I cittadini cinesi dovranno rinunciare al big match di Premier League Arsenal-Manchester City. A deciderlo sono stati i vertici della tv di Stato Cctv, ma a fare notizia è soprattutto la motivazione: un tweet di Mesut Özil, calciatore tedesco di origine turca dei Gunners che si è schierato contro la persecuzione degli uiguri, minoranza etnica di religione musulmana, per la quale il governo di Pechino continua a ricevere numerose critiche da parte delle organizzazioni internazionali in favore dei diritti umani. “I corani vengono bruciati – si legge nel messaggio pubblicato dal calciatore -, le moschee chiuse, le scuole musulmane bandite, gli studenti religiosi uccisi uno ad uno, i fratelli deportati nei campi”. L’Arsenal aveva preso le distanze dalle dichiarazioni del proprio giocatore, ma evidentemente questo non è bastato e le accuse su ciò che si sta consumando nella regione dello Xinjiang, all’estremo ovest della Cina, non sono state perdonate dalla Repubblica Popolare.

Nel suo messaggio, Özil aveva poi puntato il dito anche contro la comunità musulmana mondiale, accusandola di rimanere in silenzio di fronte alle sofferenze del popolo uiguro: “I musulmani sono silenti, la loro voce non si sente”.

Non è la prima volta che parole o azioni del nazionale tedesco scatenano polemiche a livello internazionale. Mentre nelle altre occasioni, però, le critiche nei suoi confronti arrivavano anche dalle ong che sostengono i diritti umani, questa volta il calciatore paga l’essersi schierato al loro fianco. Il primo episodio risale a luglio 2018, quando è iniziata a circolare una foto in cui lui e il suo compagno di Nazionale, anch’esso di origine turca, İlkay Gündoğan, si erano fatti immortalare con il presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan. Erano passati pochi mesi dalla liberazione di Deniz Yücel, il giornalista turco-tedesco di Die Welt rinchiuso per un anno nelle carceri turche con l’accusa di terrorismo, e la scelta dei due giocatori di farsi una foto con il presidente turco ha scatenato le reazioni e le critiche di numerosi tedeschi. Tenendo conto che in quel periodo continuavano senza sosta le purghe del governo nei confronti degli oppositori, tutti accusati di essere vicini agli organizzatori del fallito colpo di Stato del 2016. Accuse che hanno portato il giocatore ad accusare i propri connazionali di razzismo, dando l’addio alla Nazionale tedesca.

Polemiche che si sono ripresentate quasi un anno dopo, quando l’attaccante dell’Arsenal è stato di nuovo immortalato mentre stringe la mano a Erdoğan in occasione dei festeggiamenti per la fine del Ramadan. Anche in quell’occasione, stesse polemiche, stessa reazione.

La situazione nello Xinjiang, però, è oggetto da anni delle proteste di numerose organizzazioni internazionali indirizzate nei confronti del governo cinese. Nel suo ultimo focus sulla situazione della minoranza musulmana, Amnesty International parla di “un piano di sistematica persecuzione etnica e religiosa. Quelli in cui sono internate centinaia di migliaia di persone – uiguri, kazaki e appartenenti ad altre minoranze per lo più musulmane del Xinjiang – non sono ‘centri per la formazione professionale’, come pretende la narrativa ufficiale cinese, ma veri e propri campi d’internamento allestiti per l’indottrinamento politico, il lavaggio del cervello e l’assimilazione culturale forzata. Come già denunciato da Amnesty International in un rapporto del 2018, il sistema è entrato a pieno regime nel marzo 2017, quando nel Xinjiang è stato adottato il ‘Regolamento sulla de-radicalizzazione’. In nome della sicurezza nazionale e del contrasto al terrorismo, sono state giudicate ‘estremiste’ e internate persone la cui barba era ‘abnormemente lunga’, si coprivano il capo col velo, digiunavano, pregavano regolarmente, non bevevano alcoolici o possedevano libri sull’Islam o sulla cultura uigura”.

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