Per il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede le rivolte nelle carceri degli ultimi giorni sono “atti criminali ascrivibili ad una ristretta parte dei detenuti”. Quindi “lo Stato italiano non indietreggia” e per rispondere a chi ha “manifestato sofferenza e paure”, da oggi inizieranno i tamponi ai carcerati e la distribuzione di oltre 100mila mascherine. Il Guardasigilli, nel corso della sua informativa al Senato sulle agitazioni nei penitenziari, ha difeso il suo operato e dato garanzie sugli interventi che saranno presi nei prossimi giorni. Ha anche dato alcuni numeri ufficiali: circa 6mila, ha detto, i detenuti che hanno preso parte alle rivolte; 12 i morti; 40 i feriti della polizia penitenziaria e ancora 16 gli evasi dal carcere di Foggia. La maggior parte del penitenziario di Modena è invece “inagibile”.

L’informativa, che ha avuto luogo in un’Aula di Palazzo Madama semi-vuota per le misure di sicurezza per il coronavirus, ha scatenato numerose reazioni. E non solo sul fronte delle opposizioni. Anche nella maggioranza non sono mancate critiche. Italia viva ha chiesto che sia rimosso il capo del Dap, mentre il senatore Pietro Grasso ha criticato “la gestione carente” e le misure attivate in ritardo: “Operatori lasciati soli e senza mascherine”, ha detto. Il centrodestra ha invece chiesto un intervento più netto dello stesso Bonafede: “Agisca con coraggio o si dimetta”, ha dichiarato il Carroccio. Una linea condivisa con Giorgia Meloni che ha definito “deludente” l’informativa e invocato il pugno duro.

L’informativa di Bonafede in Aula – “Fuori dalla legalità, e addirittura, nella violenza non si può parlare di protesta: si deve parlare semplicemente di atti criminali“. Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, nel corso della sua informativa a Palazzo Madama, ha voluto sottolineare come “le immagini dei disordini e gli episodi più gravi” siano “ascrivibili ad una ristretta parte dei detenuti”: “La maggior parte di essi, infatti”, ha detto ancora, “ha manifestato la propria sofferenza e le proprie paure con responsabilità e senza ricorrere alla violenza”.

Bonafede in Aula ha anche comunicato i dati ufficiali delle persone coinvolte: gli “atti criminali” sono stati portati avanti “da almeno 6000 detenuti su tutto il territorio nazionale”, ha detto. “Oltre 40 i feriti della polizia penitenziaria cui va tutta la mia vicinanza e l’augurio di pronta guarigione) e purtroppo 12 i morti tra i detenuti per cause che, dai primi rilievi, sembrano perlopiù riconducibili ad abuso di sostanze sottratte alle infermerie durante i disordini”. Per quanto riguarda il carcere di Foggia, penitenziario che ha riportato “gravi danni strutturali”, Bonafede ha confermato che sono “16 i detenuti ancora latitanti che erano soggetti al regime di media sicurezza”. Quanto al carcere di Modena, teatro della rivolta più cruenta, “gran parte dell’istituto è diventato inagibile”.

Il ministro della Giustizia ha poi dato garanzie su quali interventi saranno presi per tutelare la salute dei detenuti. In queste ore, ha annunciato, saranno infatti distribuite le mascherine agli operatori e inizieranno i tamponi: “Proprio ieri”, ha detto, “è arrivata la prima fornitura di circa 100.000 mascherine che sono in fase di distribuzione, prioritariamente agli operatori che accedono dall’esterno. Da oggi, d’intesa con la protezione civile, anche in conseguenza dell’estensione della cosiddetta ‘zona protetta’ a tutto il territorio nazionale, verranno effettuati i tamponi ai detenuti trasferiti a vario titolo. Ora, è evidente che tutti questi sforzi profusi dall’amministrazione al solo scopo di evitare che l’epidemia si faccia largo nelle carceri rischiano di essere gravemente compromessi dalle rivolte di questi giorni, che hanno causato l’inagibilità di un numero elevatissimo di posti detentivi”. E ha continuato: “E’ evidente che tanti detenuti siano effettivamente preoccupati dell’impatto del coronavirus sulla propria salute e sulle condizioni detentive”, ha detto, ma “è bene chiarire che, fin dalle prime avvisaglie dell’epidemia, il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria si è mosso per salvaguardare la salute e la sicurezza di tutti coloro che lavorano e vivono in carcere”.

