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Mamma uccide le figlie di 3 anni e 17 mesi: “Mi impedivano di fare sesso”. Condannata all’ergastolo

Louise Porton aveva 23 anni quando, nel 2018 a Rugby, nel Regno Unito, ha ucciso entrambe le sue figlie perché - ha detto agli inquirenti - le impedivano di vivere la propria vita sessuale come voleva. Ora la Corte di Birmingham l'ha condannata all’ergastolo, con una detenzione minima di 32 anni

di Kevin Ben Alì Zinati

Il 15 gennaio ha soffocato Lexi Draper, di tre anni. A inizio febbraio ha fatto lo stesso con Scarlett Vaughan, di 17 mesi, finché anche la seconda figlia non ha smesso di respirare. Louise Porton aveva 23 anni quando, nel 2018 a Rugby, nel Regno Unito, ha ucciso entrambe le sue figlie perché – ha detto agli inquirenti – le impedivano di vivere la propria vita sessuale come voleva. Ovvero facendosi pagare per incontrare e avere rapporti con uomini sconosciuti. Soldi che poi avrebbe usato per assecondare la propria passione, lo shopping. Come riportano i principali media inglese, la Corte di Birmingham ha condannato ora la donna all’ergastolo, con una detenzione minima di 32 anni. Dagli atti del processo, emerge che Louise Porton nelle settimane precedenti alla morte avesse addirittura cercato su Google modi e metodi per uccidere dei bambini.

Una storia surreale – I dettagli e retroscena che emergono dai racconti dei media Uk dipingono una storia macabra e surreale. Pare infatti che Lexi, la figlia di tre anni, fosse morta diverso tempo prima che la madre chiamasse il numero d’emergenza: quando l’operatore le aveva chiesto se la piccola respirasse, lei con freddezza aveva semplicemente risposto di no. Il giorno dopo la morte di Lexi, Louise Porton ha accettato ben 41 richieste di amicizia sulla famosa app di incontri “Meet Me” e ha iniziato conversazioni con altri uomini da un altro sito simile, Badoo, inviando foto nuda e offrendo prestazioni. Inoltre, ha organizzato un appuntamento con un uomo di nome Leon quella notte e pare che, durante il funerale di Lexi, qualche giorno dopo, qualcuno l’abbia sentita ridere mentre durante una chiamate FaceTime.

Ma la storia continua dritta fino al 1 febbraio, quando anche Scarlett, fu trovata senza vita: all’ennesima chiamata ai soccorsi aveva dichiarato che le condizioni della figlia non sembravano urgenti ma la piccola Scarlett è stata trovata morta quando arrivarono i paramedici, soli nove minuti dopo. Durante il suo processo, Louise Porton ha provato a dichiararsi innocente anche sei giurati l’hanno descritta come non angosciata dalla morte delle figlie. La polizia tuttavia ha trovato prove indiscutibili. Sulla sua cronologie online, infatti, sono emerse ricerche inequivocabili: “Puoi davvero morire se hai il naso chiuso e ti copri la bocca con del nastro adesivo” o ancora “per quanto tempo dopo l’annegamento qualcuno può essere rianimato?”. Chris Draper è il papà delle due piccole vittime e non aveva mai incontrato Scarlett. Le sue parole dopo il duplice omicidio sono terribili: “Non ho più niente per cui vivere”. Aggiungendo poi un dettaglio che getta un alone di tristezza in più: “Forse se i servizi sociali mi avessero ascoltato, le mie ragazze sarebbero ancora in vita oggi”.

I dati in Uk Louise Porton è stata condannata e incarcerata perché ritenuta colpevole di omicidio. Non per infanticidio che, per la legge inglese, è definito come “l’uccisione di un bambino di età inferiore a 1 anno da parte della madre mentre il suo equilibrio mentale era ancora disturbato dal parto”. L’Infanticide Act del 1922 infatti differenzia legalmente l’infanticidio dall’omicidio colposo o dall’omicidio, prevedendo un trattamento più “clemente” spesso con condanne comunitarie o ospedaliere. In italia, per esempio, il codice penale parla solo dell’infanticidio in condizioni di abbandono materiale e morale commesso durante o subito dopo il parto. Secondo le statistiche del Governo Uk nel 2018 ci sono stati 18 omicidi di bambini sotto l’anno di età mentre 16 di bimbi tra 1 e 4 anni. Nel 2017 erano stati rispettivamente 23 e 12 contro i 15 e i 9 dell’anno precedente.

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