A chi serve pubblicare un video di una delle tante feroci aggressioni a cui è stato sottoposto il pensionato di Manduria, morto a seguito di tali violenze? Non serve agli inquirenti, giacché gli indiziati sono stati tutti fermati, non può servire all’opinione pubblica, che su quegli atti è stata abbondantemente informata. Allora la seconda domanda è: perché si rende pubblico un video di quel genere? Forse per allenarci alla ferocia? O forse per raccogliere i commenti, altrettanto feroci, sui protagonisti di questi atti disumani? Infatti la ferocia delle immagini fa da pendant alla ferocia delle parole che le commentano, alla durezza delle pene invocate, all’odio che quell’odio sprigiona nel tempo del ritorno all’occhio per occhio.

Il fatto che la Polizia di Stato, sui suoi canali social, abbia diffuso questo video rende la vicenda più tragica, più insidiosa, più sospetta.  E quella disumanità che col timbro dello Stato viene elevata a teatro, sia pure dell’orrore, è figlia di una decisione semplicemente incivile.

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