Nell’austero palazzo bianco della Corte Distrettuale di Gerusalemme in fondo alla Salaheddin Street – in piena zona araba della Città Santa – si è aperto il processo del secolo in Israele. Lo Stato contro Benjamin Netanyahu, ma anche Benjamin Netanyahu contro lo Stato di Israele, che accusa di aver ordito un complotto contro la sua persona fabbricando prove false per accusarlo di corruzione, frode e violazione della fiducia e così “deporlo”. È la prima volta nella storia dello Stato ebraico che un primo ministro in carica affronta un processo penale. Lui, il Bibi nazionale, prima di entrare in aula con i suoi avvocati ha voluto ribadire ancora una volta che “ciò che è sotto processo è il tentativo di sovvertire la volontà della gente e per rovesciare me e la destra, rimuovere i nazionalisti dalla leadership del paese per molti anni”. Fuori dalle cancellate del complesso della Corte, centinaia di sostenitori – compresi i boss del suo partito, il Likud – urlavano la loro fedeltà a Netanyahu, controllati da centinaia di poliziotti. A qualche chilometro di distanza, davanti alla residenza ufficiale del premier a Balfour Street, un migliaio di manifestanti lo definiva “Ministro del crimine”.

Netanyahu è accusato di frode, violazione della fiducia e di aver preso tangenti in una serie di casi di corruzione, tutti derivanti da legami con ricchi amici. È accusato di aver accettato doni sontuosi e di offrire favori a potenti magnati dei media in cambio di una copertura favorevole per lui e la sua famiglia. Bibi nega tutte le accuse, che arrivano dopo anni indagini e di altri scandali che hanno ruotato intorno alla sua famiglia.

Netanyahu è entrato nell’aula del tribunale di Gerusalemme indossando una mascherina chirurgica blu, in linea con le restrizioni per il coronavirus. Non ha voluto essere ritratto alla sbarra degli imputati e ha rifiutato di sedersi fino a quando le tv non hanno lasciato l’aula. Sono state lette le accuse e subito gli avvocati del premier sono intervenuti per chiedere almeno 6 mesi di tempo per studiare le carte dell’accusa e confutare il numero dei testimoni che sarebbero 312. In un’ora sono state completate le incombenze dell’udienza preliminare. Valutate le richieste della difesa i 3 giudici hanno rinviato la prossima sessione al 19 luglio. Parteciperanno solo gli avvocati, il che significa che Netanyahu e gli altri imputati non dovranno per ora comparire.

Per gli avvocati quindi – “soltanto” – due mesi per studiare le carte. Ma mentre l’accusato Netanyahu è libero come un uccello, al culmine del suo successo e gode ancora della presunzione di innocenza, lo Stato di Israele, rappresentato dal procuratore generale Avichai Mandelblit e dalla Procura, arriva al processo assediato e agli occhi di una parte crescente del pubblico come parte del “complotto” contro Bibi e la Destra.

Netanyahu entra sul ring del processo al culmine dei suoi poteri dopo aver spezzato l’opposizione e essersi assicurato il suo quinto incarico da primo ministro. Guida il partito al potere di Israele, metà del governo e dei parlamentari della Knesset sembrano disposti a fare tutto il possibile per intimidire gli accusatori e i giudici di Netanyahu. E poi ha una folla pericolosa dietro di lui, in attesa di azione, che sta pregando per un pretesto. In modo inquietante, Netanyahu e i suoi collaboratori stanno trasportando una parte crescente del pubblico in un mondo pericoloso fatto di delusioni paranoiche, oscure cospirazioni, Deep State e narrazioni cinicamente inventate sul complotto di una malvagia egemonia che vuole sottomettere il popolo “liquidando il leader prescelto”. Ma di questo complotto non è stata prodotta – o trovata – ancora una briciola di prova. Si è certamente aperto un processo-spettacolo, come sostengono i difensori del premier, ma al contrario. Lo spettacolo è tutto per Netanyahu, è l’unico sulla scena e lui la sa calcare come una vera star.

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