dominanti presentano nomi diversi”: lo si legge nel libro del “traditore” Emmanuel Goldstein, allusivo a Trotzkij.
In tal senso, 1984 non è dunque solo una metafora storicamente determinata dello stalinismo e del nazismo, ma una riflessione più generale e amara sul “come” e il “perché” delle strategie vincenti di dominio politico sugli uomini. Ma anche una prefigurazione drammatica, sin dal 1948, dell’attuale “impero” omologante dei media e della “dipendenza” ossessiva dell’odierno consumo digitale. Orwell, del resto, in The Freedom of the Press – scritto nel 1945 con l’intento di premetterlo alla prima edizione di Animal Farm, ma pubblicato soltanto nel 1972, perché non inserito dall’editore – descriveva il fenomeno del “liberale rinnegato”, per il quale “la difesa della democrazia comporta la distruzione d’ogni indipendenza di pensiero”.
Nel paese di Oceania, l’oculata e ultrapropagandata guida del Grande Fratello assicura “nuova, felice esistenza” ad abitanti costantemente manovrati e spiata da microfoni e telecamere, presenti in ogni abitazione e in ogni punto delle città. Questi sono gli strumenti con cui il potere diffonde ininterrottamente la propria propaganda e controlla i cittadini anche nella loro vita privata, assicurandosi un controllo totale sulle loro vite. Il potere è suddiviso tra diversi enti:
1. Il Ministero dell’Amore, che si occupa della sicurezza interna attraverso la “psicopolizia” e della conversione di chiunque abbia comportamenti devianti rispetto al credo del regime, prima di “vaporizzarli”;
2. Il Ministero della Pace, che in realtà promuove strumentalmente la guerra perenne e il continuato “odio” sia verso i nemici esterni, ora Eurasia ora Estasia, sia verso quelli interni, cioè gli “eretici” rispetto al Partito come Goldenstein e complici;
3. Il Ministero dell’Abbondanza, che si occupa delle questioni economiche, sfornando statistiche iperfantasiose, mentre i più girano scalzi e abitano in complessi condominiali puzzolenti di cavoli e cessi otturati;
4. Il Ministero della Verità, che oltre ad occuparsi della propaganda di partito – secondo un revisionismo storico che porta a modificare libri, notizie e giornali del passato per sostenere le posizioni attuali del governo – controlla e falsa tutta la produzione artistica e letteraria, sfornando altresì sottoprodotti letterari, musicali e pornografia, a valenza oppiacea specifica per i “prolet”, cioè la stragrande maggioranza dei sudditi, che vivono in quartieri separati e si dedicano a lavori manuali e alla bruta procreazione.
Winston Smith, il protagonista, funzionario di basso rango che lavora al Ministero della Verità, nonostante le apparenze della sua esistenza quotidiana mal sopporta la rigida dottrina e la presenza assillante del regime, ed è conscio, proprio in virtù del lavoro che svolge, delle mistificazioni in cui è tenuta gran parte della popolazione. Egli, dunque, si ribella e, fra sotterfugi e paura, cerca di salvare la sua “eredità di uomo”, pur sapendo di commettere “psicoreati”. Ecco allora che come forma di ribellione personale inizia a scrivere un diario, in cui riunisce tutte le proprie critiche al Partito e alla realtà in cui è costretto vivere.
Si tratta di attività di per sé molto pericolosa, perché manifestazione di libero arbitrio e libero pensiero, sottratta per questo al controllo dalla strategia di propaganda e al controllo mentale del governo. Durante una manifestazione, chiamata “Due minuti dell’odio”, indetta dal Partito contro Goldstein – nemico giurato del governo, su cui si scarica la rabbia repressa della popolazione – Winston incontra Julia, la quale lavora anch’ella al Ministero della Verità, ma che si manifesta apertamente ostile nei confronti del governo e che un giorno gli recapita un biglietto, su cui c’è solo la frase: “Ti amo”. Inizia così la relazione tra i due protagonisti, tanto più pericolosa quanto più il regime proibisce il sesso, ritenendolo funzionale esclusivamente alla procreazione e alla composizione di una famiglia.
Convocati da O’Brien nel suo lussuosissimo appartamento, costui rivela loro di essere in effetti, come sospettava Winston, un membro della Confraternita, misteriosa organizzazione segreta che sta tramando contro il Socing, per il crollo del quale O’Brien dice di lavorare. In realtà, costui è un emissario della psicopolizia. Inevitabile, dunque, l’arresto di Winston e di Julia, i quali, condotti al Ministero dall’Amore, lì sono separati e barbaramente torturati da O’Brien stesso.
Sotto tortura, per il panico di essere dato in pasto ai topi, l’amore di Winston per Julia muta in odio, avendo così Winston scoperto, metaforicamente nel suo inconscio, il “topo carnivoro”, divoratore degli “altri” pur di salvare se stessi. Il Potere, dunque, vince e si perpetua facendo leva sull’istinto di sopravvivenza dei singoli e sul senso d’insicurezza e di precarietà costituzionali dell’uomo, il quale si appaga docilmente di compensativi e ben manipolati miraggi collettivi, di trionfi, sicurezza, onnipotenza.
E così alla fine Winston, apatico fantasma, ubriaco di gin, amerà anch’egli il Grande Fratello, mentre i teleschermi continuano a riempire e assordare orecchie e teste massificate, con i loro bollettini sulla gente che “vive più a lungo, lavora di meno, è più alta, più sana, più forte, più felice, più intelligente, più educata, più colta…”.
