Cultura

Lo scaffale dei libri, la nostra rubrica settimanale: diamo i voti, da Veronesi a McEwan

di Davide Turrini

Si diceva dei figli. Anzi c’è uno scrittore famoso che una sera del 1989 durante un party su un bel terrazzo si è messo a spiegare all’allora neofita letterario Michael Chabon che se avesse voluto continuare a scrivere il secondo, poi il terzo, poi il quarto romanzo, avrebbe dovuto evitare di fare figli. I marmocchi, insomma, nuocciono alla carriera. Un po’ stupito e parecchio stizzito, Chabon, oggi all’ottavo romanzo, si prende una pausa bagattella con Imprevedibili sprazzi di paternità (Rizzoli) descrivendo quell’incontro buffo e paradossale a cui seguono sei brevi racconti sui suoi figli, più un settimo in cui torna lui figlio al cospetto del padre moribondo. L’assunto è: il famoso scrittore diceva una stronzata. Ma anche: nei meandri misteriosi dell’atteggiarsi fragile dei figli, come nel fare titubante di un padre, c’è sempre un margine di sincera reciprocità che è pura e ineguagliabile esperienza di vita. Scritto con mezza mano sinistra, ma corposo e immediato sul piano descrittivo di estemporanee situazioni genitore/ragazzino (il capitolo sul figlio adolescente dedito alla moda dove si mescolano Roland Barthes, supereroi Marvel, e un paio di veri pantaloni gonfiabili, è di tutto rispetto), con questo libercolo Chabon esercita la sua magmatica scrittura sulla distanza breve centrando l’obiettivo morale di una risposta possibile al collega spavaldo lontano nipote di Erode. I maschi adulti volontariamente senza figli non cambieranno di certo opinione, ma si apprezza con stima il composto e arguto sforzo intellettuale per sostenere una tesi. Per la cronaca: Chabon dopo quel party non fece figli, ma si arenò lo stesso nelle bozze del suo secondo romanzo monstre di 15mila pagine che poi cestinò per ripartire da capo con l’ottimo Wonder Boys. Voto: 6 1/2

Lo scaffale dei libri, la nostra rubrica settimanale: diamo i voti, da Veronesi a McEwan - 3/5
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