Fusione Renault-FCA? Ormai i francesi sembra ci abbiano messo sopra una grossa pietra tombale: lo fa comprendere Jean-Dominique Senard, il numero uno di Renault, dichiarandosi dispiaciuto per il mancato matrimonio con gli italoamericani, saltato per volontà del Governo d’oltralpe (azionista al 15% della Renault) e per i paletti messi da Nissan. “Non so cosa ci riserverà l’avvenire, quello che posso dire è che questo progetto resta nella mia mente come un tema assolutamente notevole ed eccezionale”.

Fra le righe il presidente del colosso dell’auto transalpino si interroga anche sul comportamento altalenante di Parigi in merito alla vicenda: “Quando il ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire (il quale proprio oggi ha dichiarato che invece “i colloqui potrebbero essere riaperti dopo che si è ricreata la fiducia con Nissan”, ndr.), mi ha suggerito alcuni mesi fa di prendere contatto con i dirigenti di FCA l’ho fatto. Con i nostri team abbiamo fatto un lavoro notevole e abbiamo valutato che questo progetto di fusione sarebbe stato interessante e positivo per il gruppo Renault e l’Alleanza, che per me sono inseparabili”.

Poi, però, per il timore che l’accordo con FCA avrebbe innescato una guerra fratricida con Nissan, il governo francese ha fatto marcia indietro, nostante la fusione garantisse “vantaggi evidenti e reali sinergie”, sostiene Senard: “Sono stato sedotto da questo progetto e quando è arrivata l’offerta l’ho subito proposta alla Nissan. L’abbiamo studiata approfonditamente e siamo arrivati al Cda che avrebbe potuto votare la prima tappa di questa fusione. A eccezione di un voto contro, tutto il Cda l’aveva approvata con entusiasmo mentre i due rappresentati della Nissan si sarebbero astenuti ma in modo positivo”. Anche se un’astensione “bonaria” dei rappresentanti di Nissan appare poco comprensibile.

Tuttavia, il voto “non ha potuto più avere luogo dopo la richiesta dei rappresentanti dello Stato di rinviare la decisione”, la stessa che ha comportato il dietrofront di FCA, che ha ritirato l’offerta. “Tutti i team all’interno del gruppo vedevano in modo positivo la fusione, che avrebbe dato alla Renault una forza supplementare. Ne ho la certezza, in quel progetto c’era una reale potenziale di successo e per la prima volta si sarebbe creato un insieme su base europea, un campione europeo. Un esempio perfetto per dimostrare che siamo in grado di fare insieme” al fine di “fronteggiare un periodo in cui si verificherà una ristrutturazione piuttosto forte del mercato dell’auto e, in particolare, un’evoluzione del mercato cinese” e dei suoi prodotti.

Parlando del mancato accordo, Senard ha anche sottolineato che “questo genere di operazioni possono realizzarsi quando le questioni culturali sono facili da gestire”, facendo riferimento alle analogie col gruppo FCA e, probabilmente, anche alle differenze coi nipponici di Nissan. “In questo caso c’erano tutte le condizioni per creare un legame culturale. Lo ha dimostrato il lavoro di tutte le nostre rispettive équipe durante il negoziato. Sono conscio delle conseguenze che certe operazioni possono provocare se non sono sotto controllo. Basta essere vigili e con l’esperienza si possono controllare eventuali conseguenze negative ma questo tema oggi è chiuso”. Infine, il chiarimento più esplicito su una possibile ripresa della trattativa: “Il progetto, in questo momento, non esiste più”.

L’attuale priorità dei francesi rimane quella di ricucire i rapporti (logori) con l’alleato giapponese: “l’Alleanza Renault-Nissan è e deve restare un motore di sviluppo. Non ci sarà un successo per il gruppo Renault senza il successo dell’Alleanza. Grandi cose sono state fatte e tanti altri progetti ci attendono e si sta ristabilendo un clima di fiducia reciproca e di rispetto”. Anche se resta da sbrogliare la questione della governance di Nissan…

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