Corruzione, abuso d’ufficio e traffico di influenze. Sono i reati ipotizzati nell’inchiesta condotta dalla procura di Roma sul progetto di ripristino dello storico Palazzo Raggi in via del Corso e del complesso immobiliare delle Torri di Ligini all’Eur, già sede del Ministero delle Finanze. I pubblici ministeri hanno provveduto alla notifica della chiusura indagini e ora 12 persone sono a rischio processo.

La vicenda nasce nel 2015 e le indagini svolte dal Nucleo Speciale Anticorruzione della Guardia di Finanza, si sono concentrate su presunti accordi illeciti intercorsi tra politici, dirigenti e funzionari del Campidoglio, tesi ad ottenere esito positivo nella definizione delle pratiche edilizie. Accordi che hanno puntato ad ottenere, a fronte di denaro o altre utilità, soluzioni condivise attraverso un iter amministrativo come agevolazioni nell’acquisto di appartamenti, l’abbattimento di mutui, il pagamento spese notarili e l’ottenimento di particolari incarichi professionali.

“Con riferimento al restauro di Palazzo Raggi – spiega in una nota la Gdf – un noto costruttore romano, proprietario dell’immobile tramite una sua società, avrebbe direttamente e costantemente, anche con l’ausilio dei collaboratori più fidati, tenuto i contatti con il Capo pro tempore del Dipartimento programmazione e attuazione urbanistica del Comune e con alcuni funzionari al fine di scongiurare l’annullamento del piano di recupero dello storico palazzo romano”.

Per quanto riguarda, invece, la pratica edilizia delle Torri dell’Eur, l’allora assessore alla riqualificazione urbana della giunta Marino Giovanni Caudo “avrebbe fatto approvare il progetto come avente natura di restauro e risanamento conservativo (che non prevede alcun tipo di onere al Comune) anziché di ristrutturazione edilizia (che prevede invece il pagamento di oneri concessori e del contributo straordinario per la valorizzazione immobiliare, per oltre 20 milioni di euro), in modo tale da concedere, sfruttando anche le relazioni esistenti con alcuni funzionari del suo Assessorato e di altri uffici pubblici, il permesso di costruire in maniera difforme dalle previsioni con notevole risparmio di spesa”.

Nel corso delle indagini sono emerse inoltre “irregolarità anche con riferimento ad altre due diverse pratiche edilizie. La prima legata un immobile di pregio in largo di Santa Susanna, già sede dell’Istituto di Geofisica e Vulcanologia, in ordine alla quale l’Assessore pro tempore alla riqualificazione urbana ed il Capo del Dipartimento pro tempore avrebbero esercitato indebite pressioni su dipendenti comunali per favorire il cambio di destinazione d’uso dell’immobile (dalla realizzazione di un importante centro di livello urbano culturale/commerciale con servizi e spazi espositivi alla realizzazione di uffici). Nella seconda, invece, gli stessi avrebbero favorito una specifica cordata di costruttori per permettere di edificare in zona Grotta Perfetta, negando l’esistenza di specifici vincoli idrogeologici gravanti sul fosso di Tre Fontane”, conclude la Guardia di Finanza.

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