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Abu Mazen contro piano di pace di Trump: “Rompo relazioni con Usa e Israele. Non venderò Gerusalemme”

Tel Aviv e Washington concordano col piano del tycoon che prevede la formazione di due stati e Gerusalemme come capitale indivisa di Israele. “Gli Stati Uniti - ha detto Abbas - non sono più un Paese amico dei palestinesi”

“Non passerò alla storia come il leader che ha venduto Gerusalemme”. Per Abu Mazen (Mahmoud Abbas) il piano di pace proposto da Trump per il Medio Oriente e accolto con entusiasmo da Netanyahu è irricevibile: il presidente dell’Autorità nazionale palestinese ha così annunciato la rottura di ogni relazione con Israele e gli Stati Uniti, e la sospensione di tutti gli accordi. “Non avremo più rapporti con loro, nemmeno nell’ambito della sicurezza”, ha precisato Abbas, annunciando che si recherà al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per spiegare ”la nostra posizione”. “Mi sono anche rifiutato di parlare con Trump”, ha aggiunto riferendosi al rifiuto del colloquio telefonico chiesto dal presidente americano e ha insistito: “Non accetterò l’annessione di Gerusalemme. L’Anp non accetterà mai gli Usa come unico mediatore al tavolo dei negoziati con Israele“.

Il no netto alla proposta americana da parte di Abu Mazen e del mondo arabo era arrivata subito dopo la sua presentazione. Due i punti principali condivisi da Trump e Netanyahu: due Stati e Gerusalemme capitale indivisa d’Israele. Ma Abu Mazen, intervenendo alla riunione straordinaria convocata dalla Lega Araba al Cairo per discutere del piano, ha ribadito il suo suo rifiuto al cosiddetto ‘Accordo del secolo’, definito ”senza alcuna logica”, e ha detto che “Israele non è la patria solo degli ebrei, ma anche dei musulmani e dei cristiani”. Accusando il presidente Usa di aver “dato agli israeliani oltre il 90 per cento delle terre palestinesi”, Abbas ha detto di continuare a “credere nella pace” sulla base di quanto scritto nella “Iniziativa di pace araba” e nelle “risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”. “Gli Stati Uniti non sono più un Paese amico dei palestinesi”, ha aggiunto, affermando che gli americani, con questa amministrazione, non possono più svolgere il ruolo di “arbitro” nella crisi tra israeliani e palestinesi.