Società

Lorella Cuccarini non ha mai brillato per progressismo. Il guaio è che c’è chi la pensa come lei

Lorella torna a far danni. Dopo il suo no al matrimonio egualitario – ok alle unioni civili, ma i legami di serie A lasciamoli alle “persone normali” sembrava essere il sunto del suo pensiero – e dopo il suo no ad adozioni e Gpa (che chiama “utero in affitto, come certe infelici adepte di Arcilesbica o i lettori standard de La Verità), adesso torna a dire la sua, attaccando l’Europa e lodando la politica di Salvini, ma non solo. Dichiara infatti: “Io vorrei che i miei figli fossero liberi di scegliere se andare fuori o rimanere in un Paese che offra loro delle possibilità”. Ricordando che “abbiamo un tasso di disoccupazione altissimo, cinque milioni di poveri” e ci dice che bloccare l’immigrazione è sacrosanto. Poi bacchetta papa Francesco – “Ci sono rimasta male quando ha detto ‘meglio atei e buoni, che cristiani e odiatori’ (di migranti) – e infine la rivelazione finale: “Dobbiamo accettare il fatto che uomini e donne sono diversi” e “se ci sono più uomini ai vertici è perché sono più predisposti”.

Sia ben chiaro: che l’ex golden girl di Fantastico non brillasse in progressismo lo si era capito almeno dal 2009 e ce lo aveva ricordato quando, qualche anno fa, si era fatta ritrarre insieme a Costanza Miriano, colonna del “pensiero” omofobo di cui rivendicava l’amicizia. Certe esternazioni non stupiscono, perciò, e vanno lette in continuità logica con tutto questo.

Ci si potrebbe chiedere, semmai, perché venga chiamata a commentare questioni sociali come fosse una specialista, ma – anche qui – è vizio del sistema dei media italiano: si dà voce a testimonial non specializzati per parlare dei più vari argomenti. Su questi si elargiscono opinioni con quella sprezzante leggerezza che poi espone le Cuccarini di turno a tutto il senso del ridicolo possibile. Perché è ridicolo mettere nella stessa frase due concetti che si annullano tra loro: sperare che i suoi figli siano liberi di espatriare e poi auspicare lo stop all’immigrazione.

E ancora, sulle donne: basterebbe aver studiato storia per sapere che l’accesso alle carriere al genere femminile non è impedito da ragioni di natura biologica o per questioni innate, che rendono invece gli uomini più predisposti a certi destini professionali, ma è proprio perché per millenni un certo pensiero ci ha detto che ci sono cose che possono fare solo i maschi e cose che possono fare solo le femmine. Lorella Cuccarini insomma è diventata (a sua insaputa?) sponsor di quella cultura sessista, razzista e omofoba che vuole il mondo fermo a un tempo che sta volgendo verso la fine, nonostante le resistenze al cambiamento.

In tutte queste questioni l’approccio della più amata da “prima gli italiani”, come ha ben fatto notare qualche utente sui social, è quello di chi – a pancia piena e a cervello vuoto – pensa che diritti e prerogative stiano da una parte sola: quella dei privilegiati. E cioè: la possibilità di sposarsi solo agli etero. I figli pure. La possibilità di spostarsi solo a chi vive nel ricco Occidente e così via. L’arroganza di chi ha il potere ed elargisce concessioni dall’alto, insomma. Unita alla tracotanza del cafone che ce l’ha fatta. È così triste che ti farebbe piangere, se non ti facesse incazzare.

Certo, già si legge sulle bacheche sovraniste (come quella di Salvini, che le ha dedicato un tweet) che il suo pensiero, poiché di buon senso, è quello di milioni di italiani. Ma credo sia proprio questo il punto: essere portavoce di certa, abbondante, disumanità – quella per cui lasciare nella miseria o nei teatri di guerra milioni di disperati o in alternativa farli annegare in mare o lasciarli al freddo e al gelo nelle notti d’inverno rappresenta opzione auspicabile, che tanto “la pacchia è finita” – non dà ragione alla massa, ma dequalifica ancora di più certe posizioni, facendole scivolare nell’abisso dello squallore.

Sulle ragioni per cui il pensiero “del popolo” non sia necessariamente ottimale basterebbe ricordare l’episodio di Barabba, preferito a Gesù per il supplizio della croce. E sull’altare del buon senso abbiamo visto nascere fenomeni di deterioramento sociale e civile quali l’antivaccinismo: quale genitore “di buon senso” darebbe a suo figlio un medicinale che lo fa diventare autistico? Di certo nessuno, ma a credere a queste assurdità è quello che si beve qualsiasi cretinata letta sul web.

Infine, tornando alla Cuccarini, si ha la spiacevole sensazione di trovarsi di fronte la solita stella morente che per far parlare di sé sposa argomenti poco edificanti – ad esempio, quelli dei sovranisti – per attirare maggiori attenzioni. Fatto non nuovo: basti pensare al triste destino che è toccato a Povia, che dai fasti di Sanremo è finito a pietire qualche ospitata sul palco del Family day o nelle parrocchie in cui si parla male dei gay. Non vorrei che Lorella finisse a far da madrina a qualche kermesse omofoba, su qualche tv locale. Al peggio, si sa, non c’è mai fine. E la strada intrapresa sembra proprio quella.