L’amministrazione Trump ha presentato formalmente all’Onu la documentazione per ritirare gli Usa dall’accordo di Parigi sul clima, firmato nel 2015 da altri 200 Paesi. “Gli Usa hanno ridotto tutti i tipi di emissioni e i risultati parlano da soli”, ha detto il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, in risposta alle critiche arrivate da gran parte della comunità internazionale. “Abbiamo scelto di seguire un modello realistico e pragmatico. Un approccio che si basa sul ricorso a un mix di fonti energetiche e di tecnologie efficienti”, ha continuato il capo della diplomazia Usa, ribadendo che “gli Stati Uniti hanno ridotto le emissioni di inquinanti atmosferici che hanno impattato sulla salute umana e sull’ambiente del 74% fra il 1970 e il 2018. E le emissioni di gas serra sono calate del 13% fra il 2005 e il 2017, anche se l’economia è cresciuta del 19%”.

Già prima di insediarsi alla Casa Bianca, durante la campagna elettorale fra il 2015 e il 2016 il presidente Donald Trump aveva svelato il suo scetticismo verso l’emergenza climatica e verso l’impatto dell’uomo sul surriscaldamento dell’atmosfera terrestre, definendo l’accordo di Parigi – fra i pilastri dell’amministrazione Obama – un ostacolo allo sviluppo dell’economia: troppo costoso per le imprese americane e un fattore di rischio per migliaia di posti di lavoro nei settori ritenuti inquinanti. Per completare l’intera procedura ci vorrà un anno: l’uscita definitiva degli Usa dall’accordo è prevista per la fine del 2020, dopo le elezioni presidenziali americane. Qui c’è una possibile svolta: una eventuale sconfitta del tycoon potrebbe fermare l’iter e lasciare che gli Stati Uniti rimangano all’interno dell’intesa. Il timore di molti è che adesso da parte di Trump parta una vera e propria offensiva contro gli sforzi internazionali per combattere i cambiamenti climatici, incentivando settori come quelli del carbone, del petrolio e del gas naturale.

Intanto, critiche alla scelta statunitense arrivano dai capi di Stato di Francia e Cina, Emmanuel Macron e Xi Jinping, che mercoledì firmeranno a Pechino un documento congiunto sulla espressa “irreversibilità” del patto sul clima di Parigi del 2016. Parlando ai giornalisti al seguito di Macron in visita di Stato in Cina, un funzionario dell’Eliseo ha espresso il “rammarico” della Presidenza francese per la mossa americana: “Questo non fa che rendere la partnership sino-francese sul clima e la biodiversità ancora più necessaria”, ha spiegato il funzionario. Della stessa opinione il fronte cinese: “Speriamo che gli Stati Uniti possano assumersi maggiori responsabilità e fare di più per dare una spinta al processo di cooperazione multilaterale, invece di aggiungere energia negativa”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri, Geng Shuang, durante una conferenza stampa.

L’Accordo di Parigi sul clima è stato raggiunto il 12 dicembre del 2015 alla Conferenza annuale dell’Onu a tema riscaldamento globale: è poi entrato in vigore il 4 novembre 2016, 30 giorni dopo la ratifica da parte di almeno 55 Paesi che rappresentano almeno il 55% delle emissioni di gas serra. L’Italia ha ratificato l’accordo il 27 ottobre. Fra gli obiettivi principali c’è quello di contenere l’aumento della temperatura al di sotto dei 2 gradi centigradi rispetto ai livelli pre-industriali.

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