Politica

Governo, nel Consiglio dei ministri resta solo il decreto legge del Mibac

La fotografia delle nuove tensioni e dello stallo nel governo è nell'ordine del giorno del cdm, dopo lo scontro sull'autonomia e sul dossier autostrade. Anche il Tav torna ad essere divisivo, mentre un nuovo fronte si apre sulla riorganizzazione del ministero e la riforma del codice Beni Culturali approvata la settimana scorsa

Nel Consiglio dei ministri convocato alle ore 18.50 a Palazzo Chigi resta solo il decreto legge in materia di personale delle fondazioni lirico sinfoniche, di sostegno del settore del cinema e audiovisivo e finanziamento delle attività del Ministero per i beni e le attività culturali.  Sul tavolo non ci sarà il ddl di assestamento di bilancio perché il ministro Giovanni Tria e il premier Giuseppe Conte vogliono prima trattare in Giappone con il commissario Pierre Moscovici. Non ci sono neanche il testo sull’autonomia e il dossier autostrade, dopo lo scontro nel doppio vertice notturno di martedì sera tra Lega e M5s. La fotografia delle nuove tensioni e dello stallo nel governo è nell’ordine del giorno del cdm, nel quale oltre al decreto legge sul Mibac restano giusto i provvedimenti in scadenza.

Le tensioni su autonomia, Autostrade e Tav
Sullo sfondo restano invece le divisioni del governo su autonomia e Autostrade, i due argomenti che resteranno tabù nel Cdm di questa sera. L’immagine di stallo è emersa dai due vertici notturni di ieri a Palazzo Chigi: fumata nera sull’autonomia, nessuna decisione su Autostrade. Trapela dal Carroccio una forte irritazione per il nuovo stop al tema caro alle regioni del Nord. Per il M5s i temi critici sono la scuola, i trasferimenti fiscali dallo Stato alle Regioni e i trasporti. “Io pretendo un minimo di serietà, la stessa schiettezza con la quale noi esponiamo le nostre richieste. Se una parte del Governo non è disposta ad andare avanti con questa riforma lo dica chiaramente, è inutile tirare fuori delle scuse infantili come ‘non è scritta bene’. Non si vengano a tirare fuori questioni inesistenti. Poi noi trarremo le conseguenze del caso”, ha commentato il governatore Attilio Fontana.

Di “caos ingiustificato” parla invece Luigi Di Maio in un post su Facebook. “Sarà un’autonomia equilibrata, fatta bene, che gioverà veramente a Regioni e Comuni. Il Movimento lavora così, per tutto il Paese. Non penso che qualcuno voglia tornare ai tempi della secessione della Padania e non ho motivo di dubitare che sapremo trovare insieme la migliore soluzione“. Il vicepremier sottolinea però che “alcune posizioni più estreme mi preoccupano. Non si può pensare di impoverire ancora di più regioni come la Puglia, la Calabria, la Sicilia, ma anche l’Abruzzo, il Lazio, le Marche, il Molise, la Campania e l’Umbria. Di meno ospedali, meno scuole e strade sempre più in dissesto non se ne parla. Ma sono certo che alla fine prevarrà il buonsenso”, conclude Di Maio.

Mentre resta latente il tema Tav, altro argomento sul quale Lega e Cinquestelle hanno opinioni opposte. La coordinatrice del Corridoio Mediterraneo, Iveta Radicova, ha dichiarato che “il progetto continua“, seppur nel “pieno rispetto per le decisioni di ogni governo”. Il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, si è affrettato a ribadire che “non è partito alcun bando, si tratta di manifestazioni d’interesse da parte di eventuali imprese, che durerà tre mesi, ed ha la clausola del recesso senza oneri e senza alcuna motivazione da parte dello Stato interessato”. Martedì Salvini era stato chiaro sulla Torino-Lione: “Spero che la lezione delle Olimpiadi sia servita”.

Il nuovo scontro sulla riforma del Mibac
La riorganizzazione del ministero e la riforma del codice Beni Culturali, approvata la scorsa settimana in Consiglio dei ministri, diventano invece un nuovo tema di divisioni. “Stanno suscitando un malcontento generale in tutte le categorie coinvolte, segnale che ci impone una riflessione sulla opportunità di avviare una revisione profonda dei testi che evidentemente non sembrano essere il frutto di un adeguato confronto con tutte le parti interessate”, scrive la sottosegretaria leghista Lucia Borgonzoni che individua “le maggiori criticità” in una “linea di azione che torna a centralizzare“. Ora, dice, “serve un ampio confronto“.

Stupisce la posizione della Lega sul decreto. Ma quale assenza di concertazione? C’è stata eccome. La riorganizzazione del Mibac è frutto di un lungo percorso durato diversi mesi e di un confronto con tutti i soggetti coinvolti”, fanno sapere all’Ansa fonti M5s. “Non a caso ieri – aggiungono le stesse fonti – a seguito di un incontro con il ministro Bonisoli al Mibac, la Conferenza Stato-Regioni ha dato l’ok alla creazione di una cabina di regia istituzionale composta da Governo, Regioni, Anci e Upi che si occuperà di seguire l’iter parlamentare e tutti i decreti attuativi della legge delega sui beni culturali e sullo spettacolo dal vivo”.

Proprio il ministro M5s Alberto Bonisoli questa mattina ha difeso la sua riforma che – ha spiegato – “prende spunto da un paio di aspetti che riguardano l’attività del ministero di cui sono responsabile”. Il primo aspetto riguarda la difficoltà di spendere le risorse: “Il ministero non riesce a spendere, non abbiamo abbastanza personale amministrativo, facciamo troppi assegnamenti diretti e non c’è una gestione centralizzata delle grandi gare e quando ci capitano dobbiamo darle ad Invitalia. Vogliamo avere una direzione generale che si occupi di questo aspetto”. Il ministro ha poi annunciato che “l’organico sarà aumentato: saranno messi a bando 1.250 posti adesso e alcune migliaia in autunno, perché con le persone che abbiamo adesso non si va lontano”. “Altro aspetto affrontato – ha proseguito Bonisoli – è quello del differente comportamento che c’è sul territorio nazionale nel momento in cui alcuni funzionari prendono decisioni. Io sono molto favorevole all’autonomia dei musei. Ma autonomia non significa anarchia e serve un minimo di armonizzazione”.