Foreste a cinque stelle, come gli alberghi di lusso. Ma non per il comfort e la bontà dei servizi, bensì per le modalità di gestione e per l’elevato grado di beneficio che apportano all’ambiente. Non tutti i boschi sono uguali. Ci sono quelli meglio conservati, quelli più o meno fitti, o quelli – più di altri – in grado di combattere l’inquinamento, facendo il proprio compito di “polmoni verdi” e di sentinelle contro i cambiamenti climatici. Una piccola speranza per il pianeta terra viene dall’Italia, con i primi mille ettari di foreste al mondo che hanno ottenuto la certificazione internazionale per i servizi naturali del Forest Stewardship Council (Fsc), un’organizzazione internazionale non governativa, indipendente e senza scopo di lucro, nata per promuovere la gestione responsabile di foreste e piantagioni. Oltre 600 ettari si trovano in Veneto, buona parte concentrati nella fascia costiera tra Livenza e Tagliamento, gli altri in Trentino Alto Adige e in Lombardia.

In occasione della giornata mondiale per le foreste, una quarantina di responsabili della gestione forestale dei diversi uffici Fsc nel mondo hanno visitato i boschi di Bandiziol e Prasaccon, nel comune di San Stino di Livenza, dove si trovano 122 ettari di bosco certificati. Per ottenere questo riconoscimento bisogna superare un esame che calcola scientificamente cinque indicatori di impatto positivo. Il primo è la biodiversità. Il secondo è il sequestro e lo stoccaggio dell’anidride carbonica. Il terzo è costituito dalla pulizia dell’acqua. Il quarto è la conservazione del suolo. Il quinto la promozione di attività ricreative.

L’Italia è arrivata per prima, sul piano internazionale, ottenendo la certificazione. Nei prossimi mesi è probabile che seguiranno altri paesi europei. Si apre una nuova frontiera nella gestione delle foreste.

L’obiettivo dei mille ettari è stato raggiunto grazie alla collaborazione tra WaldPlus, una azienda specializzata nella gestione di foreste, ed Etifor, spin off dell’Università di Padova, che si occupa del calcolo degli impatti positivi per l’essere umano. Il Comune di San Stino di Livenza ha dato vita, assieme ad altri enti locali del Veneto Orientale, all’Associazione Foreste di Pianura, la prima del genere in Italia, creata nel 2002 per la gestione efficiente e sostenibile delle risorse forestali.

Il significato pratico dell’iniziativa? “La certificazione dei servizi naturali porta nuovo valore alle nostre foreste e ai loro impatti positivi sul territorio e sulla comunità. – spiega Stefano Pellizzon, assessore all’ambiente del Comune di San Stino – Il risultato è avere città turistiche con una migliore offerta ‘green’, in grado di attirare ancora più visitatori e foreste urbane che aiuteranno a combattere l’anidride carbonica e altri inquinanti”. Diego Florian, direttore di Fsc Italia sottolinea l’importanza di “una gestione responsabile delle aree, capace di attrarre risorse e investitori. Questo valorizza il ruolo dei proprietari dei boschi, promuovendo una cultura della gestione attiva delle foreste. Esiste ormai un mercato emergente per questi servizi e la certificazione fornisce ai gestori forestali gli strumenti per valorizzare queste aree”.

Tra i membri di Fsc ci sono Ong, gruppi ambientalisti (ad esempio il Wwf) e sociali (National Aborigenal Forestry Association of Canada), proprietari forestali, industrie di commercializzazione del legno e della carta, ricercatori. Gli alberi che crescono nei mille ettari di boschi italiani certificati appartengono a 36 specie diverse, selezionate tra quelle che si adattano meglio al contesto locale. Ad esempio, pino silvestre, abete rosso, larice, quercia, faggio, frassino e nocciolo. Queste foreste catturano circa 220mila tonnellate di anidride carbonica, pari alle emissioni medie annue di 110.114 automobili. I metri cubi di acqua, prima filtrata e poi trattenuta in falda dagli alberi con impatti positivi sulla sua disponibilità e potabilità, sono ogni anno un milione e 256 mila, come quella contenuta da 502 piscine olimpioniche.

Per avere un riferimento pratico, si pensi che un albero, quando ha raggiunto l’età adulta, riesce a catturare 0,65 tonnellate di CO2. Ciò significa che per catturare le emissioni medie annue di una automobile servono tre alberi. Un albero facilita, inoltre, l’infiltrazione di 546 metri cubi di acqua all’anno, pari al consumo idrico di 6,2 cittadini. “È un’immensa soddisfazione per noi essere stati i primi al mondo a calcolare scientificamente quanto gli alberi siano utili alla nostra vita: producono acqua potabile, riducono l’inquinamento e proteggono le nostre case da frane e alluvioni. Molte persone e aziende hanno capito l’importante ruolo dei boschi ed investono quotidianamente per migliorarne la gestione. Grazie ad Fsc si ha la garanzia che questi miglioramenti siano visibili e quantificabili” spiega Lucio Brotto, Business Development Director di Etifor.

In Italia il patrimonio boschivo è di 11 milioni di ettari di boschi, ma due terzi sono in mano a piccoli proprietari privati che spesso non sanno nemmeno di possederli o li trascurano.

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