Lo Stato paga due volte per gli stipendi in un momento in cui i lavoratori non possono fare nulla. Ma per un cortocircuito burocratico agli stessi dipendenti arriva solo per un terzo della paga. È la paradossale situazione delle fondazioni liriche al tempo del coronavirus, così come denunciata dalla Fials, il sindacato autonomi dei lavoratori dello spettacolo che accende i riflettori sul Teatro Massimo di Palermo: circa 340 lavoratori, di cui 250 stabili e il resto scritturati, tra personale amministrativo, tecnici e orchestrali. Tutti messi in ferie dall’inizio dell’emergenza, almeno per il primo mese, poi pian piano, ad esaurimento delle ferie, è stato attivato il Fis, il fondo di integrazione salariale: “Il blocco degli spettacoli non giustifica una situazione come questa – spiega Antonio Barbagallo, segretario provinciale della Fials di Palermo – il 75 percento delle entrate del Massimo derivano da finanziamenti pubblici, più o meno la stessa cifra che serve per pagare gli stipendi, mentre la vendita dei biglietti garantisce un’entrata irrisoria: non c’è dunque nessuna correlazione tra le mancate entrate dagli spettacoli e gli stipendi. Così il Massimo riceve i finanziamenti per il pagamento dei dipendenti che allo stesso tempo sono in Fis, il tutto per non farci fare nulla”.

Il finanziamento pubblico, dunque, coprirebbe l’intero importo degli stipendi, ma per i lavoratori delle fondazioni liriche – come appunto il Massimo – è stato attivato il Fondo d’integrazione salariale. “Quindi lo Stato paga due volte pagati per tenerci fermi”, sottolinea il sindacalista. Mentre il soprintendente, Francesco Giambrone, annuncia: “Nei prossimi decreti potrebbe esserci norma che ci permette di integrare il fis con i fondi pubblici che al momento non possono essere utilizzati per dipendenti che non lavorano“. E quindi i soldi ci sono ma non possono essere usati per gli stipendi, che sono coperti dal Fis, con somme molto inferiori alla paghe originarie. “Adesso i lavoratori del Massimo sono divisi in due fasce da 990 e 1200 euro, a fronte di stipendi anche di 3 mila euro“, spiega il leader della Fials. Ma a preoccupare i lavoratori soprattutto il blocco delle attività: “Capiamo l’emergenza, è chiaro – continua Barbagallo – ma vorremmo si iniziasse a sperimentare nuove forme di spettacolo, come già si è, per esempio, fatto a Genova in occasione del 25 aprile, da questo punto di vista, invece, nelle varie videoconferenze abbiamo trovato un muro”. Per questo la Fials ha indirizzato una lettera alle Istituzioni perché venga ripresa l’attività all’interno dello splendido teatro palermitano: “I fiati, per esempio, potrebbero suonare con strutture in pexiglass”, suggerisce il sindacalista.

“Riapriremo il nostro teatro e lo riapriremo assieme”, è sicuro Giambrone, che oltre a essere sovrintendente del Massimo è presidente di Anfols, l’associazione nazionale delle fondazioni lirico-sinfoniche. Una rassicurazione quella di Giambrone che è una risposta alle lettere e ai niet del Fials: il sindacato autonomo si è rifiutato di firmare l’accordo per la cassa integrazione dei dipendenti del Massimo. Ma il sovrintendente è pronto: “Nei prossimi decreti potrebbe essere inserita una norma – al momento al vaglio del ministero della Cultura – che permetta a tutte le fondazioni liriche di pagare stipendi di lavoratori inermi con i finanziamenti pubblici: al momento, infatti, non è possibile utilizzare quei soldi per l’inattività ma noi faremo il possibile per alleviare la sofferenza dei lavoratori integrando con i fondi statali il Fis”.

E le fondazioni, in pieno coronavirus, diventano una vera e propria anomalia: “Ci troviamo in una situazione di ambiguità – spiega ancora Giambrone – trattandosi di fondazioni private che gestiscono soldi pubblici, e facendo ricorso alla cassa integrazione pur non essendo un’azienda in sofferenza economica”. Mentre sulla ripresa delle attività, il sovrintendente apre le braccia: “I teatri al momento sono chiusi e non lo abbiamo deciso noi. E di certo ci sforziamo di immaginare soluzioni, alternative, sempre nel rispetto della salute pubblica che è prioritaria. Ma faremo di tutto per avviare una programmazione e per questo abbiamo sottoposto un protocollo al ministero per la ripartenza”. Lo streaming di spettacoli dal vivo del Massimo è una delle soluzioni proposte: “Appena saremo in grado di far tornare gli orchestrali in teatro, partiremo sicuramente con lo streaming – assicura – e questo proposito certamente ci sarà d’aiuto avere realizzato una webtv del Massimo, con ben 7 telecamere in alta definizione già nel 2015″. Ma come potranno suonare assieme gli orchestrali? Anche secondo il sovrintendente la soluzione è il plexiglass. “Il nostro è un lavoro d’insieme e per questo le norme di distanziamento lo mettono a dura prova, ma dovrà essere garantita al momento una lontananza di almeno due metri e non uno. Per gli ottoni, invece, il plexiglass lo si usa già per ragioni acustiche, può avere questo secondo scopo di frenare la nebulizzazione della saliva”. Una soluzione si troverà, Giambrone non ha dubbi: “È già successo nel 1997, quando lo abbiamo riaperto dopo 23 anni: una delle ferite più gravi di Palermo. Succederà ancora: lo riapriremo ancora, e assieme”.

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