Ma da quanti anni e quanto intensamente ormai, sentite parlare di estati torride, caldo estremo, afa e via dicendo? Ormai la cronaca della temperatura è sdoganata: se fa molto caldo se ne parla, spesso con toni di allarme e con servizi mediatici pieni di consigli su come proteggersi. E questo, appunto, è il problema, anzi i problemi. Il primo riguarda, appunto, i consigli per difendersi, rimasti per lo più ancorati ai vecchi schemi del bere molto, non uscire durante le ore calde, proteggere bambini e anziani. Un passettino in avanti lo si è fatto, nel senso che si parla di più di come aiutare i più vulnerabili, si insiste su alimentazione ma anche su altre strategie, si danno consigli su come utilizzare i condizionatori. Lo stesso Ministero della Salute ha appena pubblicato linee guida aggiornate su come proteggere la popolazione dalle ondate di calore dove le indicazioni alle amministrazioni sono precise e argomentate. Abbiamo capito, finalmente, che questo caldo non è normale e che quindi bisogna prendere misure straordinarie anche per difendersi.

Resta però inevasa una domanda fondamentale: fa sempre più caldo, va bene. Ma come fermare l’aumento del caldo? Possibile che dobbiamo solo giocare in difensiva, senza attaccare? Perché non ci si chiede quali sono le cause che aumentano il caldo e come fare per impedirlo? I climatologi distinguono due tipi di strategie contro il riscaldamento globale: le prime, sono strategie di adattamento. L’aumento della temperatura è un fatto, e bisogna farci i conti. Anche da questo punto di vista, però, si sta facendo pochissimo. Perché, come lo stesso documento del Ministero indica, non basta che il singolo metta un condizionatore – anzi, in teoria è pure peggio – ma che le amministrazioni locali comincino a creare città a misura di cambiamento climatico. Ripiantando alberi, soprattutto, utilizzando materiali più ecologici e che producono meno caldo, creando isole di ristoro per i cittadini, specie i più vulnerabili come i bambini, quando afa e ozono sono alle stelle e magari non si può partire. In molte città si stanno facendo, come ad esempio Milano, ma la maggior parte è indietro. Penso a Roma, la città dove abito, e mi viene da piangere, o da ridere, visto che non solo non stiamo nella fase in cui si pensa alla necessità di ripiantare gli alberi contro il riscaldamento, ma ancora non si tagliano neanche quelli che potrebbero uccidere e talvolta lo fanno. Oppure lo si fa selvaggiamente in maniera preventiva e insensata tagliando alberi secolari che oltre al fresco erano la memoria della città.

Non basta però adattarsi, perché è evidente che potrebbe arrivare un punto dove adattarsi è sufficiente. Serve anche mitigare il caldo, ovvero fermare l’aumento delle temperature. E questa è una faccenda maledettamente complicata, perché non riguarda le amministrazioni locali, almeno solo in parte, ma gli accordi globali tra nazioni, visto che purtroppo i gas emessi in una parte del globo hanno conseguenze anche sulla parte opposta. Da questo punto di vista, se davvero soffriamo il caldo e lo temiamo, dovremmo allora essere super vigili sugli accordi climatici tra nazioni. Dovremmo essere veramente preoccupati, e non indifferenti, quando un Paese come gli Usa escono dall’accordo di Parigi o quando l’Europa non raggiunge un accordo sulle emissioni zero nel 2050. Perché possiamo usare creme solari pregiatissime, possiamo avere i sistemi di condizionamento più sofisticati, possiamo partire quando fa caldo – e tutto questo solo se siamo benestanti, tra l’altro – ma l’unico modo per fermare le ondate di calore è fermare le emissioni di gas serra.

E allora più che i consigli del solito esperto al Tg del pranzo, quasi uguali da decenni, più che aumentare il consumo di frutta e verdura che pure fa bene e seguire le misure anticaldo di medici e pediatri, la vera mossa per contrastare il caldo africano è soprattutto una: votate bene. Votate partiti ambientalisti o che abbiano un corposo programma ambientalista. Votate politici consapevoli del cambiamento climatico e non persone che di riscaldamento globale non sanno nulla, e che rischiano di portarci nel baratro. Da questo punto di vista, la politica Italia sta dando uno spettacolo penoso. È incredibile come sia caduto nel vuoto quel drammatico appello del capo dello Stato, che ha parlato, invano, solo a marzo, di crisi globale a causa del cambiamento climatico.

I Cinque Stelle sembrano aver archiviato il loro volto verde e la loro iniziale passione per l’ambiente, almeno a livello di dichiarazioni di governo. Il Pd si è attaccato al carro di Greta quando è passato per avere un po’ di visibilità, ma ancora, sebbene nel suo programma ci siano robuste parti ambientaliste, quando si tratta di lanciare messaggi forti il cambiamento climatico resta fuori. Inutile parlare di Lega e della destra, che di ambiente non si sono mai occupati. E dunque, ancora, vi prego: quando sentite caldo, spegnete i tg e accendete la mente, specie quando votate. Perché se le prossime estati saranno torride fino all’insopportabile dipende esattamente da lì.

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