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M5s vs Lega: "Si dimetta". "No, resta" - 4/6

L'inchiesta sull'esponente della Lega ha spaccato il governo per venti giorni. Tre settimane di dichiarazioni sempre più roventi tra le due forze di governo. Da una parte i pentastellati di Luigi Di Maio, che spingevano per le dimissioni. Dall'altra la Lega di Matteo Salvini, che invece si è schierata a difesa del suo sottosegretario. La svolta arriva il 2 maggio con il premier Giuseppe Conte che annuncia in conferenza stampa l'intenzione di chiedere la revoca del sottosegretario
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M5s vs Lega: “Si dimetta”. “No, resta”

L’indagine sul sottosegretario arriva in piena campagna elettorale per le europee. Opposte le posizioni di Lega e M5s. Per Di Maio Siri deve dimettersi. Anzi: è il suo partito che deve allontanarlo. “La cosa che chiediamo da tre settimane è che Siri si dimetta per non gettare ombre sul governo. La Lega ha deciso di proteggere Siri inspiegabilmente e domani va in consiglio dei ministri, hanno voluto intraprendere la strada della vecchia politica che protegge sempre i suoi politici. Ha scelto la vecchia strada della casta che protegge i suoi uomini a prescindere. Trovo assurdo che ci siano spaccature e spaccarsi su una battaglia che ci dovrebbe vedere uniti alla Lega è un messaggio sbagliato dato al Paese”, ha ripetuto il leader del M5s fino alla vigilia del Consiglio dei ministri, ricordando che la lotta alla corruzione e la questione morale sono un cavallo di battaglia del suo movimento. Dalla parte opposta Salvini ha provato a blindare il suo uomo: “Se sul caso Siri si va al voto noi votiamo contro e loro se ne prendono la responsabilità. Mi sembra evidente che con il M5s ci sia una spaccatura e non solo“. Una minaccia che però non avrebbe messo in pericolo la tenuta dell’esecutivo: “L’ultima delle cose di cui hanno bisogno gli italiani è una crisi di governo. Proseguiamo fino a fine mandato”.

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