Hanno simulato un incidente stradale per incassare i soldi dell’assicurazione. In realtà dietro tutto c’era la storia di un infanticidio. La Corte d’Assise di Cosenza non ha dubbi e ha condannato a 24 anni di carcere Stefania Russo, imputata nel processo “Medical Market”, nato da un’inchiesta della Procura di Castrovillari che nel 2015 l’aveva arrestata assieme al medico del pronto soccorso, Sergio Garasto, condannato a 25 anni di reclusione.

Secondo le indagini della Guardia di finanza e della polizia stradale, infatti, Stefania Russo nel 2012 si trovava in avanzato stato di gravidanza (oltre la ventiquattresima settimana), e sarebbe stata indotta al parto prematuro dopo un falso incidente stradale. Stando alla ricostruzione degli inquirenti, in realtà, la donna avrebbe partorito con la tecnica del “pinzamento”. Una volta estratto il bambino ancora in vita, quindi, con il consenso della Russo, i sanitari dell’ospedale lo avrebbero lasciato morire senza prestare alcuna assistenza.

Questo sarebbe avvenuto grazie alla complicità del medico Garasto, all’epoca in servizio al Pronto soccorso di Corigliano Calabro, con cui la donna avrebbe diviso l’indennizzo dell’assicurazione. Il dottore, inoltre, era in contatto anche con gli altri due imputati del processo, Nunziatina Falcone (che ha accompagnato la Russo in ospedale) e Pietro Andrea Zangaro, una sorta di intermediario (con diversi precedenti per truffa) al quale la madre del bambino si sarebbe rivolta dopo aver appurato che era in ritardo per interrompere la gravidanza. Entrambi sono stati condannati a 23 anni di carcere. Nei confronti di tutti e quattro, il pm Valentina Draetta aveva chiesto la condanna all’ergastolo. Contro la tesi della Procura si sono schierati gli avvocati degli imputati secondo cui il feto era privo di vita quando la donna fu visitata dal medico Garasto. La Corte d’Assise, però, ha dato ragione al pm per il quale l’aborto è stato indotto meccanicamente e farmacologicamente.

Nell’ordinanza di custodia cautelare, emessa nel 2015, infatti, il giudice per le indagini preliminari di Castrovillari Letizia Benigno aveva scritto che Stefania Russo “strumentalizzava con premeditazione e perseveranza il suo stato di gravidanza per vili scopi economici, acconsentendo ed anzi decidendo tardivamente la soppressione di un feto già potenzialmente capace di vita autonoma e quindi potenzialmente già bambino”.

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