Tra gli interventi adottati Bonafede ha citato i controlli per i detenuti che fanno ingresso nelle carceri, con tensostrutture da dedicare al cosiddetto “pre-triage”. Attualmente sono “83 le tensostrutture ed è stata richiesta la fornitura – per le regioni Emilia-Romagna, Lazio e Abruzzo – di ulteriori 14 tende”. Il ministro ha anche sottolineato che ai direttori delle carceri è stata affidata la “capillare attività di informazione e sensibilizzazione della popolazione detenuta, perché fosse informata e potesse condividere eventuali disposizioni da adottare”. Sempre “a tutela della salute dei detenuti” è stata adottata “per un periodo di 15 giorni, una limitazione dei colloqui con i congiunti o con altre persone cui hanno diritto i detenuti, stabilendo al contempo un’estensione, ove possibile e anche oltre i limiti, dei colloqui a distanza. Si tratta – ha sottolineato – di un tempo tecnico necessario per approntare tutte le cautele per consentire una pronta ripresa dei colloqui familiari”.

Per far fronte alla situazione eccezionale, ha aggiunto Bonafede, il governo sta valutando nuove misure: “La task force all’interno del Ministero” sulle carceri “sta preparando possibili interventi per garantire, da un lato, i poliziotti penitenziari e, dall’altro lato, i detenuti. Ma bisogna mantenere la calma ed essere uniti con una consapevolezza. Questo è un momento difficile per il Paese, ma è nostro dovere chiarire, tutti insieme, che lo Stato italiano non indietreggia di un centimetro di fronte all’illegalità”. Per quanto riguarda le rivendicazioni di alcuni, sulle condizioni di vita dentro le carceri, Bonafede ha dichiarato: “E’ giusto ascoltare le rivendicazioni che arrivano anche dai detenuti che rispettano le regole e che dimostrano di seguire un percorso di rieducazione vero. Ma dobbiamo avere anche il coraggio e l’onestà di dire che tutto questo non ha nulla a che fare con gli incendi, i danneggiamenti, le devastazioni e addirittura le violenze contro gli agenti della polizia penitenziaria”.

Da Italia viva a Pietro Grasso, le critiche della maggioranza – Nell’Aula di Palazzo Madama, in replica al Guardasigilli, non sono intervenute solo le opposizioni, ma anche esponenti della stessa maggioranza. Che non hanno nascosto dubbi sulla condotta delle istituzioni e sulla situazione di incertezza che ha portato alle rivolte. Il primo a parlare è stato il capogruppo di Italia viva Davide Faraone che ha chiesto sia rimosso il responsabile del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria: “Ha gravissime responsabilità”, ha detto. “Quello che è accaduto nelle carceri era prevedibile. Se i detenuti fossero stati responsabilizzati sulle misure probabilmente tutto ciò non sarebbe accaduto. Lei ministro avrebbe dovuto anticipare quello che è capitato. Non si può far finta di niente: bisogna agire su chi è stato responsabile”. Una posizione condivisa anche dall’ex presidente del Senato ed esponente di Leu Pietro Grasso, anche lui in maggioranza: “Molto carente è stata la gestione del capo del Dap. Gli operatori sono stati lasciati soli rispetto alla situazione. Da parte del vertice del Dap ci sono stati gravi ritardi e indecisioni”, ha dichiarato. “Dov’era durante le rivolte? Mi ha stupito leggere che solo ieri sono state mandate le mascherine in carcere”.

Il centrodestra contro Bonafede: “Agisca o si dimetta” – Per le opposizioni invece, le responsabilità di quanto successo sono tutte del ministro della Giustizia. E anche se con toni più moderati rispetto al solito, dovuti anche all’emergenza in corso, si sono spinte fino a chiedere un passo indietro del Guardasigilli: “Oggi perché sceglie di stare a guardare le rivolte nelle carceri e le immagini dei detenuti che scappano, perché ha paura?”, ha detto il senatore del Carroccio Andrea Ostellari. “Perché non è intervenuto prima? Tutte le sigle sindacali dicono che hanno chiesto interlocuzioni senza risposta. Il Paese ha bisogno di chi decide. Contro le rivolte serve coraggio e decisioni chiare. Se non trova la forza guardi le carceri devastate, i corpi dei nostri agenti penitenziari: là troverà il coraggio di agire. Se non lo troverà si dimetta“. Anche per Forza Italia è “ridicolo scaricare le responsabilità di quanto è accaduto su qualche funzionario”: “Signor ministro, prima lascia il suo incarico meglio sarà”, ha detto il senatore forzista Maurizio Gasparri.

Una posizione condivisa dalla leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni: “Deludente la sua informativa sulle violenze e le devastazioni che si sono consumate nelle carceri: il ministro della Giustizia non ha proposto nessuna misura drastica contro chi ha fomentato e preso parte alle rivolte”. Perché, ha continuato, “sono stati commessi gravissimi reati”. “È il momento in cui lo Stato deve dimostrare con forza che c’è e deve farlo in modo inequivocabile. Non consentiremo che l’emergenza coronavirus diventi il ‘Luna Park’ dei criminali e di chi ha messo a ferro e a fuoco le carceri”.

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