Il premier britannico Boris Johnson, affetto da coronavirus, è stato trasferito in terapia intensiva dopo che questo pomeriggio le sue condizioni sono peggiorate. A comunicarlo è un protavoce di Downing Street: “Da domenica sera, il primo ministro è stato affidato ai medici dell’ospedale St Thomas di Londra, dopo essere stato ammesso con persistenti sintomi di coronavirus. Nel corso di questo pomeriggio, le condizioni del primo ministro sono peggiorate e, su consiglio del suo team medico, è stato trasferito al reparto di terapia intensiva dell’ospedale. Il primo ministro ha chiesto al ministro degli Esteri, Dominic Raab, che è il primo segretario di Stato, di sostituirlo se necessario”.

Proprio Raab ha voluto mandare un messaggio per rassicurare la popolazione: Boris Johnson “sta ricevendo cure eccellenti” ed “è in mani sicure”, ha detto assicurando che il Paese e l’azione dell’esecutivo restano “assolutamente sotto controllo”. Raab ha parlato di un “forte spirito di team” del governo per attuare le istruzioni di Johnson e per “sconfiggere questo orribile virus”.

Secondo quanto riporta Sky News, che cita fonti del governo, Johnson era cosciente quando è stato spostato in terapia intensiva per essere “vicino a un ventilatore” per la respirazione assistita in caso di necessità. Diversi specialisti citati dai media considerano comunque certo il ricorso al ventilatore, data la decisione di trasferire il paziente in terapia intensiva.

Dalla politica britannica, come dai leader del mondo, continuano intanto a moltiplicarsi i messaggi di solidarietà. Oltre al nuovo leader dell’opposizione laburista Keir Starmer, anche l’ex guida dei Labour, Jeremy Corbyn, e il sindaco di Londra, Sadiq Khan, si sono dichiarati vicini a Johnson e alla sua famiglia. Lo stesso ha fatto fra gli altri la premier indipendentista scozzese Nicola Sturgeon. Dal partito conservatore in molti mandano i propri messaggi di vicinanza, dall’ex premier David Cameron all’ex leader Iain Duncan Smith, il quale si dice “sotto shock” e invita a “pregare” per il suo “amico” e la sua famiglia.

Dieci giorni dopo essere risultato positivo al coronavirus, il primo ministro britannico era stato ricoverato, visto che i sintomi del virus non accennano a diminuire. Secondo il Times, al primo ministro è stato dato l’ossigeno dopo il ricovero di ieri sera, anche se Downing Street nella nota ufficiale delle scorse ore aveva indirettamente smentito la circostanza, sostenendo che il ricovero di Johnson non è avvenuto in regime di emergenza e che non è stato neppure necessario un trasporto in ambulanza.

Il primo bollettino faceva sapere che il primo ministro ha trascorso “una notte tranquilla”. Johnson stesso ha twittato dal suo account, rivolgendo poi un elogio a tutto il personale sanitario britannico e rinnovando la sollecitazione a tutti i connazionali “restare a casa” in questa fase. “Ieri sera sono andato in ospedale su consiglio del mio medico per alcuni esami di routine perché sto ancora sperimentando sintomi da coronavirus – ha scritto -. Sono di buon umore e in contatto con il mio team, lavoriamo insieme per combattere questo virus e tenere tutti al sicuro”.

Negli ultimi giorni, si erano inseguite le indiscrezioni sullo stato di salute di Johnson, ma dagli ambienti vicini al premier certe notizie erano state bollate come pure speculazioni. Alcuni quotidiani erano addirittura arrivati a ipotizzare, dopo aver ascoltato i pareri di medici sulla base delle immagini degli ultimi video dello stesso premier, che Johnson potesse dover rinunciare temporaneamente anche al lavoro a distanza e alla guida del governo visto che i sintomi, tosse e “febbre alta”, non diminuivano.

Era stato il ministro della Sanità, Matt Hancock, a sua volta infettato nei giorni scorsi ma uscito dall’isolamento dopo una settimana, a rassicurare sulle condizioni del premier in un’intervista al talk-show politico domenicale di Sky News: Johnson “ha ancora la febbre” ma “è in buono spirito” e ha “saldamente nelle mani il timone” del governo Tory, aveva dichiarato.

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