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Al Maurizio Costanzo Show il trio Paolo Bonolis, Carlo Conti e Gerry Scotti fa il pieno di ascolti: “Avrebbe dovuto esserci anche Frizzi”

Sul finale i "tre tenori" cantano Diamante di Zucchero e dopo trentasette anni Maurizio Costanzo si concede, quasi commosso, la passerella finale in compagnia del collega Enrico Mentana

Era il 1998 quando Maurizio Costanzo con Enrico Mentana omaggiava i “Tre Tenori” della tv: Mike Bongiorno, Raimondo Vianello e Corrado. Dopo ventun anni al Maurizio Costanzo Show è il turno di Paolo Bonolis, Carlo Conti e Gerry Scotti. Una vera e propria celebrazione tra aneddoti, sorrisi e ricordi, il pubblico apprezza facendo segnare ascolti record con oltre il 16% di share. “Che vergogna, essere paragonati a loro. Ma siete sicuri?“, chiede Scotti per poi aggiungere: “Se il titolo fosse stato ‘I quattro moschettieri’, avrebbe dovuto esserci anche Fabrizio Frizzi“.

E’ Conti a parlare dell’amico scomparso lo scorso anno: “Inizio subito col magone. Fabrizio è e sarà sempre qui con noi. Ha lasciato questo suo grande sorriso, questa sua grande forza e ha lasciato un segno indelebile nella televisione italiana. Credo non sia passato giorno nel quale non mi è venuto in mente Fabrizio. Per mille motivi. Perché abbiamo condiviso tante trasmissioni soprattutto nel finale e soprattutto per questo fatto di essere diventati genitori in età un po’ ‘adulta’, diciamo. Condividevamo la crescita di Matteo e Stella”.

Non si può non parlare del Festival di Sanremo: “Non me l’hanno mai proposto“, dice Scotti, “Non lo rifarei al momento”, aggiunge Bonolis, “Non so niente, è troppo presto“, commenta Conti. “Ricordo ancora  quando arrivò a casa mia la prima proposta della Rai. Studiavo all’università, avrei voluto fare la carriera diplomatica. Mi offrivano un milioncino al mese, che all’epoca non era niente male. Mio padre non esitò: ‘Vacci perché sennò ti prendo a calci in culo a due a due finché non diventano dispari’“, racconta il papà di Avanti un altro che parla di Non è la Rai come di un programma di cui non va molto fiero:”Praticamente entravo per il buongiorno all’inizio e rientravo per i saluti finali, con Boncompagni che diceva che non gli servivo. Però pagavano bene. C’è chi passa alla storia e chi passa alla cassa.”

“Perché non vieni a Mediaset?”, chiede Costanzo a Conti: “I matrimoni si fanno in due e finché ci si trova bene non ha senso lasciarsi sinora mi sono trovato bene con mamma Rai”. “Il programma che più mi ha emozionato condurre? Forse Il gioco dei 9, perché lo presi chiavi in mano da Vianello e durante le puntate nacque mio figlio”, racconta Scotti che al collega concorrente ruberebbe La Corrida: “La riporterei su Canale 5 ma non sarebbe un furto, perché la conducevo prima di lui. A Bonolis invece invidio Il senso della vita che mi è sempre piaciuto moltissimo”.

I tre hanno condiviso per anni proprio l’occupazione della fascia preserale con i quiz: “Molti colleghi li snobbano ma credo che siano una palestra fondamentale”, commenta Scotti; “Creano grande familiarità col pubblico che ti vede ogni giorno entrare nelle case”, aggiunge Conti. I loro eredi? “Alessandro Cattelan e Federico Russo“. Sul finale i tre tenori cantano Diamante di Zucchero e dopo trentasette anni Maurizio Costanzo si concede, quasi commosso, la passerella finale in compagnia del collega Enrico Mentana.