Stagione finita per la pallavolo maschile e femminile, come per il basket. Nessuno scudetto assegnato alla squadra in testa. Nel campionato maschile non era mai accaduto dalla nascita del campionato italiano nel Dopoguerra, invece in quello femminile è avvenuto soltanto nel 2001, per irregolarità nei tesseramenti. Mercoledì sera, la Federazione italiana pallavolo ha decretato la conclusione definitiva di tutti i campionati di ogni serie e categoria. Non si disputeranno neanche i play off nel caso in cui dovesse aprirsi uno spiraglio temporale. Retrocessioni e promozioni sono bloccate. Sarà quasi come se questa stagione non fosse mai stata cominciata, eccezione fatta per la Coppa Italia, vinta dalla Lube Civitanova di Osmany Juantorena e dall’Imoco Conegliano di Paola Egonu e Miriam Sylla. I presidenti della Lega Pallavolo Serie A e della Lega Pallavolo Serie A Femminile, Diego Mosna e Mauro Fabris, si sono dimessi perché ritengono la decisione della Federvolley una “incomprensibile, inaccettabile mancanza di rispetto dei ruoli“. Quella decisione sarebbe “piovuta dall’alto senza ascoltare il parere dei club”.

Lunedì la Lega Volley, che raggruppa le squadre maschili di Superlega, serie A2 e A3, e la Lega Pallavolo Serie A Femminile, coi club di serie A1 e A2, avevano preso decisioni diverse che la federazione ha sconfessato. Per alcune squadre, d’altronde, sarebbe stato difficile ricominciare come prima: “A Bergamo non sussistono le condizioni morali visto il dramma quotidiano che stiamo vivendo”, aveva detto Giovanni Panzetti, direttore generale della Zanetti Bergamo di serie A1 femminile. La Saugella Monza aveva invece perso la capitana Serena Ortolani che, contraria alla decisione di proseguire gli allenamenti, ha rescisso il contratto. “Il Dpcm del 9 marzo e la successiva ordinanza 514 della Regione Lombardia permettono agli atleti di rilievo nazionale di allenarsi”, chiariva la presidente del Consorzio Vero Volley di Monza, Alessandra Marzari, medico all’ospedale Niguarda.

Le proposte delle due leghe erano in parte diverse dalle decisioni federali. Il consiglio di amministrazione della Lega Volley ha deciso di sospendere i tre campionati maschili, come avevano chiesto undici club sui tredici della Superlega e tutti quelli di serie A2 e A3. Era stata lasciata la possibilità di disputare i play off scudetto appena possibile, come aveva proposto l’imprenditore Diego Mosna, presidente della Lega e del Trentino Volley per sfruttare la finestra lasciata libera dal rinvio della Volleyball Nations League e dalle Olimpiadi. Alla Federvolley non è sembrata una decisione corretta.

Diversa la situazione per le donne: le società aveva stabilito di fermare il campionato di serie A1 assegnando lo scudetto alla corazzata dell’Imoco Volley Conegliano, campionessa in carica e prima nella regolar season, ma su quest’ultimo aspetto l’ultima parola spettava alla federazione. La Lega femminile proponeva la qualificazione ai tornei europei in base alla classifica aggiornata all’ultima partita, il blocco delle retrocessioni dalla A1 alla A2 e quelle dalla A2 alla B1, ma anche quello della promozione nella massima serie delle squadre in testa al Pool Promozione. Nessuna di queste proposte, su cui i club erano concordi, è stata accolta.

Restano ancora alcuni capitoli aperti. Uno riguarda le coppe europee della Confederazione europea volleyball (Cev) in cui sono impegnate moltissime squadre italiane tra le quali le vincitrici delle competizioni dello scorso anno (Lube e Igor Volley Novara per la Champions League, Trentino e Unet Busto Arsizio per la Coppa Cev, Saugella Monza per la Challenge Cup). Secondo le indiscrezioni riportate dai media sportivi, le finali potrebbero essere disputate in autunno. Infine c’è la partita economica, coi 37 milioni di euro di indennizzi chiesti da leghe e Federvolley al governo. In ballo ci sono i tagli dei pagamenti per staff e giocatori, alcuni dei quali potrebbero volare verso altri campionati meno colpiti dalla crisi.

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