Non solo le parole davanti alla commissione di Marie Yovanovitch e l’indagine sul suo avvocato Rudy Giuliani, ma anche quel tweet frettoloso che è finito subito davanti alla commissione Intelligence della Camera sull’Ucrainagate. Un venerdì nero per Donald Trump. Una delle peggiori giornate da quando è arrivato alla Casa Bianca. Il suo attacco all’ex ambasciatrice Usa a Kiev Yovanovitch (“Ha fatto male ovunque è andata”) è stato postato mentre la diplomatica stava testimoniando in diretta tv, provocando una bufera che rischia di diventare per il tycoon un vero e proprio boomerang: “L’intimidazione di un testimone, e per di più in tempo reale, è un reato. Ed è una minaccia rivolta a tutti coloro che vogliono farsi avanti”, ha tuonato di fronte alle telecamere Adam Schiff, il presidente della commissione che coordina le indagini sul possibile impeachment, assicurando che il comportamento del presidente sarà preso “in serissima considerazione” quando si dovranno riempire gli articoli per la messa in stato di accusa.

Ma ci sono altre due tegole cadute nelle ultime ore sulla testa del tycoon, che sente sempre di più il fiato sul collo. La prima è la notizia che il suo avvocato personale, Rudy Giuliani, è indagato a New York nell’ambito dell’Ucrainagate, con le possibili accuse che vanno dalla violazione delle regole sui finanziamenti elettorali all’azione illegale di lobby in Paesi stranieri, passando per il reato di cospirazione e per quello di corruzione di funzionari, anche stranieri. La seconda mazzata in poche ore per Trump è la dichiarazione di colpevolezza di Roger Stone, ex responsabile della sua campagna elettorale e amico di vecchia data, in uno dei filoni dell’inchiesta sul Russiagate. Anche in questo caso le accuse sono pesantissime: ostruzione della giustizia nell’ambito delle indagini sulle interferenze russe nel voto del 2016 e aver mentito al Congresso sui contatti con WikiLeaks per ottenere, sempre nel 2016, materiale compromettente contro i rivali di Trump. Insomma, il cerchio si stringe sempre più attorno al presidente.

Ma ciò che nelle ultime ore lo ha fatto maggiormente infuriare sono proprio le parole in diretta tv dell’ex ambasciatrice americana a Kiev, che ha raccontato come si sia sentita minacciata da Trump che, parlando con il leader ucraino Voldymyr Zelensky nella famigerata telefonata del 24 luglio scorso, la descrisse come una “bad news”, assicurando che presto sarebbe stata cacciata. “Nel leggere la trascrizione della telefonata ero scioccata, sconcertata, devastata. Fu terribile sentire che il presidente degli Stati Uniti aveva perso la fiducia in me. E non mi fu data alcuna spiegazione sul perché venivo mandata via”, ha spiegato la diplomatica in una delle fasi più sentite della testimonianza. Ricordando anche la campagna diffamatoria messa in piedi contro di lei da Giuliani e i suoi soci: “Capirono che era facile rimuovere un’ambasciatrice che non dava loro quello che volevano per interessi che ritengo loschi”. È proprio durante questo passaggio che Trump ha sparato i due tweet che ora rischiano di comprometterlo.

Lo sdegno intanto è bipartisan. Mai si era vista una cosa simile, un presidente che interviene per denigrare e diffamare un alto funzionario dello Stato mentre sta deponendo in Congresso. Un’uscita che potrebbe costare molto cara, sottolinea anche la Fox. Mentre passano in secondo piano le mosse orchestrate nelle ultime ore della Casa Bianca: il ricorso alla Corte Suprema per impedire che le dichiarazioni dei redditi degli ultimi otto anni del tycoon, quelle personali e delle sue aziende, vengano consegnate ai procuratori di Manhattan; la pubblicazione della trascrizione della prima telefonata con Zelensky. In quest’ultima, dello scorso aprile, non emergono pressioni da parte del tycoon che invece, nel complimentarsi per la vittoria elettorale di Zelensky, ricorda quando era proprietario di Miss Universo: “Eravate sempre ben rappresentati…”, scherza, provocando la risata di Zelensky.

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