La procura di Napoli ha aperto un fascicolo sui 249 dipendenti del personale sanitario dell’ospedale Cardarelli, tra medici e paramedici, che sarebbero fuori servizio per malattia durante l’emergenza coronavirus. Il fascicolo è stato aperto mercoledì, dopo la pubblicazione della notizia su Il Fatto Quotidiano. Il procuratore capo Giovanni Melillo ha fatto acquisire l’articolo a firma di Antonello Caporale ed ha delegato i carabinieri dei Nas a svolgere accertamenti preliminari.

Al centro dell’articolo, c’è un post pubblicato sulla sua pagina Facebook dal primario di Cardiologia e capo dipartimento per la sicurezza dell’ospedale, Ciro Mauro. Risale ad almeno quattro giorni fa. Si legge: “Penso a tutti gli operatori del Cardarelli che sono al loro posto e penso anche a tutti quelli che si nascondono dietro un certificato medico fasullo lasciando i colleghi da soli a lavorare. Non abbiamo rancore contro questi, solo commiserazione. Il Cardarelli andrà lo stesso avanti conseguendo come al solito i migliori risultati della sanità campana”.

Invitato nei commenti a chiarire la dimensione del fenomeno, Mauro su Facebook ha precisato che i certificati medici per congedi dovuti a ragioni di malattia in questi giorni “sono 249”. Stamane la direzione dell’ospedale Cardarelli ha diffuso una nota per rendere noto “di aver già disposto tramite gli uffici competenti l’avvio di un’indagine interna mirata ad analizzare ogni singolo caso di malattia” dei dipendenti. “Esaminare caso per caso servirà ad accertare le irregolarità, ma anche a tutelare quanti sono legittimamente a casa per comprovate ragioni di salute”.

Nel caso in cui “emergessero comportamenti scorretti”, ha assicurato la direzione Strategica del Cardarelli, “provvederà a trasmettere l’esito delle indagini agli organi competenti e adottare prontamente i necessari provvedimenti disciplinari”, si sottolinea.

“Useremo il massimo rigore – spiega il direttore generale Giuseppe Longo – ma non passi il messaggio che tutti i dipendenti del Cardarelli sono dei ‘malati immaginari’. In questa azienda ci sono 3.000 donne e uomini che lavorano instancabilmente al servizio dei pazienti. A loro va il nostro ringraziamento per quanto fanno e, voglio sottolinearlo, sono loro i primi a chiederci di fare luce su quanto avvenuto affinché si possano individuare subito le eventuali irregolarità”.

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