Società

In Svizzera c’è chi dà la caccia all’italiano. Ecco i messaggi dei locals che mi è capitato di leggere

Engadina come il Far West, dove vince la legge dello sceriffo? Engadina, la valle svizzera al confine col nostro Paese, comincia la caccia all’italiano, anzi se vogliamo stringere il cerchio, ai lombardi visto che secondo loro siamo noi gli untori. Il clima poco cordiale lo aveva già avvertito una signora milanese che sul cruscotto della sua auto con targa italiana al parcheggio di Bever aveva trovato l’ ‘invitante’ messaggio: “Fuori gli italiani. Vai a casa. Ti odiamo”. Purtroppo non era un episodio isolato di xenofobia.

Un gruppo che si firma S.O.S Engadina ha scritto alle autorità cantonali: “Grazie turisti, ma lasciate la valle. L’Ospedale di Samedan è piccolissimo. Non capite che aggravate la situazione…”. La notizia è stata poi ripresa dalla televisione. Intanto tutti, locals e turisti, svaligiano supermercati e farmacie. I lombardi in Engadina si sentono braccati. Si sono fatti la loro chat per passarsi informazioni utili sullo stato d’animo: “Non usate auto con targa italiana…”. Da una famiglia a Silvaplana si è presentata la Polizei e li ha inviatati a rientrare in Italia. Subito. Sono partiti all’istante.

Per carità, amor di patria. Ma qui si esagera. Gli svizzeri hanno l’etica di ubbidire alle regole. E di farle ubbidire. Con tutti i mezzi. La paura del contagio mette più paura del contagio stesso. Come ricorda lo storico Tucidide: Atene fu distrutta dalla paura della peste, non dalla peste.

Ecco l’ultimo bollettino aggiornato alle ore 12 del 23 marzo: in Svizzera: 8060 positivi, deceduti 66 persone. Nel mondo più di 338mila positivi, più di 14mila deceduti. Eppure proprio un italiano Amedeo Clavarino, imprenditore green, da una settimana ha messo il suo Maloja Palace (emissioni CO2 a impatto zero) in Engadina a disposizione, gratuitamente, per ospedalizzare i contagiati, svizzeri e italiani. Dista solo una manciata di kilometri da Chiavenna.

P.S. /1

Il singolo esiste in quanto parte di un tutto, di una collettività. Stiamo tutti attraversando un deserto e dovremmo sentirci più uniti in una catena di amore e di solidarietà. Stamani mi bussa alla porta la vicina, si è trasferita al piano di sotto da un mese. Con Ilse Ghinolfi, medico anti/aging, non c’eravamo mai incrociate. Ma mi ha chiesto se avevo bisogno di qualcosa visto che andava a fare la spesa, visto le file chilometriche al supermercato.

P.S. /2

Napoli, prove di resistenza. Oltre alle parodie dello sceriffesco De Luca (dovete rimanere chiusi nelle vostre camere, vi mando l’esercito nel corridoio di casa) visto che è stato vietato il gioco del lotto si gioca a tombola dal balcone e i numeri si urlano all’altoparlante. Se la paura fa 90… la creatività fa il botto!

pagina Facebook di Januaria Piromallo
vignetta by Guido Ciompi