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Alitalia, quarta proroga per l’offerta di Fs mentre la compagnia perde 700mila euro al giorno. Buio fitto sui soci mancanti

Ferrovie e Delta avrebbero dubbi sulla solidità finanziaria di Lotito, perplessità condivise dalla Lega. Anche la famiglia Toto ha manifestato interesse, ma non è vista di buon occhio visto che deve 600 milioni all'Anas, controllata da Fs. Atlantia invece non si sarebbe ancora espressa. Spunta poi la sgr QuattroR che prenderebbe una quota fra il 3 e il 6% attraverso un fondo

Non rassicura affatto la quarta proroga (fino al 15 luglio) concessa alle Ferrovie dello Stato per mettere a punto il salvataggio Alitalia. I sindacati sono preoccupati e perplessi di fronte all’ennesimo rinvio e sono pronti a tornare in piazza. Così per affrontare la questione il ministero dello Sviluppo li ha convocati per il prossimo 3 luglio assieme al ministero del Lavoro a quello delle Infrastrutture, alla regione Lazio e ai tre commissari Alitalia.

La situazione del resto è ancora molto tesa. La società vede crescere il traffico, le perdite si sono ridotte, ma ogni giorno la compagnia brucia 700mila euro e di conseguenza la liquidità si assottiglia progressivamente (476 milioni al 31 maggio). In compenso, il decreto crescita ha bloccato il contatore degli interessi (145 milioni) sul prestito ponte da 900 milioni concesso dallo Stato ad Alitalia. Un finanziamento prededucibile, che, sulla carta, doveva essere restituito non appena ultimata la cessione, ma che con ogni probabilità si trasformerà in toto o in parte in azioni della nuova compagnia di bandiera.

Nonostante l’impegno pubblico, finito peraltro nel mirino di Bruxelles, finora l’unica offerta formalizzata è quella del patron della Lazio, Claudio Lotito, su cui però le Ferrovie e Delta avrebbero dubbi relativi alla solidità finanziaria. Perplessità peraltro condivise dalla Lega. Anche la famiglia Toto, già in passato socio dell’ex compagnia di bandiera ed ex azionista di AirOne, avrebbe inviato una lettera per manifestare il suo interesse, ma il pretendente non è visto di buon occhio dal momento che deve 600 milioni all’Anas, controllata dalle Ferrovie. Atlantia invece non si sarebbe ancora espressa in attesa di una non meglio specificata “normalizzazionedei rapporti con il governo. Inoltre, ufficiosamente, fonti governative hanno fatto sapere che c’è l’interesse sul dossier di diversi soggetti fra cui “compagnie aeree e fondi d’investimento”. Il riferimento indiretto è al fondo QuattroR, una società di gestione del risparmio partecipata al 40% dalla Cassa depositi e Prestiti e al 60% dai manager. QuattroR entrerebbe nella partita con una quota che può oscillare fra il 3 e il 6% attraverso un fondo di cui potrebbero far parte altri soggetti pubblici come Cdp, Inail e Poste che già in passato ha investito senza successo in Alitalia.

Le indiscrezioni insomma si moltiplicano. Ma il dato di fatto è che l’offerta della cordata guidata dalle Ferrovie dello Stato ancora non c’è. Manca ancora all’appello il socio che deve coprire una quota pari al 40% della nuova Alitalia accanto alle Fs, alla compagnia americana Delta e al Tesoro. Per la partecipazione in questione, la Lega vorrebbe l’intervento di Atlantia che però non piace affatto al ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli. Quest’ultimo è entrato in rotta di collisione con il gruppo della famiglia Benetton dopo il crollo del Ponte Morandi a Genova minacciando la revoca delle concessioni autostradali. Per questa ragione, al momento, non è disposto ad avallare l’ingresso dei Benetton nel capitale della nuova Alitalia.

Inoltre, il sindacalista Antonio Amoroso della Cub ricorda come la chiusura del cerchio sull’azionariato “non risolve la questione perché non c’è un piano di rilancio per la compagnia”. Detta in altri termini, oltre all’apporto di capitale iniziale che potrebbe oscillare fra gli 800 milioni e il miliardo, bisognerà poi trovare altri fondi per assicurare un futuro alla compagnia ed evitare che quel denaro venga bruciato rapidamente. Non a caso, fra i diversi osservatori, c’è chi ritiene che, alla fine, il Tesoro sarà obbligato a convertire l’intero prestito da 900 milioni in azioni della nuova Alitalia. Un intervento simile darebbe al governo maggior margine di manovra per rimettere in sesto l’azienda prima di valorizzarla cedendo una quota ad investitori privati.

Infine, sullo sfondo resta anche uno scenario che preoccupa notevolmente i sindacati: la liquidazione. Non si può escludere a priori infatti che l’operazione di salvataggio non vada in porto. Nel qual caso, Alitalia, che ancora impiega 11mila persone, porterebbe i libri in tribunale. E c’è già chi è pronto a scommettere che la tedesca Lufthansa sarebbe pronta a comprare i pezzi migliori a buon mercato.