“Io la mano e l’abbraccio da Di Maio non li accetto. Accetterò una stretta di mano seria nel momento in cui prenderà le decisioni serie per Taranto, cioè la chiusura delle fonti inquinanti, adesso basta”. Sulla maglietta di Carla Lucarelli campeggia il sorriso di suo figlio Giorgio Di Ponzio, il 15enne tarantino morto di tumore lo scorso 25 gennaio. Quando Carla ha lasciato il tavolo convocato dal vicepremier Luigi Di Maio sull’ex Ilva di Taranto e sul futuro della città, con lei c’erano anche gli altri genitori colpiti dal lutto. Al terzo piano del Palazzo dove ha sede la prefettura Di Maio, insieme ai ministri Sergio Costa (Ambiente), Barbara Lezzi (Sud), Giulia Grillo (Salute) e Alberto Bonisoli (Beni Culturali), ha guidato due tavoli. Il primo istituzionale, con enti locali, datoriali e sindacati, e il secondo “sociale” con movimenti e associazioni. Al suo arrivo ha annunciato che il Consiglio dei Ministri ha inserito nel Dl Crescita una norma che elimina da agosto l’immunità penale per Arcelor Mittal: “Nel contratto firmato dai nuovi acquirenti non era prevista e quindi da agosto non ci sarà più”. Il vice premier ammette che questo “non risolve i problemi di Taranto, ma accelera il risanamento ambientale: Arcelor lavorerà nel migliore dei modi, ma l’immunità penale nel contratto non c’era”.

Eppure a Taranto serpeggia lo scetticismo. Michele Emiliano lasciando la prefettura è stato prudente: “Attediamo di leggere il testo della norma”. In conferenza stampa Di Maio ha garantito che il testo sarà presto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Dinanzi agli organi di informazione, però, il vicepremier ha descritto anche i progetti che il Tavolo per Taranto dovrà realizzare: “Con mio sommo stupore ho scoperto che i soldi ci sono ma non si spendono: ci sono 600 milioni di euro che non sono stati utilizzati. Non è un’accusa, ma in un clima di collaborazione e dialogo con la città, nonostante le diverse idee e colori politici, dobbiamo garantire un nuovo futuro a questa terra”. Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico ha spiegato che a Taranto avrà sede il “Tecnopolo del Mediterraneo”, una fondazione che richiamerà start up e ricercatori per avviare nuove strade per l’ambiente, le energie rinnovabili e nuovi materiali.

Ma per Carla Luccarelli, come per tanti altri attivisti e ambientalisti, la visita di Di Maio oggi è solo una passerella elettorale: “Taranto – ha spiegato Carla – è bella quando serve. È la solita presa in giro, ora ci sono le Europee ed è venuto a fare passerella”. “Il ministro Di Maio – ha voluto ricordare – quando tempo fa ha incontrato Mauro Zaratta, papà del piccolo Lorenzo anche lui ucciso da un tumore a soli cinque anni. Lo ha abbracciato e si è commosso, ma in realtà quando è salito al Governo non ha fatto altro che garantire la produzione come avevano fatto i suoi predecessori. Ecco io quell’abbraccio e quella commozione non li voglio”.

Nelle sue parole c’è la delusione di tanti tarantini e di gran parte di coloro che hanno assicurato ai Cinquestelle un successo plescibitario alle ultime elezioni politiche del 2018. Come Carla, anche altri esponenti del comitato “Giustizia per Taranto” hanno lasciato il tavolo: “”Parlavate di chiusura progressiva – ha sottolineato Luca Contrario – delle fonti inquinanti. Quando dovrebbe partire questo processo progressivo? Perché non viene stabilito un chiaro programma che dettagli tempi, responsabilità e attività pianificate? Perchè non lo fate? Non vogliamo e non possiamo essere comparse di una commedia elettorale mal progettata e vi lasciamo da soli con le vostre bugie e i vostri slogan“.

La Taranto che accoglie Di Maio non è la stessa che lo ha abbracciato l’ultima volta. Il centro del capoluogo ionico è militarmente blindato. La zona rossa è ben più ampia di quella che fu disegnata per l’arrivo di Matteo Renzi quando era ancora presidente del Consiglio dei ministri. Oltre un centinaio di carabinieri e poliziotti a presidiare le strade. A questi vanno aggiunti i militari per le scorte e le staffette. Insomma uno spiegamento di forze che a tratti appare esagerato se confrontato con il pacifico sit in organizzato dall’associazionismo tarantino. In piazza Carmine, a pochi metri dalla prefettura dove si sono svolti i tavoli erano circa un centinaio i manifestanti. Nella mattina tra loro sono sfilate anche alcune bandiere degli attivisti 5stelle: i pochi sostenitori rimasti a Taranto dopo “il tradimento” del Governo su Ilva sono stati fischiati e insultati e costretti ad abbandonare la piazza.

In conferenza stampa Di Maio ha annunciato che tornerà a Taranto il prossimo 24 giugno e in questi due mesi dovranno essere avviati tre percorsi: il primo su “Innovazione, lavoro e imprese” che sarà coordinato proprio dal Mise e dal ministro Lezzi. Il secondo sulla “riqualificazione urbana” a cura del ministro Bonisoli e infine quello su “Salute e ambiente sociale” che sarà gestito dai ministri Costa e Grillo. Sul tavolo è tornata anche la cosiddetta “valutazione integrata del danno ambientale e sanitario”, uno strumento per valutare preventivamente le ricadute delle scelte industriali su operai, abitanti e territorio: “Non serve una nuova norma – ha spiegato Di Maio – perché il ministro Grillo e il ministro Costa modificheranno un decreto interministeriale per prevenire effetti dannosi su salute e ambiente”.

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