Otto anni dopo lo scandalo, all’età di 70 anni, Carlo Cetera, già dipendente dell’Ulss 1 di Belluno è finito in carcere. Deve espiare una condanna diventata definitiva a tre anni, dieci mesi e 24 giorni di reclusione per i soldi che riceveva dalle sue pazienti, garantendo loro di saltare le liste e potersi sottoporre prima all’intervento. Il dottor Cetera, considerato un luminare della fecondazione in vitro, risiede a Padova ed è lì che si sono presentati i carabinieri per eseguire un ordine di carcerazione, conseguenza della sentenza della Corte di Cassazione. Ora si trova nel carcere Due Palazzi di Padova dove sconterà la pena.

Il caso delle bustarelle che facilitavano l’iter medico era scoppiato nel dicembre 2011, con un provvedimento di arresti domiciliari. All’epoca Cetera era primario e direttore del Centro di procreazione assistita dell’ospedale di Pieve di Cadore, una struttura piccola, ma che aveva registrato un notevole successo grazie alla sua opera. Per questo erano numerose le pazienti provenienti da tutto il Veneto e anche da altre regioni che volevano essere aiutate nel sogno di diventare mamme. A favore del medico c’erano statistiche di successi nei concepimenti al di sopra della media nazionale. Ma questo allungava le code di prenotazione e le liste d’attesa. Invece, secondo l’accusa, bastava pagare una somma extra e magicamente si balzava in cima alla lista. A denunciare questo metodo era stata una signora, che si era presentata ai carabinieri dopo aver ricevuto la proposta dal primario.

Nel processo di primo grado a Belluno, la richiesta di pena del pubblico ministero Katiuscia D’Orlando era stata severissima, 9 anni di reclusione per concussione. Poi il reato era stato modificato in quello meno grave di induzione indebita, perché le donne avrebbero ceduto alla richiesta consapevolmente e volontariamente. Nel settembre 2016 la condanna era stata di 5 anni e sei mesi, con interdizione perpetua dai pubblici uffici e dalla professione. In quel primo dibattimento era imputato anche il titolare della ditta Sismer di Bologna, fornitrice al Centro di Pieve di supporto conoscitivo e professionale, ma era stato assolto. In appello a Venezia, nel 2017, la pena per Cetera era stata ridotta a quattro anni e sei mesi, con interdizione temporanea. Per il danno d’immagine, era stato fissato un risarcimento di 3 milioni di euro all’Ulss 1, costituitasi parte civile. Poi la Cassazione e il carcere.

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