L’insidia maggiore sta nella “neolingua” e nel “bipensiero”. Questo, consistente nel sapere che due opinioni sono contraddittorie eppure credere in entrambe, senza più discrimine logico e pragmatico fra verità e menzogna, giusto e ingiusto, buono e cattivo; quella, unica lingua del mondo il cui vocabolario s’assottiglia di più ogni anno e il cui principale intento consiste proprio nel semplificare le possibilità di pensiero.
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Roma, 28 feb (Adnkronos) - "Oggi Giorgia Meloni, per sfuggire alle domande sulle sue bugie, invece di partecipare a una conferenza stampa – come avviene in qualsiasi paese democratico, dove il capo di governo risponde ai giornalisti – ha inviato un video, proprio come si fa in Corea del Nord. Mentre Pichetto Fratin e Giorgetti illustravano i decreti in conferenza stampa, arrivava il video di Meloni che si trovava a Palazzo Chigi. Allucinante". Lo dice Angelo Bonelli, deputato di AVS e co-portavoce di Europa Verde.
"Nel suo intervento ha affermato, mentendo, che il nucleare garantirà energia a basso costo. Falso! Oggi il nucleare costa 170 €/MWh, molto più di quanto paghiamo attualmente per l’energia elettrica e molto più delle rinnovabili. Ha poi sostenuto che, con il decreto bollette, il prezzo dell’energia per le famiglie diminuirà. Falso! A pagare saranno i cittadini, non le società energetiche che hanno realizzato profitti per decine di miliardi. Inoltre, il governo si affida alla speranza che nei prossimi mesi l’energia cali. Meloni si affida alla speranza. Ecco da chi è governata l’Italia: da una mentitrice seriale”, conclude.
Roma, 28 feb (Adnkronos) - "Tre miliardi di euro messi con tre mesi di ritardo. Speriamo che siano sufficienti. Nel frattempo la Meloni scappa anche dalle conferenze stampa, non solo dal Parlamento. Ormai parla solo attraverso video registrati, è diventata allergica alle domande. Doveva essere una lady di ferro, è sempre più “l’omino di burro” di Pinocchio". Lo scrive Matteo Renzi sui social.
Roma, 28 feb. -(Adnkronos) - "Oggi sono state presentate attività e obiettivi, il governo non può che essere accanto. Per esempio, nella parte dei fondi Pnrr per quanto riguarda i porti verdi” la comunità portuale ha “presentato 6 progetti e hanno già ottenuto oltre 8 milioni di euro”. È quanto affermato dal vice ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Vannia Gava, all’evento ‘Sblocchiamo il futuro’ organizzato da L’AdSP veneta e la Venezia Port Community.
L’obiettivo primario dell’incontro è stato approfondire e condividere i progetti e gli investimenti che mirano a rafforzare le prospettive di sviluppo sostenibile per gli scali lagunari, ragionando anche sulle modalità più efficaci, sostenibili e tempestive per superare gli ostacoli all’orizzonte per la portualità, una grande risorsa per il Veneto, per il Nord Est e per l’Italia.
“Anche per tutta la parte di autorizzazioni ambientali - riprende il vice ministro - stiamo facendo un grosso lavoro al ministero per quanto riguarda lo snellimento per ottenere le autorizzazioni e anche una serie di decreti che possono essere utili per quanto riguarda la parte dei dragaggi”, le sue parole.
Roma, 28 feb. (Adnkronos) - "Il provvedimento sulle bollette è debole e non strutturale. Il problema rimane quello delle rinnovabili iperincentivate che vendono anche quando il loro apporto è inutile, al prezzo del gas". Così Carlo Calenda sui social.
"Una follia in particolare su idroelettrico che arricchisce le imprese del settore a spese dei cittadini. Avevamo fatto una proposta chiara ma il governo non ha avuto il coraggio di attuarla. Molto positivo invece il primo passo fatto per il ritorno al nucleare, una battaglia che Azione ha condotto con forza dalla sua nascita".
Palermo, 28 feb. (Adnkronos) - "La politica di Trump di dazi mi preoccupa. Non mi sono mai pronunciato sino adesso, ma è chiaro che parlo anche da ex presidente del Senato. Sulla politica internazionale non mi compete esprimermi, potrei dire tanto ma mi taccio. Per quanto riguarda, invece, quella economica siamo preoccupati come credo lo siano tutti coloro che hanno a cuore l'andamento dell'economia italiana". Così il presidente della Regione siciliana, Renato Schifani, a margine della cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario della Corte dei Conti.
"Le politiche protezionistiche non hanno mai risolto le tematiche economiche di un Paese, anche perché determinano controreazioni, dazi contro dazi - ha aggiunto -. Ho letto oggi sulla stampa che le quotazioni delle azioni di Trump e anche di Musk crollano e questa è una prima conseguenza. Mi auguro e sono certo che la reazione dell'Europa sarà univoca, ferma e dimostri una volta tanto di essere un'Europa anche dei popoli, non soltanto della moneta".
Roma, 28 feb. (Adnkronos) - La segretaria del Pd, Elly Schlein, risponderà domani a Repubblica sulla proposta, lanciata sul quotidiano da Michele Serra, per 'Una piazza per l'Europa'. Si apprende da fonti del Nazareno, interpellate sull'iniziativa.
Roma, 28 feb. (Adnkronos) - "Condivido e rilancio l'appello di Michele Serra su Repubblica: portiamo alta la bandiera Ue nelle piazze delle città capoluogo d'Italia, riaffermiamo con forza i valori di pace, libertà e democrazia che rappresenta, manifestiamo per la nostra Europa". Lo scrive sui social l'eurodeputato Pd, Matteo Ricci.