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Onu in rosso, piano di austerity: acqua portata da casa, stop a feste serali e rubinetti chiusi

Le Nazioni Unite affrontano la "peggiore crisi di liquidità" degli ultimi dieci anni dovuta ai ritardi nei versamenti dei contributi da parte di 64 paesi, tra cui gli Stati Uniti. Il risultato è un buco da centinaia di milioni di dollari
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Per risparmiare carta e inchiostro i rapporti al segretario Antonio Guterres non devono superare le 8500 parole. In più, l’acqua si porta da casa, riscaldamento e aria condizionata sono in funzione solo dalle 8 alle 18, viene sospeso l’uso di alcuni ascensori e scale mobili non essenziali, e anche i rubinetti dell’iconica fontana all’ingresso del Palazzo di Vetro, sulla First Avenue, sono stati chiusi. Le Nazioni Unite affrontano la “peggiore crisi di liquidità” degli ultimi dieci anni e varano il loro piano per la spending review, alimentata da un bilancio in profondo rosso. All’origine dell’austerity, che influenzerà “le condizioni di lavoro e le operazioni” dell’organizzazione internazionale “sino a nuovo avviso”, ci sono i ritardi nei versamenti dei contributi da parte di 64 paesi, tra cui gli Stati Uniti, per un buco di centinaia di milioni di dollari. Previsto anche un limite agli orari delle traduzioni simultanee, garantite a orari fissi solo dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18, e poi la cancellazione di tutti i ricevimenti serali dopo le 18.

Catherine Pollard, sottosegretario generale responsabile della strategia di gestione del Palazzo di Vetro, ha spiegato che “non si tratta di una crisi di bilancio, ma di liquidità“. L’organizzazione, ricorda, “dipende dal fatto che gli stati membri rispettino gli obblighi di contribuzione economica in modo puntuale” per il budget ordinario. Il bilancio per il prossimo anno, pari a 2,87 miliardi di dollari, ha invece un totale di 1,3 miliardi ancora dovuti per il 2019, e per questo Guterres ha parlato di “grave crisi finanziaria”.

“Fate pagare tutti i paesi membri, non solo gli Usa”, ha commentato il presidente americano Donald Trump su Twitter. Gli Stati Uniti sono il principale singolo donatore dell’Onu, e contribuiscono a circa il 22% del budget ordinario e al 28% del bilancio per le operazioni di mantenimento della pace. Per l’anno in corso devono ancora versare 674 milioni di dollari, oltre a 381 milioni per quelli precedenti. Ma è anche vero, come hanno fatto sapere funzionari delle Nazioni Unite, che tradizionalmente Washington tende a pagare la sua quota verso la fine dell’anno.

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